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Un incontro integrale (Lc 24,35-48) – III DOM. T.P. B

1. INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

 

Accoglienza dei partecipanti

  1. Accoglienza di ognuno e introduzione: “Siamo nel Tempo Pasquale e celebriamo la terza domenica, siamo nell’anno B”.
  • Tema: “Oggi il tema del nostro incontro sarà VIVERE UN INCONTRO INTEGRALE”.
  • La Metodologia. Non staremo solo seduti ad ascoltare ma vivremo questo incontro con tutto di noi stessi: non solo mente ma soprattutto cuore, immaginazione, sentimenti…
  • Regole di partecipazione: Per vivere questo incontro dobbiamo accettare delle regole di gruppo:
  • Ognuno sarà libero di eseguire le consegne, senza sentirsi costretto o condizionato dagli altri;
  • Ognuno parla in prima persona, evitando di rispondere ad altri o creare discussioni;.
  • D’altra parte, ognuno si impegna ad accogliere ciò che gli altri dicono senza giudicare, ridere o commentare;
  • Ciò che ci diremo deve rimanere solo tra noi”.

Relazione con lo Spirito Santo

  • Il facilitatore mette al centro un cero acceso (se c’è, usare il cero pasquale): “Come sempre, iniziamo questo momento davanti alla luce, simbolo del Risorto, e simbolo, anche, dello Spirito che ci permette di accogliere oggi il Risorto nella nostra vita. Ciascuno personalmente, chiudendo gli occhi, può vivere questo incontro con lo Spirito, che non è fuori di noi ma Compagno di strada, compagno di cammino, guida, colui che abita il nostro cuore, ci consola e ci conduce (momento di silenzio).

E esprimiamo la lode che lo Spirito suscita in noi. Gloria al Padre…



Presentazione con fotolinguaggio

  • “Il tema di oggi, l’incontro, suscita certamente in noi tante associazioni. Vogliamo aiutarci, oggi, con delle immagini, a cogliere tutto ciò che l’incontro può rappresentare”

Il facilitatore pone le foto nel mezzo e, seguendo le indicazioni del Foto-linguaggio, invita a scegliere una immagine che dica una caratteristica dell’incontro…

  • Alla fine si condivide a giro l’immagine.

Espressione del bisogno/desiderio

  • “Ti invito ora a chiudere gli occhi e pensare alla tua vita di oggi: Di cosa senti di aver bisogno per incontrare veramente l’altro, gli altri, Dio? Qual è il tuo bisogno più profondo per crescere in questa dimensione? A voce alta puoi esprimerlo, con una parola o una breve frase”.
  • “Ora possiamo raccogliere le foto, e ascoltare la Parola che ci viene incontro”.

 

 

2. INCONTRO CON LA PAROLA

Lettura di Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Commento introduttivo

Questo testo è la continuazione del brano dei discepoli di Emmaus, dove Gesù apparve ai due discepoli in cammino da Gerusalemme verso Emmaus. Ciò che sappiamo della storia di questi due discepoli è che, riconoscendo Gesù allo spezzare del pane, nello stesso istante non lo vedono più, perché sparisce dalla loro vista. La certezza che il pellegrino incontrato era Gesù li fa ritornare in Gerusalemma, desiderando non più di andar via, tornare nel quotidiano o procurare altro Messia, ma di restare in quella comunità da dove provenivano, perché sanno che là, allo spezzare il pane, potranno incontrare ancora una volta Gesù.

Vogliamo dare alla nostra meditazione questo tema centrale: l’incontro. Partiamo quindi cercando di capire questo primo incontro, avvenuto al ritorno dei discepoli nella comunità

1.                   INCONTRO TRA I DISCEPOLI

 

Lettura del v. 35

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Commento con schematizzazione simbolica

  • “Il vangelo ci parla di questo primo incontro tra, da un lato, i discepoli di Emmaus, que rappresentiamo com un telo rosso, perché i loro cuori stanno ardendo per aver incontrato e ascoltato Gesù, e dall’altro la comunità, che rappresentiamo con un telo marrone, perché si tratta di una comunità ancora incredula e sfiduciata rispetto alla resurrezione di Gesu, persone che non credono oltre a ciò che vedono. Infatti, nei vv. 9-11, Luca racconta che le donne “… tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse”. Loro sono ancora con gli occhi fissi sulla croce (mettere una croce vicino il telo marrone) mentre i discipoli de Emmaus hanno nella testa un altro elemento, un altro simbolo: il pane spezzato (mettere un pane spezzato vicino al telo rosso dei discepoli di Emmaus)”.
  • “Possiamo mettere, in mezzo a questi due modi di “guardare” Gesù, una linea divisoria (porre un telo che divide nel mezzo): stare da una parte o dall’altra è completamente differente. Dal lato della croce, tutto è finito, nulla ha più senso… dal lato del pane, tutto ha un nuovo senso… Di là, la disperazione, di qua, la speranza…”.

Rispecchiamento e condivisione a coppie

  • “Guardando questa contrapposizione possiamo rispecchiare qualcosa di noi… In questo momento, nella nostra vita… qual è la nostra personale esperienza di Gesu? Noi crediamo in un Gesu morto o in un Gesu vivo nella presenza del Pane? Non è la stessa cosa stare da una parte e dall’altra… quale esperienza io ho dell’Eucaristia, del pane spezzato? Possiamo condividere con chi sta al nostro fianco (a coppie) da che parte ci sentiamo in questo momento” (lasciare un breve momento di condivisione a coppie).

 

2.                   INCONTRO CON GESÙ

 

Introduzione

  • “Il primo versetto, quindi, ci racconta del ritorno dei due discepoli di Emmaus e del racconto che loro fanno dell’esperienza vissuta lungo il cammino, e questo ci ha aiutato ad entrare nel primo incontro, fatto di contrasti… Ma, subito dopo, c’è un altro incontro: quello tra Gesu e questa comunità riunita”.

Lettura dei vv. 36-37

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.

Commento con schematizzazione simbolica

  • “Anche questo secondo incontro è rappresentato da un contrasto. Ciò che, ai nostri occhi, dovrebbe essere un incontro di gioia piena, si rivela in realtà un incontro contraddistinto dal timore… Cerchiamo di approfondire, perché Gesù appare ma nessuno lo riconosce…”.

Il facilitatore toglie la scena del primo incontro e schematizza questo secondo.

  • “Togliamo la scena del primo incontro e schematizziamo questo secondo. Chi era presente? Luca, al v. 33, dice che i discepoli di Emmaus, dopo aver riconosciuto il Signore, “partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Quindi c’erano gli 11 e altri… chi? Li rappresentiamo tutti in questa scena (mettere i vari personaggi, mentre li si presenta, a cerchio, come se fossero ‘isole’).
  • Telo azzurro: certamente erano presenti le donne, che avevano portato la notizia agli apostoli. Sono le donne alle quali l’angelo aveva annunciato la ressurrezione. Ricordano le parole di Gesù, credono e vanno dagli apostoli. Con loro, rappresentiamo qui chi conserva nel cuore le parole di Gesù, con fiducia, e annuncia…
  • Telo marrone: ancora una volta, quegli stessi discepoli che non vogliono credere, che pensano sia un delirio credere nella resurrezione… Possono rappresentare chi non ha fiducia, ha bisogno di prove; anche se ha un cammino di fede, si chiude davanti alle difficoltà.
  • Telo verde: é Pietro, che, davanti all’annuncio delle donne, era corso al sepolcro (v. 12), ma torna e non dice nulla… Possiamo rappresentare chi va al di là delle apparenze e corre, in fretta, perché non dà tutto per scontato… ma questo non è sufficiente per renderlo testimone, ha bisogno di un segno.
  • Telo viola: rappresentiamo qui, ancora una volta, i discepoli di Emmaus… che hanno riconosciuto il Signore, allo spezzare il pane, ma, ancora una volta, non lo riconoscono… non comprendono che per fare esperienza del Singore bisogna tenere mente e cuore aperti, perché lui è sempre nuovo, sempre differente, sempre ‘al di là’… Possiamo rappresentare, qui, chi si chiude in un’esperienza di fede e non si apre alla novità di Dio ogni giorno…”.

Rispecchiamento con sociometria

  • “La comunità era composta da tutte queste persone, e probabilmente anche altre… Come è la nostra personale esperienza di Gesú? Quale di queste situazioni ci rappresenta? Con autenticità, pensando alla nostra esperienza di ‘oggi’ (domani potrebbe essere differente, ieri potrebbe essere stata differente…) possiamo alzarci e, al 3, posizionarci nell’isola che ci rappresenta. 1,2,3”.

Statua corporea

  • “Vi invito, in questo momento, a chiudere gli occhi. Nel luogo dove ci troviamo, e a partire da quanto esso rappresenta, vi invito, al 3, ad esprimere con il nostro corpo ciò che sentite stando in questa isola. 1,2,3”
  • “Adesso passerò vicino a voi e vi toccherò la spalla. Quando vi sentite toccati potete esprimere a voce alta una parola che associate a questo momento” (Il facilitatore passa possibilmente da tutti).

Simbolizzazione di Gesù al centro

  • “Rimanendo nella nostra posizione di statua, vi invito a rivolgere il vostro sguardo al centro: In mezzo a questa comunità, tanto differente, Gesù appare, veramente…” (mettere un telo bianco).

Messaggio al personaggio “Gesù”

  • “Gesù, che per loro è un fantasma, sta davanti a loro… e sta anche davanti a noi, nelle nostre situazioni personali… e anche noi, spesso, non lo riconosciamo. Rimanendo nella statua, possiamo rivolgere a lui una domanda o dargli un messaggio, dirgli qualcosa che abbiamo nel cuore” (Il facilitatore lascia che tutti liberamente si esprimano).
  • Alla fine, fa sciogliere le statue: “Adesso, al tre, potrete sciogliere la vostra statua e tornare al vostro posto. 1,2,3”.

 



3.                   PACE O PAURA?

 

Lettura v. 36-37

Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.

Commento con rappresentazione simbolica

  • “Quello che succede, davanti a questa presenza, è qualcosa di misterioso: Gesù annuncia la pace (telo rosa intorno a Gesù): lui viene portando pace, augurando pace… Ma i discepoli sono impauriti, temono (mettere un telo grigio intorno al telo rosa, che arriva ai personaggi in cerchio). Sembra una contraddizione: perché Gesu vuole donarci pace, e i discepoli percepiscono paura?”.

Camminata intorno al simbolo e rispecchiamento con domande interiori

  • “In questo momento vi invito ad alzarvi e camminare intorno a questo símbolo… Nella nostra vita non tutto é sempre chiaro. Molte volte la paura, l’incomprensione… rendono difficile continuare il cammino. Ma, se guardiamo questo simbolo, la paura non è pensata da Dio, da Gesù. È qualcosa che viene nel nostro cuore, è un filtro che poniamo e che non ci permette di vedere bene… È successo, nella tua vita, di non comprendere quello che Dio voleva darti, e di aver paura, sentire insicurezza, stare nel dubbio…?”.
  • Il facilitatore chiede di fermarsi e rimanere in cerchio.
4.                   UN INCONTRO INTEGRALE

 

Lettura dei vv. 38-43

Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Commento con schematizzazione simbolica

  • “Tutti pensano di stare davanti a un fantasma… non comprendono… ma Gesù, per richiamarli alla realtà, alla verità, attiva i loro sensi, perché loro lo riconoscano… Non fa segni prodigiosi per confermare la sua identità, ma qualcosa di molto semplice… Cerchiamo di schematizzarlo” (il facilitatore mette delle strisce colorate (o teli piegati a strisce) che partono da Gesù e arrivano alla comunità,  una dopo l’altra  mentre spiega):
  • Striscia gialla(UDITO): “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?  Ascoltare è molto importante (la pace sia con voi) ma, soprattutto, Gesù invita ad ascoltare se stessi e leggere ciò che sta accadendo in loro… Gesù invita ad accogliere i dubbi per riconoscerli, per darne una ragione. L’ascolto è il primo senso attivato, perché una persona può anche vederlo, ma è attraverso l’ascolto che lo comprende. Quindi Gesù invita a usare l’orecchio, ascoltandolo e ascoltando ciò che si muove dentro di loro”.
  • Striscia fucsia(VISTA): “ Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Per capire chi è, chiede di usare la vista: guardare farà comprendere loro la sua identità, la rivelazione del suo amore… per questo chiede di guardare le ferite che ha ancora… e che rimarranno per sempre, per mostrare il suo amore per loro e per l’umanità…”
  • Striscia arancione(TATTO): “ Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho… Non solo vedere, ma anche toccare… Quando abbiamo paura, non vediamo la realtà, perché le nostre paure abbagliano i nostri occhi… così Gesù chiede di toccarlo, di riconoscere che non è un fantasma. Toccare è l’unico senso reciproco, anche quello che tocca è toccato… Ma si può anche toccare interiormente: sentirsi toccati nel cuore… la Parola, che è ascoltata, può toccarci dall’interno… Quindi Gesù sollecita il senso del toccare”.
  • Striscia rossa (GUSTO): “Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Gli hanno dato un pezzo di pesce arrostito, che mangia davanti a loro… Mangiare è un segno di vita, mangiare insieme è il segno più eloquente di una relazione ricostituita, di una comunione che unisce le nostre vite… Il pesce, lo sappiamo per tradizione, è Lui stesso, che celebra l’Eucaristia con i suoi apostoli. Lui mangia, mangia con noi… comunione in tutti i sensi. Suscita il senso del gusto”.
  • Striscia verde (ODORATO): “Questa scena è piena di profumi: il profumo del pesce arrostito, che già tutti sentivano perché era già pronto per essere mangiato… Gesù non appare fuori dalla storia ma nel quotidiano, dove c’è profumo di cucina, ‘puzza’ di sudore di viaggio… Gesù appare non nell’ideale ma nella storia”.

Esperienza percettiva con simboli

  • “Ma Gesù, ancora oggi, continua a farsi sentire, toccare, odorare… In che modo? Evidenziamo alcuni alcuni segni” (i segni sono posti, simbolicamente, continuando la linea delle strisce, unendo i personaggi centrali al gruppo che è in cerchio intorno alla scena.
  • (UDITO): Mettere la Bibbia e alcuni documenti della Chiesa. “Gesù continua a chiederci l’ascolto, l’ascolto della sua Parola e della parola dei Pastori, della Chiesa…”.
  • (VISTA): Mettere un’immagine di Gesu. “Gesu continua a farsi vedere, attraverso l’arte, nelle bellezze della natura…”.
  • (TATTO): Mettere una croce con il crocifisso. “Gesù continua a farsi toccare, come crocifisso, nel povero, nel malato, nel sofferente…”.
  • (GUSTO): Mettere del pane spezzato. “Gesu continua a farci sentire il suo gusto nel pane eucaristico…”
  • (ODORATO): Mettere dell’olio profumato o incenso. Gesu continua a emanare il profumo che viene usato nei riti, nelle celebrazioni, nei sacramenti…”.
  • “Vi invito ora a vivere um momento intimo di incontro con lui, usando i vostri sensi. Potete liberamente passare da un oggetto all’altro, sperimentando con il ‘senso’ da esso richiamato… odorare l’olio, ponendone una goccia sul vostro polso… gustare il pane, associando il vostro incontro con l’Eucarestia… Toccare la croce associando al crocifisso alcuni crocifissi di oggi che conoscete… inginocchiarvi di fronte all’immagine di Gesù, contemplandola… e infine, prendendo in mano la Bibbia, un facilitatore vi farà ascoltare la Parola, e potrete farlo chiudendo gli occhi (un secondo facilitatore sussurra, per ciascuno che prende in mano la bibbia, una parola biblica, scelta prima come parola d’amore di Dio per lui).
  • Con musica di fondo, permettere che tutti, liberamente, con calma, vivano l’esperienza

Immaginazione facilitata

Quando tutti hanno vissuto il gesto: “Vi invito ora a scegliere una posizione comoda, chiudiamo gli occhi e iniziamo a respirare molto lentamente… Ad ogni espirazione scendiamo sempre più dentro di noi, verso il centro, il cuore di noi stessi, là dove lo Spirito Santo abbraccia la nostra anima… nella fonte dell’amore in noi, nel luogo della verità di noi stessi. In questo luogo di verità, ripensiamo a quanto vissuto, ripensiamo alle nostre paure, alle nostre difese, ma anche alla realtà della presenza di Dio tra noi, di Gesù… lasciamoci toccare da quelle parole, gesti e immagini che più ci sono rimaste dentro. Ripensiamo al nostro bisogno iniziale di fronte all’incontro con l’altro, con Dio… e concentrandoci su di noi e sulla nostra vita, lasciamo che una o più immagini della presenza reale di Gesù nella mia vita emergano, come risposta, dentro di noi… attendiamo senza fretta, senza giudicarle, ma accogliamole per ciò che sono e per l’emozione che ci trasmettono. E quando abbiamo colto l’immagine che maggiormente risuona in noi, concentriamoci su di essa, diamoci tempo per gustarcela, e per assaporare l’emozione che l’accompagna… e fissiamola bene in mente. Poi, quando ce la sentiamo riapriamo gli occhi, senza fretta”.

Condivisione dell’immagine

“Condividiamo l’immagine e l’emozione che l’accompagna”.

3. PREGHIERA CONCLUSIVA

Lettura dei vv. 44-47

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Commento

“Tra tutti i sensi, quello che lui ci chiede di usare, oggi e sempre, quello che ha fondato il popolo di Iseraele: ‘Shema Israel… Ascolta Israele…’. E, ascoltando, tutto si chiarisce, tutto assume un senso… ogni cosa va al suo posto, ogni dubbio si dissipa… e l’ascolto li mette in moto: “Di questo voi siete testimoni”.

Ambiente

Il facilitatore pone la Bibbia, aperta, al centro (se c’è, su un leggio); il cero acceso (se c’è, il cero pasquale) e il telo bianco di Gesù, e un cesto con lumini spenti.

Preghiera con simbolo vissuto

“Ora possiamo avvicinarci, fare un gesto alla Parola, quello che desideriamo… e accendere una luce al cero pasquale, dicendo, se vogliamo, una preghiera, un ringraziamento, un impegno rispetto a questa chiamata a essere testimoni di questo incontro, di questa Parola…”

Musica contemplativa di fondo. Lasciare che tutti vivano il gesto; man mano che le candele si accendono si possono abbassare le luci, fino a spegnerle.

Concludere con la preghiera del Padre nostro

“Ora possiamo sollevare queste fiamme… fino al cielo… segno del nostro impegno di testimonianza… e preghiamo il Padre perché ci aiuti a mantenere questa nostra scelta. Padre nostro…”.

Prima di spegnere il cero e i lumini, si può chiedere, a giro, una parola sintesi di ciò che ognuno si porta a casa dopo l’incontro.



III PASQUA ANNO – B – scaletta con consegne dettagliate

Un’accoglienza senza limiti (Mc 1,40-45 – VI DOM T.O. B)

 Sapeva che Gesù sarebbe passato… Non aveva altre possibilità, doveva tentare. Avrebbe potuto essere la sua unica via d’uscita.
L’incubo sarebbe finito;  la vita sarebbe ricominciata…
… e lui ci ha creduto, ed è andato…
Ed è stato guarito…

Continua a leggere

“LE COLONNE PORTANTI DELLA VITA EVANGELICA” (Mc 1,29-39 – V Dom. T.O. B)

1. INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

Accoglienza dei partecipanti

  1. Accoglienza di ognuno e introduzione: “Continuiamo il nostro cammino seguendo il Vangelo di Marco, nel testo che ci viene proposto la V domenica del Tempo Ordinario”.
  • Tema: “Già la scorsa domenica abbiamo iniziato a vedere un Gesù all’opera. Marco ci mostra, come un video, un Gesù che agisce, trasforma, cambia, libera, guarisce… E in particolare oggi, guardando a Gesù, vogliamo rispecchiare la nostra vita, cercando le colonne portanti di una vita evangelica”.
  • La Metodologia. Non staremo solo seduti ad ascoltare ma vivremo questo incontro con tutto di noi stessi: non solo mente ma soprattutto cuore, immaginazione, sentimenti…
  • Regole di partecipazione: Per vivere questo incontro dobbiamo accettare delle regole di gruppo:
  • Ognuno sarà libero di eseguire le consegne, senza sentirsi costretto o condizionato dagli altri;
  • Ognuno parla in prima persona, evitando di rispondere ad altri o creare discussioni;.
  • D’altra parte, ognuno si impegna ad accogliere ciò che gli altri dicono senza giudicare, ridere o commentare;
  • Ciò che ci diremo deve rimanere solo tra noi”.

Invocazione dello Spirito Santo

  • Il facilitatore pone un cero acceso al centro: “Viviamo come sempre un momento di relazione con lo Spirito Santo. Ti invito a chiudere gli occhi e ripensare a questa giornata, alla Sua azione dentro di Te. Lui, che come questa fiamma, illumina, riscalda, purifica… dove trovi, oggi, la presenza dello Spirito nella tua vita?… Entra in dialogo, in relazione con Lui…”.
  • Concludiamo con un Gloria: Gloria al Padre…

Gioco di ruolo con associazione al tema

  • “Vi invito ora ad alzarvi e a camminare liberamente nello spazio, a un passo tranquillo… Ora potete fermarvi, chiudere gli occhi, e quando li riaprirete, al tre… sarete tutti atleti che stanno vivendo una gara di corsa, nel mezzo del percorso. 1,2,3. Ti trovi a metà del percorso, devi ancora correre, dare il meglio di te, fai l’ultimo sforzo che stai quasi arrivando… come ti senti adesso? Esprimi a voce alta l’emozione che senti…”
  • “Ora fermatevi, chiudete gli occhi, e al tre… sarete un bambino piccolo che cammina a gattoni, che ancora non riesce a stare in piedi…1,2,3. Stai tentando camminare a 4 gambe, ma é ancora difficile… non hai l’equilibrio, cerchi di sollevarti su due gambe ma cadi, ti fai male… Cosa senti adesso? Esprimi a voce alta l’emozione che senti…”.
  • “Ora fermatevi, chiudete gli occhi, e al tre… sarete un uomo con uma gamba sola, che cammina per la strada sorreggendosi alle stampelle… 1,2,3. Cerchi di camminare, fai fatica, rischi di perdere l’equilibrio… ti fermi per riprenderti, e riprovi a camminare, con fatica… Cosa senti adesso? Esprimi a voce alta l’emozione che senti…”.
  • “Ora fermatevi, chiudete gli occhi, e al tre… sarete di nuovo voi stessi in questa sala, e potrete riprendere a camminare liberamente, in una camminata introspettiva. 1,2,3.

Espressione del bisogno/desiderio

  • “Abbiamo vissuto tante esperienze… che hanno messo in gioco il nostro equilibrio fisico… abbiamo visto come è facile, bello, poter correre, e come è difficile quando nel nostro corpo non c’è equilibrio… Per la vita spirituale è lo stesso… ci sono delle colonne portanti che mi fanno stare in piedi… Devo avere più ‘gambe’ per poter stare in equilibro… Ripenso allora alla mia vita, al mio equilibrio personale, spirituale, e mi domando: Quali colonne fanno parte della mia vita? E cosa mi manca per vivere un equilibrio spirituale? Cerco di cogliere il mio bisogno, il mio desiderio e posso esprimerlo a voce alta con una parola:” Frase invito: “Per vivere un equilibrio spirituale ho bisogno di…”.
  • Dopo che tanti si sono espressi: “Ora possiamo aprire gli occhi ed accogliere la Parola di Dio, che oggi vogliono illuminarci sulle colonne portanti della vita spirituale evangelica”.

 



2. INCONTRO CON LA PAROLA

 

Lettura di Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

1. VIVERE IN RELAZIONE

Commento con schematizzazione simbolica: cerchi di relazione

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni.

“Gesù ha appena compiuto un miracolo, di liberazione, liberando l’uomo indemoniato, e la parola sottolinea di Gesù la sua prontezza: non si ritira, non si gloria del miracolo avvenuto, ma subito continua nella vita, nella relazione, in particolare nella relazione con i primi quattro chiamati. E questa relazione è una relazione che non si chiude mai, ma sempre aperta, sempre pronta ad accogliere altri….

Poniamo allora Gesù qui al centro (telo rosso): Egli è appena stato il protagonista… ma subito si attornia di altri (porre intorno a Gesù 4 teli diversi indicando i 4 discepoli): Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. Relazione di amicizia, di comunione, perché va nella casa di Pietro, e casa – cibo indica relazione, comunione.

Ma subito si apre ad altri: e poniamo qui, ancora in un cerchio che immaginiamo più esterno, la suocera di Pietro (porre un telo rosa più esterno rispetto ai 4 discepoli): sono i discepoli stessi che parlano a Gesù di lei, e quindi sono i discepoli stessi che ‘aprono’ la relazione ad altri. Gesù si mette in relazione anche con lei, con prontezza, guarendola, e lei entra in questa relazione ponendosi a servizio.

E alla fine Marco ci mostra ancora un altro cerchio: quello della gente esterna, della gente che ha bisogno di cura… e poniamo qui, in un cerchio ancora più esterno, la gente malata che cerca cura (porre alcuni teli più scuri in un cerchio ancora più esterno).

Ma non è finita qui: perché il Vangelo si conclude con questa scena: E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Gesù non si ferma a tutta la moltitudine che viene a lui, ma lui stesso va, va oltre (prendere il telo di Gesù e, visivamente, mostrare Gesù che cammina ‘andando oltre’ tutti questi cerchi, raggiungendo un cerchio ancora più esterno). Si mette in relazione con chi è fuori, ancora più fuori, ancora più lontano… fino a raggiungere il mondo intero, se vogliamo… E sappiamo che alla fine della storia Gesù darà questa indicazione ai discepoli: Andate fino ai confini del mondo….

Gesù…. relazioni vere che non chiudono”…

Rispecchiamento attraverso la visualizzazione delle relazioni

“Ti invito ora a chiudere gli occhi… e a far passare, ora, nella tua mente, le tue relazioni… le tue relazioni sono aperte o chiuse? Ti fermi ai ‘tuoi’, ai ‘vicini’, o sei capace di entrare in azione, in relazione, anche con altri…?”.

Statua corporea

“A partire da questa tua riflessione interiore, ti chiedo di pensare a come è il tuo modo di vivere la relazione… e ti chiedo di esprimerlo con il tuo corpo. Al 3, tutti contemporaneamente, rimanendo con gli occhi chiusi, possiamo esprimere con il nostro corpo la nostra relazione, aperta o chiusa… 1,2,3.

Potete rimanere con gli occhi chiusi e nella statua che avete creato… adesso passerò vicino a voi, e quando toccherà la vostra spalla potrete esprimere una parola che associate a questo momento” (il facilitatore passa possibilmente in tutti).

Adesso al 3 potrete sciogliere la statua e aprire gli occhi: 1,2,3”.

Alla fine il facilitatore ritira tutti i teli, lasciando al centro solo il telo rosso di Gesù.



2. VIVERE IN PREGHIERA

Commento con schematizzazione della scena

“Al di là di tutte le relazioni, però, Gesù ci mostra la Relazione per eccellenza, quella che mai deve venir meno: la relazione con il Padre: Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava (porre un telo azzurro davanti al telo di Gesù). Per quanto siano tante e importanti tutte le altre relazioni, la relazione prioritaria, quella che dà avvio alla giornata di Gesù, è la relazione di preghiera”.

Rispecchiamento con domande interiori e associazione

“Vi invito ora ad alzarvi, e a camminare intorno a questo simbolo centrale, di relazione tra Gesù e il Padre, e a chiedervi: a che punto é la mia relazione con il Padre, nella preghiera…? Vi invito a associare alla vostra relazione di preghiera una immagine, una parola, una metafora, un colore… e ad esprimerla liberamente… Frase-invito: La mia relazione di preghiera è… è come…

Disegno

“Vi invito ora a prendere un foglio e a disegnare questa immagine che avete pensato, ad esprimere attraverso un disegno questa vostra relazione”

Lasciare un tempo per questo, con una musica di fondo. Alla fine, tutti condividono il disegno e l’emozione che hanno sperimentato nel farlo.

3. VIVERE IN MISSIONE

Commento con schematizzazione simbolica

“Che cosa ha rivelato, il Padre, a Gesù mentre stava in preghiera? Non c’è scritto nel vangelo, ma possiamo intuirlo dalle parole di Gesù, che abbiamo già sottolineato prima: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». La relazione con il Padre gli rivela la sua vera missione, che non è solo curare, ma é annunciare, predicare l’amore di Dio: per questo sono venuto. La relazione con Dio svela la missione… E tu, quale rivelazione hai ricevuto da Dio, nella preghiera?

Immaginazione facilitata

“Vi invito ora a scegliere una posizione comoda, seduti o sdraiati… chiudiamo gli occhi e iniziamo a respirare molto lentamente… Ad ogni espirazione scendiamo sempre più dentro di noi, verso il centro, il cuore di noi stessi, là dove lo Spirito Santo abbraccia la nostra anima.. nella fonte dell’amore in noi, nel luogo della verità di noi stessi. In questo luogo di verità, ti invito a ripensare a quanto abbiamo vissuto, a questa storia di Gesù che Marco ci racconta: un Gesù in relazione, un Gesù in azione, un Gesù in preghiera, un Gesù in missione… Ripensa ora alla tua vita, alle tue relazioni e alla relazione con Dio… Chiedi, nel profondo del tuo cuore, che lo Spirito Santo ti indichi qual è la strada che devi percorrere, per rispondere alla chiamata di Dio, al suo progetto… Lascia ora che lo Spirito Santo suggerisca una o più immagini, lasciale  emergere dentro di te, che mostrano la missione che Dio ha pensato per te… può essere una immagine simbolica, o un fatto reale della tua vita… attendi senza fretta, senza giudicare, ma accogli ogni immagine per ciò che è e per l’emozione che ti trasmette. E quando hai colto l’immagine che maggiormente risuona in te, concentrati su di essa, gustando e assaporando l’emozione che l’accompagna… Poi, quando te la senti, riapri gli occhi, senza fretta”.

Condivisione

Ciascuno condivide l’immagine e l’emozione sperimentata

 

 



3. PREGHIERA CONCLUSIVA

 

Ambiente

Lasciar al centro il telo di Gesù con il Padre e porre in mezzo ad essi il cero acceso, che all’inizio ha rappresentato simbolicamente lo Spirito Santo.

“Simbolicamente rappresentiamo qui la Trinità… dall’amore del Padre e del Figlio sgorga la terza Persona, lo Spirito, che è l’Amore dei Due… Guardando a questa Relazione, comprendiamo ancora di più queste tre colonne portanti della vita evangelica: vivere nella relazione, vivere nella preghiera, vivere nella missione… perché la Trinità ci mostra tutto questo. Gesù, con il Padre, nello Spirito, ha vissuto tutto questo…”.

Preghiera spontanea con simbolo vissuto

“Davanti alla Relazione per eccellenza, la Relazione Trinitaria, possiamo ora consegnare la nostra relazione personale con Dio, attraverso il disegno che abbiamo fatto prima. Possiamo, liberamente, porre il nostro disegno dentro questa relazione e, contemporaneamente, se ce la sentiamo, possiamo esprimere una preghiera, una lode, un grazie, un’invocazione…”

Lasciare tempo perché chi desidera possa vivere il gesto.

Concludere con la preghiera del Padre nostro

Alla fine, chiedere una parola sintesi dell’incontro.

 

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Parlava con autorità. Liberazione dell’indemoniato nella sinagoga (IV Dom. T.O. B) (Mc 1,20-28)

1. INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

Presentazioni iniziali

Presentazione facilitatore,

Tema; cerchiamo luce, verità amore, autenticità, nelle buie vie della vita

Regole

Invoc.  S.Santo              …che ci aiuti nella ns. ricerca…

Associazioni:

  • Telo delle tenebre
  • Telo della luce (posto sopra il primo … le fa scomparire)

Emersione del bisogno desiderio

Quale passettino in più, rispetto all’essere maggiormente nella luce dell’Amore (1 minuto di silenzio con musica…)

Presentazione gruppo, con condivisione del desiderio

 

2. INcontro con la parola

Visualizzazione guidata:

Immagina di essere, di sabato, nel giorno di Dio, in una sinagoga. Ci sono tante persone alla ricerca di Dio, desiderose di essere liberati dal male; stanno attendendo chi, parlandogli, gli insegnerà a vivere meglio. E proprio oggi succede qualcosa di straordinario …, sono tutti stupiti perché sta parlando Gesù …, un maestro totalmente diverso …; non è come i soliti scribi di turno; lui non usa forbite parole formali, calate dall’alto; è un uomo amorevole che si avvicina a loro; che racconta concretamente ciò che ha sperimentato e operato, in spirito di verità e di amore. Le sue parole sono vere, vissute, autorevoli e non teoriche e vuote. Ma a un tratto si sente una voce  di una persona che si lamenta: “sei venuto a rovinarci”…, urla infastidito rivolto a Gesù…, é posseduto da uno spirito maligno che non può più starsene tranquillo in quell’uomo; davanti a Gesù la sua falsità viene svelata; persino quando cerca di definire Gesù, lo chiama “il Santo di Dio”, si sente che si esprime senza amore …, teorizza anche lui, come gli scribi. E così Gesù gli dice “taci … esci da lui”; e subito libera quell’uomo da quello spirito malefico che gli impediva d’ amare. E allora immagina le reazioni della gente …, ancora più stupiti tutti riconoscono che Gesù non solo parla con autorevole verità ma fa ciò che dice, libera dal male, apre all’amore. Si accorgono della grande differenza tra un vero maestro ed uno vuoto d’amore; sentono che solo Gesù può aprirli alla loro autenticità.

Drammatizzazione semplificata:

dei personaggi presenti nel momento in cui la persona viene liberata.

tra i personaggi, posti intorno a

  • Gesù:
  • la persona liberata
  • lo spirito maligno            (distinti ma inizialmente vicini)
  • uno scriba
  • un discepolo di Gesù
  • Uno della folla

Tutti i partecipanti restano personaggi, non indossando i teli.

Ognuno dice come si sente in quella situazione
e ad un secondo giro da un messaggio rivolto ad uno degli altri personaggi.

Partecipazione

 

3. preghiera conclusiva

Davanti all’Icona di Gesù

“Si stupivano perché parlava ed agiva con autorità; con autenticità ed efficacia”…

Con lo stesso stupore, cosa abbiamo colto in Lui? Lo portiamo in preghiera

Padre nostro

UN INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA (Gv 1,35-42) – II DOM. T.O. B

1. INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

 

Accoglienza dei partecipanti

  • Accoglienza di ognuno e introduzione: “Ricominciamo con oggi il cammino nell’ordinarietà. Ci troviamo infatti a ricominciare il tempo ordinario, e questa volta a guidarci, come abbiamo visto durante il tempo di Avvento, sarà il vangelo di Marco”.
  • Tema: “Ma anche nell’ordinarietà può succedere qualcosa di straordinario che può cambiare la nostra vita. E il tema del nostro incontro oggi sarà proprio UN INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA. Vivremo un incontro speciale…”.
  • La Metodologia. Non staremo solo seduti ad ascoltare ma vivremo questo incontro con tutto di noi stessi: non solo mente ma soprattutto cuore, immaginazione, sentimenti…
  • Regole di partecipazione: Per vivere questo incontro dobbiamo accettare delle regole di gruppo:
  • Ognuno sarà libero di eseguire le consegne, senza sentirsi costretto o condizionato dagli altri;
  • Ognuno parla in prima persona, evitando di rispondere ad altri o creare discussioni;.
  • D’altra parte, ognuno si impegna ad accogliere ciò che gli altri dicono senza giudicare, ridere o commentare;
  • Ciò che ci diremo deve rimanere solo tra noi”.

Invocazione dello Spirito Santo

  • Il facilitatore pone un cero acceso al centro: “Viviamo come sempre un momento di relazione con lo Spirito Santo. Lo Spirito è creatività, è novità, lo Spirito sempre spinge al nuovo… Nel silenzio del tuo cuore incontrati con lui, nell’intimo, cogli la sua azione innovatrice nella tua vita… puoi chiedergli qualcosa, nel tuo cuore”.
  • Concludiamo con un Gloria: Gloria al Padre…



Presentazione con prima associazione al tema

  • “La parola INCONTRO suscita qualcosa in tutti noi… possiamo iniziare associando a questa parola una parola, una emozione o un colore che ci viene in mente” (tutti si esprimono, nel senso del cerchio)

Espressione del bisogno/desiderio

  • “Adesso possiamo chiudere gli occhi e pensare a tutto quello che abbiamo condiviso. Oggi ci viene proposto un incontro speciale che può cambiare la vita. Ma come desidero vivere questo incontro Di cosa ho bisogno per vivere questo incontro veramente? Cerco di cogliere il mio bisogno, il mio desiderio e posso esprimerlo a voce alta con una parola:” Frase invito: “Per vivere un incontro speciale ho bisogno di…”.
  • Dopo che tanti si sono espressi: “Ora possiamo aprire gli occhi ed accogliere la Parola di Dio”.

 

 

2. INCONTRO CON LA PAROLA

 

Lettura di Gv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

1. INCONTRARE GESU’

Commento con schematizzazione simbolica

“Proviamo a schematizzare questa prima scena.

Intanto c’è una strada (telo grigio a forma di strada), una strada perché c’è qualcuno che sta passando su questa strada.

A lato di questa strada, fermo, c’è Giovanni (telo azzurro), e immaginiamo che Giovanni sia rivolto verso questa strada. Davanti a lui, rivolti verso di lui,  due dei suoi discepoli: Andrea (Telo verde scuro) e Giovanni (Telo verde chiaro), che non è nominato ma sappiamo che si tratta di lui.

In quel momento, mentre stavano conversando, passa Gesù (far passare il telo rosso di Gesù sulla strada, fermandolo in linea con i discepoli).

Non sappiamo che cosa stavano dicendo, cosa Giovanni stava insegnando ai suoi, ma sappiamo che la presenza di Gesù lo toglie da qualsiasi dialogo, qualsiasi cosa stesse facendo, e la sua voce si fa un proclama, un annuncio: Ecco l’agnello di Dio!

Giovanni, da “indicatore” (maestro) si fa “indicante”: indica un altro maestro. Giovanni era con due discepoli, ma non li trattiene a sé.

E subito, cosa succede? Che i due fanno una conversione di sguardo, di occhi, di corpo: si girano, dando le spalle al maestro (mostrare visivamente questa conversione girando i teli)”.

Rispecchiamento

“Vi invito, in questo momento, ad alzarvi e a mettervi intorno a questa scena… (dopo che tutti si sono situati). Vi invito, ora, a girare le spalle alla scena…

In questo momento potete chiudere gli occhi e pensare alla vostra vita: qual è il Giovanni Battista che, un giorno, ha attirato le vostre vite, vi ha attratto, ha suscitato in voi desideri di vita, di rinnovamento? Immagina di essere davanti a lui, in questo momento. Porta alla tua mente il ricordo di come lui ti ha indicato Gesù. Come ti ha fatto intravedere che, al di là di lui, oltre a lui, c’era qualcuno di più grande…”.

Puoi esprimere l’emozione che senti ripensando a questa persona…”.

“Ripensa ora a quel momento in cui hai incontrato Gesù, Dio nella tua vita. Quando te la senti, puoi girarti verso di lui, ripetendo l’esperienza di Giovanni e Andrea. E puoi metterti con il tuo corpo  nella posizione che senti più adatta davanti a Gesù”.

Tutti diventano Andrea o Giovanni con l’immaginazione

(Dopo che tutti si sono girati verso Gesù) “Adesso vi invito a chiudere gli occhi e al tre, rimanendo con gli occhi chiusi, tutti diventerete Giovanni o Andrea…. 1,2,3.

Adesso Andrea, Giovanni, avete visto Gesù e vi siete messi in cammino dietro di lui. Ma lui ora se ferma e volge il suo sguardo verso di te… Percepisci questo sguardo di Gesù che ti raggiunge, che ti scruta, sguardo amoroso, sguardo che penetra il tuo cuore… ed ora invita anche te a guardare dentro il tuo cuore, e ti pone una domanda: «Che cosa cercate?»”.

Guida all’azione in diretta della Parola

“Ti invito ora ad aprire gli occhi e a tornare ad essere te stesso. Gesù adesso ti sta guardando, e sta invitando anche te a guardare dentro il tuo cuore e a rispondere. Che cosa cerchi? Che cosa cerchi… (ripetere la domanda e dire il nome delle persone partecipanti). Rispondi nel tuo cuore a Gesù…”.

Commento

Da P. Ermes Ronchi: “La prima cosa che Gesù chiede non è di aderire ad una dottrina, di osservare i comandamenti o di pregare, ma di rientrare in se stessi, di conoscere il desiderio profondo: che cosa desideri di più dalla vita? Scrive san Giovanni Crisostomo: «trova la chiave del cuore. Questa chiave, lo vedrai, apre anche la porta del Regno».  Gesù, maestro del desiderio, fa capire che a noi manca qualcosa, che la ricerca nasce da una povertà, da una assenza che arde dentro: che cosa ti manca? Salute, denaro, speranza, tempo per vivere, amore, senso alla vita, le opportunità per dare il meglio di me? Ti manca la pace dentro? Rivolge quella domanda a noi, ricchi di cose, per insegnarci desideri più alti delle cose, e a non accontentarci di solo pane, di solo benessere. Tutto intorno a noi grida: accontentati! Invece il Vangelo ripete la beatitudine dimenticata: Beati gli insoddisfatti perché saranno cercatori di tesori. Beati voi che avete fame e sete, perché diventerete mercanti della perla preziosa…”.

Schematizzazione simbolica

“Ma torniamo a Giovanni e Andrea: qual è la loro risposta? Qual è il tesoro che cercano? ‘Maestro, dove dimori?’ Alla domanda di Gesù rispondono con un altra domanda. Non cercano qualcosa che conoscono già, ma sono aperti ad accogliere qualcosa di nuovo. Non sanno, fanno la domanda. Cercano una casa (stendere un telo marrone più lontano dai discepoli). Cercano una casa, un luogo dove abitare… Il popolo di Israele camminò 40 anni nel deserto in cerca di una casa, cercando una terra, un luogo dove dimorare… Dove sentirsi tranquilli, al sicuro…

Gesù, nel vangelo di Giovanni (che scrive questo testo, che vive questa esperienza…) dice: Io vado a prepararvi un posto, poi ritornerò e vi prenderò con me e vi porterò dove sono io… Giovanni e Andrea anticipano questa richiesta: Gesù, vogliamo stare nella tua casa, dove sei tu… e la risposta di Gesù ad ogni discepolo è sempre: vieni e vedrai.

Camminata di rispecchiamento

P. Ermes: “Vieni: ora. Adesso. Senza ritardi, senza pensarci troppo, senza ritornare indietro sui tuoi passi.

Vedrai: la promessa di un qualcosa che succederà, che non puoi conoscere adesso ma vedrai solo poi. E dobbiamo avere il coraggio di seguire una promessa: come Abramo… come Mosè…”…

“Vi invito ora ad alzarvi, e a cominciare a camminare liberamente nella sala… Immaginando il nostro cammino dietro a Gesù… Nella tua vita, forse tu hai già scelto di andare con lui, di  seguirlo… o forse è la prima volta che ricevi questo invito… Gesù ti ha già mostrato la sua casa? Hai già fatto esperienza di ‘dimorare con lui’?”

 

Immaginazione facilitata

(Durante l’immaginazione, togliere i due discepoli lasciando solo la strada con il telo di Gesù)

“Vi invito ora a  fermarvi e a scegliere una posizione comoda, chiudiamo gli occhi e iniziamo a respirare molto lentamente… Ad ogni espirazione scendiamo sempre più dentro di noi, verso il centro, il cuore di noi stessi, là dove lo spirito santo abbraccia la nostra anima.. nella fonte dell’amore in noi, nel luogo della verità di noi stessi. In questo luogo di verità, ti invito a ripensare a questa risposta di Gesù: Vieni e vedi… Lascia ora che una o più immagini emergano dentro di te, che mostrano la casa che Gesù vuole mostrarti… può essere una immagine simbolica, o un fatto reale della tua vita… attendi senza fretta, senza giudicare, ma accogli ogni immagine per ciò che è e per l’emozione che ti trasmette. E quando hai colto l’immagine che maggiormente risuona in te, concentrati su di essa, gustando e assaporando l’emozione che l’accompagna… Poi, quando te la senti, riapri gli occhi, senza fretta”.

Condivisione

Ciascuno condivide l’immagine e l’emozione sperimentata



2. STARE E ANNUNCIARE

Commento con schematizzazione della scena

“Il Vangelo ci racconta che quel giorno rimasero con lui… ma quando tornano a casa non possono trattenere l’esperienza vissuta. Andrea incontra Pietro, suo fratello, e subito gli parla di Gesù, e subito lo porta da Lui… e avviene un altro incontro.

Immaginiamo allora qui questo incontro tra Gesù e Pietro (altro telo azzurro), portato da Andrea (stesso telo di prima), e immaginiamo altre persone intorno a questa scena: un genitore di Andrea e Pietro (telo giallo), un amico di Pietro (telo arancione) e un altro “amico” di Pietro, ma che in realtà lo criticava per il suo modo irruente e impulsivo (telo viola). In più, abbiamo qui la strada, come personaggio.

Siamo nel momento in cui Gesù fissa Pietro e gli dice «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa». Tutti questi personaggi sentono questa frase di Gesù, questo dialogo”.

Scelta del personaggio che risuona di più

“Vi invito ora ad alzarvi e a camminare intorno a questa scena… ascoltate quello che questi personaggi stanno dicendo… sentendo… pensando… e lasciatevi attrarre da uno di essi, non necessariamente quello in cui ci rispecchiamo ma quello che, oggi, risuona più forte in noi, sentiamo parlare più forte…”

Inversione di ruolo con il personaggio

“Adesso potete chiudere gli occhi e, al tre, non sarete più voi stessi ma questo personaggio. 1,2,3… Adesso passerò vicino a voi, vi toccherò la spalla e, quando vi sentite toccati, potete dire chi siete e come vi sentite in questo momento della scena”.

Il facilitatore passa da tutti

Eventuale drammatizzazione

Se c’è il tempo e il gruppo lo sostiene, si può chiedere che rimanga uno per personaggio mentre gli altri escono dal ruolo, e si fa vivere la drammatizzazione.

Alla fine si ritira la scena

Partecipazione

Condivisione rispetto a quanto vissuto.

 

3. PREGHIERA CONCLUSIVA

Ambiente

Porre al centro il telo di Gesù con il cero acceso

Preghiera spontanea

“Concludiamo questa esperienza ponendoci nuovamente di fronte a Gesù, ma questa volta non come personaggio ma come persona viva in mezzo a noi. Cosa vorremmo dirgli adesso? Rivolgiamo una invocazione o una preghiera che sentiamo nel cuore”.

Concludere con la preghiera del Padre nostro

Alla fine, chiedere una parola sintesi dell’incontro.

Scarica la scaletta in PDF – II DOMENICA DEL T.O. B – scaletta dettagliata




Commento di P. Ermes Ronchi

Un Vangelo che profuma di li­bertà, dui spazi e cuori aperti: Gio­vanni indica un altro cui guar­dare, e si ritrae; due discepoli la­sciano il vecchio maestro e si mettono in cammino per sen­tieri sconosciuti dietro a un gio­vane rabbi di cui ignorano tutto, eccetto una immagine, una me­tafora folgorante: ecco, l’agnello di Dio! Ecco l’animale dei sacri­fici, l’ultimo nato del gregge che viene immolato presso gli altari, ecco l’ultimo ucciso perché nes­suno sia più ucciso. Ma nelle pa­role di Giovanni sta anche la no­vità assoluta, il capovolgimento totale del nostro rapporto con Dio. In tutte le religioni il sacri­ficio consiste nell’offrire qualco­sa (un animale, del denaro, una rinuncia…) al Dio per ottenere in cambio il suo favore. Con Gesù questo contratto religioso è svuotato: Dio non chiede più sa­crifici, ora è Lui che viene e si fa agnello, vale a dire sacrifica se stesso; Gesù non prende nulla, dona tutto.

Gesù si voltò e disse loro: che cosa cercate? Sono le sue prime paro­le nel Vangelo di Giovanni. Le pri­me parole del Risorto saranno del tutto simili: Donna, chi cerchi?

Cosa cercate? Chi cerchi? Due do­mande, un unico verbo, dove troviamo la definizione stessa dell’uomo: l’uomo è un essere di ricerca, con un punto di do­manda piantato nel cuore, cer­catore mai arreso. La Parola di Dio ci educa alla fede attraverso le domande del cuore. «Prima di correre a cercare risposte vivi bene le tue domande» (Rilke). La prima cosa che Gesù chiede non è di aderire ad una dottrina, di osservare i comandamenti o di pregare, ma di rientrare in se stessi, di conoscere il desiderio profondo: che cosa desideri di più dalla vita?

Scrive san Giovanni Crisostomo: «trova la chiave del cuore. Questa chiave, lo vedrai, apre anche la porta del Regno». Gesù, maestro del desiderio, fa capire che a noi manca qualcosa, che la ricerca nasce da una povertà, da una as­senza che arde dentro: che cosa ti manca? Salute, denaro, speran­za, tempo per vivere, amore, sen­so alla vita, le opportunità per da­re il meglio di me? Ti manca la pa­ce dentro? Rivolge quella do­manda a noi, ricchi di cose, per insegnarci desideri più alti delle cose, e a non accontentarci di so­lo pane, di solo benessere. Tutto intorno a noi grida: accontentati! Invece il Vangelo ripete la beati­tudine dimenticata: Beati gli in­soddisfatti perché saranno cerca­tori di tesori. Beati voi che avete fame e sete, perché diventerete mercanti della perla preziosa.
Maestro, dove dimori? La richie­sta di una casa, di un luogo do­ve sentirsi tranquilli, al sicuro. La risposta di Gesù ad ogni disce­polo è sempre: vieni e vedrai. Ve­drai che il mio cuore è a casa so­lo accanto al tuo.

 

RICONOSCERE I SEGNI DI DIO E SEGUIRLI (Mt 2,1-12) (Epifania)


Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
(Mt 2,1-12)



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L’INCONTRO COME ESPERIENZA DI GIOIA (Lc 2,16-21) (S. Maria Madre di Dio – 1 gennaio)

1.      INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

 

Accoglienza dei partecipanti

  • Accoglienza di ognuno e introduzione: “Dopo la Nascita di Gesù, la Liturgia ci propone oggi di festeggiare Colei che ha partecipato in prima persona al progetto di Dio: Maria. La Chiesa la festeggia oggi e la proclama Madre di Dio. Il vangelo che ci è proposto ci riconduce ancora al Natale, alla scena della grotta di Betlemme, e ci fa vedere l’incontro della Santa Famiglia con i pastori



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Accogliere lo straordinario nelle cose semplici (Lc 2,1-14) (S. Natale)

1.      INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

 

Accoglienza dei partecipanti

  • Accoglienza di ognuno e introduzione: “Dopo questo cammino di preparazione, oggi celebriamo il grande giorno, il Natale del Signore. Il giorno in cui il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”



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La presenza di Dio nella nostra vita (Lc 1,26-38) (IV DOM. AVVENTO B)



1. INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

 

Accoglienza dei partecipanti

  • Accoglienza di ognuno e introduzione: “Continuiamo il nostro percorso di Avvento, questa volta molto breve, perché celebreremo la quarta domenica ma alla sera celebreremo già il Natale… Ma non vogliamo perdere la ricchezza del Vangelo di questa domenica”.
  • Tema: “Oggi il tema del nostro incontro sarà LA PRESENZA DI DIO NELLA NOSTRA VITA: vogliamo guardare a questo mistero, di un Dio che sta con noi, lasciandoci liberi”.
  • La Metodologia. Non staremo solo seduti ad ascoltare ma vivremo questo incontro con tutto di noi stessi: non solo mente ma soprattutto cuore, immaginazione, sentimenti…
  • Regole di partecipazione: Per vivere questo incontro dobbiamo accettare delle regole di gruppo:
  • Ognuno sarà libero di eseguire le consegne, senza sentirsi costretto o condizionato dagli altri;
  • Ognuno parla in prima persona, evitando di rispondere ad altri o creare discussioni;.
  • D’altra parte, ognuno si impegna ad accogliere ciò che gli altri dicono senza giudicare, ridere o commentare;
  • Ciò che ci diremo deve rimanere solo tra noi”.






Invocazione dello Spirito Santo

  • Il facilitatore accende una candela o la quarta candela della corona di Avvento, ponendola al centro: “Accendiamo una candela, rappresentando simbolicamente la presenza dello Spirito che non rimane fermo, statico, ma ci muove, ci illumina, come questa fiamma… Chiudi allora gli occhi e guarda dentro il tuo cuore, ripensa a quanto vissuto oggi, in questa  .. come lo Spirito Santo ha agito in te? Come ti ha mostrato il volto di un Dio che vuole avvicinarsi a noi, che vuole entrare a far parte della nostra storia personale? Riconosci nella tua vita di oggi questo Dio che è con te… e parla con Lui nel profondo del tuo cuore”.
  • Concludiamo con un Gloria: Gloria al Padre…

Presentazione con prima associazione al tema

  • “Vorremmo ora presentarci nel gruppo, esprimendo, oltre al nome (se ci sono nuovi) l’emozione o il sentimento che sentiamo in noi davanti a questo tema, a questa verità: la presenza di Dio nella nostra vita, un Dio che sta vicino a noi, con noi…” (tutti si esprimono, nel senso del cerchio).

Gioco di ruolo a coppie

  • Camminata: “Ora vi invito ad alzarvi e camminare nello spazio che abbiamo a disposizione, con una camminata introspettiva e silenziosa, rispettando lo spazio dell’altro… Pensa a questa presenza di Dio nella tua vita …”.
  • A coppie: “Ora avvicinati alla persona che ti è prossima … e iniziate a camminare insieme… non tenendovi per mano, ma camminando fianco a fianco… Il tema di oggi ci immette in questo mistero, che non siamo soli, ma siamo accompagnati da Qualcuno… che cammina al nostro fianco… Cosa sento percependo questa presenza silenziosa al mio fianco? Possiamo esprimere a voce alta… “.

Mentre camminano, il facilitatore mette alcuni teli al centro della stanza.

  • Con simbolo: “Ora fermatevi, e tutti quelli che si trovano a destra della coppia possono prendere un telo dal centro. Questo telo rappresenta simbolicamente la presenza di Dio.. Ognuno può chiudere gli occhi e, al tre, li riaprirà e chi ha il telo in mano diventerà lo strumento di Dio, l’angelo, per far sentire la Sua presenza al nostro compagno… Puoi usare questo telo come desideri, mentre chi è al tuo fianco cammina sulle strade della vita… 1, 2, 3”.
  • (rivolgengosi a chi non è l’angelo): “Ora inizia a camminare, immaginando un fatto della tua vita… Nota questa presenza di Dio accanto a te, mentre con la tua immaginazione cammini dentro gli eventi più importanti della tua storia… Anche in quelli in cui non sentivi la Sua presenza… Immagina questa presenza anche in quei momenti… Ora puoi esprimere ad alta voce l’emozione che senti nel tuo cuore mentre stai percependo questa presenza di Dio al tuo fianco… “.

Dopo che si sono espressi far fermare, far chiudere gli occhi per tornare ad essere se stessi, e ripetere l’esperienza invertendo i ruoli e passandosi il telo.

Alla fine chiedere a chi ha il telo di appoggiarlo sulla sedia.

Sociometria

  • Isole: “Abbiamo sperimentato simbolicamente una presenza che ci accompagna… Ma nella nostra vita reale può darsi che non riusciamo a sperimentarla. Creiamo allora tre isole, che rappresentano il nostro sentire di questo tempo, in questo periodo della nostra vita, del nostro ‘oggi’:

Sento sempre presente Dio (telo giallo)

Qualche volta sento che Lui è con me (telo blu)

– Non sento la Sua presenza (telo grigio).

  • Al tre, ti posizionerai sull’isola che senti corrisponde al tuo sentire in questo momento della tua vita. 1, 2, 3 “.

Segue una condivisione nei gruppi. Far attenzione a riprendere la regola iniziale riguardo la condivisione: non creeremo discussioni o dibattiti, ma ognuno parla della propria esperienza, non partendo da ciò che l’altro dice, ma dalla propria scelta personale.

Espressione del bisogno/desiderio

  • “Ti invito, in questo momento, ovunque tu sia, a chiudere gli occhi e a pensare a questa scelta che hai fatto, all’isola. E ti chiedo di entrare nel tuo cuore e di chiederti: di cosa ho bisogno per accogliere questo Dio che vuole stare con me? Come posso crescere nella coscienza di questo Dio che è al mio fianco? “.
  • Dopo che tanti si sono espressi: “Ora possiamo aprire gli occhi ed accogliere la Parola di Dio”.

 

 

2. INCONTRO CON LA PAROLA

 

Lettura di Lc 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

1.                 Una Presenza che coinvolge le relazioni

 

Schematizzazione simbolica

  • “Il Vangelo non inizia dicendo che l’angelo è andato da Maria: c’è una descrizione prima, del luogo in cui si trovava Maria, ma anche di chi era in relazione con Maria. Poniamo quindi Maria, indicata come una vergine, al centro (telo rosa). Attorno a lei, mettiamo altri personaggi”.
  • “Viene nominata Elisabetta, e con questo telo marrone rappresentiamo tutto ciò che Elisabetta rappresenta per Maria: la famiglia di sangue, i parenti. Marrone perché simbolizza le radici, possiamo dire, il passato di Maria, da dove viene… “.
  • “Il vangelo narra di una vergine promessa a un uomo di nome Giuseppe: con questo telo rosso rappresentiamo non solo Giuseppe, ma la nuova famiglia, gli affetti, in un certo senso il suo futuro: ciò che lei progetta, sogna…”.
  • “Si parla anche di una famiglia più numerosa: la città di Nazareth. Il luogo in cui Maria è nata, è cresciuta… con questo telo verde rappresentiamo queste relazioni che Maria ha con la sua gente. Che rappresentano, in un certo senso, il suo presente. Dove vive, agisce, nella sua vita di tutti i giorni… “.
  • “Rapporti… questo angelo che arriva, quindi, non raggiunge solo lei, ma raggiunge tutte le sue relazioni. E immaginiamo ciò che questo Dio, che si avvicina a Maria, ha fatto con Elisabetta… o con Giuseppe… o con la città di Nazareth, che sarà ricordata nei secoli… Questo Dio raggiunge non solo Maria, ma tutto ciò che è intorno a lei… Simbolicamente, mettiamo allora questo telo bianco, che rappresenta l’angelo Gabriele, che rappresenta questo segno di Dio che si fa prossimo, non solo su Maria, ma anche su tutte le sue relazioni… “.

Rispecchiamento: disegno delle mie relazioni

  • Il facilitatore invita a rappresentare simbolicamente, su un foglio, se stessi, con intorno le propire relazioni (consegna fogli e matite colorate a tutti). Quindi invita:

      – a dare un titolo al disegno
– a esprimere l’emozione provata  facendolo.



Simbolo vissuto

  • Dopo che tutti hanno finito, mettete altri teli al centro: “Ora vogliamo vivere un momento esperienziale, e invito quelli che hanno il telo a prenderlo in mano, e chi non ce l’ha a prendere uno di questi teli al centro, che rappresenteranno, come gli altri, questa presenza di Dio… “.
  • “Ti invito a mettere il tuo disegno a terra, di fronte a te… Tieni questo telo, simbolo della presenza di Dio, nelle tue mani, guardando le tue relazioni… Dio vuole raggiungere anche queste… Quando ti senti pronto, puoi vivere questo gesto che ho compiuto prima: fai scendere questo simbolo della presenza di Dio anche nelle tue relazioni. Lascia che Dio sia possa entrare in ogni luogo relazionale, ovunque tu sia… “.

Lasciare un ​​tempo per vivere questo gesto, con una musica di sottofondo soave; volendo, far esprimere ad ogni persona l’emozione sperimentata nel farlo.

2.                 L’incontro tra Maria e l’angelo

 



Tutti diventano Maria

  • “Ora ti chiedo di chiudere gli occhi… e quando li riaprirai, al tre, non sarai più te stesso ma sarai Maria, davanti a questa presenza dell’angelo che hai appena posto di fronte a te. E, essendo Maria, ti metterai davanti all’angelo nel modo che pensi più adeguato per vivere questo momento: 1, 2, 3” (attendere che tutti si posizionino).

Visualizzazione guidata dell’incontro, essendo Maria

  • Il facilitatore chiede di chiudere gli occhi e aiuta a immaginare l’incontro: “Maria, una presenza misteriosa, indescrivibile, che ti dà un senso di paura, di timore… è di fronte a te… Non capisci, non sai cosa sta succedendo, ma percepisci questa voce che arriva dal cuore: ‘Maria, piena di grazia, il Signore è con te’… È una voce ti dà fiducia: ‘Maria, non temere’… Con il cuore ancora turbato, ascolti queste parole… ‘concepirai e partorirai un figlio… e lo chiamerai Gesù… Sarà grande… verrà chiamato Figlio dell’Altissimo… il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre. Regnerà per sempre… sulla casa di Giacobbe… e il suo regno non avrà fine...’… Tu madre…! di un re…! di un grande…! del Figlio dell’Altissimo…! Cosa provi, ora, Maria, di fronte a tutto questo? Di fronte a questo nuovo futuro che si apre davanti a te, madre di un re!? Puoi esprimere ad alta voce l’emozione che provi di fronte a tutto ciò”.

Dopo che molti hanno espresso, tutti possono chiudere di nuovo gli occhi per essere se stessi.

Schematizzazione simbolica delle emozioni di Maria (sociometria)

  • “Maria in questo momento, davanti all’angelo, ha vissuto varie emozioni. Rappresentiamo, qui in mezzo, quelle che il Vangelo menziona (porre, al centro, come isole, i vari teli che rappresentano le emozioni di Maria):

– Si turbò (viola)

Temeva (blu scuro)

– si domandava (grigio)

– aveva dubbi, interrogava (giallo)

– ha provato la determinazione, ha detto il si (verde)

– Infine, non nominata come l’emozione di Maria ma augurata dall’Angelo con il suo saluto, e certamente Maria l’ha vissuta: la gioia (rosa).

Rispecchiamento: la mia emozione… davanti a questa presenza di Dio

  • “Pensando alla mia vita, pensando che Dio si sta avvicinando a me, qual è l’emozione, tra queste, che sento più forte? Posso avvicinarmi al telo che la rappresenta… ” (attendere che tutti si avvicinino all’emozione che sente di più).

3.                 Il SI di Maria e la discesa dello Spirito Santo

Guida in diretta all’azione della Parola

  • “Qualunque sia la tua emozione, sappiamo che Maria le ha sperimentate tutte, ma alla fine ha detto di sì… Ora ti chiedo di chiudere gli occhi, e di assumere una posizione comoda, se vuoi puoi sedere o sdraiarti sul pavimento, rimanendo vicino al telo della tua emozione… “.
  • “Anche tu, di fronte ai fatti della vita, davanti alla volontà di Dio che ti si presenta, sperimenti paura, confusione, dubbio, desiderio di capire di più, sorpresa… ma ora puoi, come Maria, dire un nuovo sì a seguire la Sua volontà… lascia che Dio, allora, esprima ciò che vuole chiederti oggi, in questo speciale momento di incontro con lui… Vuole raggiungerti con il suo angelo, e anche tu, come Maria, puoi dire un sì, rinnovato, nuovo… Nel tuo cuore rispondi, dì questo sì a Dio, e accogli lo Spirito, l’ombra, che oggi vuole coprirti per darti forza, coraggio, creatività… per affrontare la vita… Dicendo questo si, apri le tue braccia per accogliere lo Spirito”.

Esperienza percettiva

Mentre ognuno vive questo momento nel silenzio nel cuore, e nella misura in cui i partecipanti aprono le braccia come segno del si detto, il facilitatore passa sopra di loro un telo azzurro, lieve, simbolizzando l’ombra dello Spirito che copre ciascuno di essi. Alla fine chiedere di esprimere un’emozione. Quindi tutti riaprono gli occhi.

Condivisione

  • Se c’è tempo, ogni gruppo condivide una parola o una frase dell’esperienza vissuta.

 

 

3. PREGHIERA CONCLUSIVA

Ambiente

Il facilitatore pone al centro la candela, il telo bianco dell’angelo di Dio Padre, il telo blu dello Spirito, il telo rosso che normalmente rappresenta Gesù … (Trinità). Invita tutti a rimettersi accanto al disegno che hanno fatto prima, ancora coperto con il simbolo della presenza di Dio, ancora sul pavimento.

Preghiere spontanee

“Ognuno ha davanti a sé ancora il simbolo della presenza di Dio, l’angelo, le sue relazioni… Chiunque desideri può ora offrire una preghiera spontanea a Dio per dirgli qualcosa che sente nel cuore in questo momento, davanti a questa Presenza esperimentata… “.

Concludere con la preghiera del Padre nostro

 

Alla fine, invita a congedarsi dal simbolo della Presenza di Dio con un gesto e poi a piegare il telo. Ognuno può portare a casa il disegno delle proprie relazioni

IV DOMENICA DI AVVENTO B – scaletta dettagliata




DARE VOCE ALLA LUCE (Gv 1,6-8.19-28) – III DOM. AVVENTO B

1. INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

 

Accoglienza dei partecipanti

  • Accoglienza di ognuno e introduzione: “Riprendiamo il nostro percorso, in cui vorremmo fare esperienza di un incontro personale con Dio attraverso lo strumento del Bibliodramma. Approfondiremo il Vangelo della XXX Domenica del Tempo Ordinario Anno A”.
  • Tema: “Oggi il tema del nostro incontro sarà DARE VOCE ALLA LUCE. La persona di Giovanni Battista ci aiuterà in questo percorso”.
  • La Metodologia. Non staremo solo seduti ad ascoltare ma vivremo questo incontro con tutto di noi stessi: non solo mente ma soprattutto cuore, immaginazione, sentimenti…
  • Regole di partecipazione: Per vivere questo incontro dobbiamo accettare delle regole di gruppo:
  • Ognuno sarà libero di eseguire le consegne, senza sentirsi costretto o condizionato dagli altri;
  • Ognuno parla in prima persona, evitando di rispondere ad altri o creare discussioni;.
  • D’altra parte, ognuno si impegna ad accogliere ciò che gli altri dicono senza giudicare, ridere o commentare;
  • Ciò che ci diremo deve rimanere solo tra noi”.




Invocazione dello Spirito Santo

  • Il facilitatore pone un cero acceso al centro: “Viviamo allora un momento di interiorizzazione e di incontro con lo Spirito Santo, rappresentato da questa candela accesa. Guardiamo questa fiamma e cerchiamo di imprimere questa immagine nella nostra mente, nel nostro cuore… Ora possiamo chiudere gli occhi e immaginare questa fiamma dentro di noi, che si muove, che arde, che illumina… Cogliamo, nella nostra storia, e nella nostra esperienza, l’azione di Dio in noi… Nel silenzio del tuo cuore incontrati con lui, nell’intimo…”.
  • Concludiamo con un Gloria: Gloria al Padre…

Gioco di ruolo

  • “Vi invito ora ad alzarvi e a camminare liberamente in questo spazio, stando attenti a rispettare lo spazio dell’altro…”
  • “Adesso potete fermarvi e chiudere gli occhi, e al tre, quando li riaprirete, non sarete più qui ma… in un prato verde dove potrete camminare e correre liberamente. Uno, due, tre. Ti trovi su questo prato grande, tutto è a tua disposizione, cammini guardando la natura, ora puoi correre, anche danzare se vuoi… tutto è chiaro, tutto è a tua disposizione… come ti senti? Esprimi con una parola la tua emozione…”
  • “Adesso potete fermarvi e chiudere gli occhi, e al tre, rimanendo ad occhi chiusi, vi troverete in una strada stretta e tutta buia, e cercherete di camminare non vedendo bene… 1,2,3. Cammini su questa strada ma non ci vedi, non c’è uno spiraglio di luce… tutto è stretto e fai fatica a vedere gli oggetti disseminati nella strada. Inciampi su qualcosa, cadi… Come ti senti? Esprimi con una parola la tua emozione…”.
  • “Adesso potete fermarvi e chiudere gli occhi, e al tre, quando li riaprirete, vi ritroverete qui, in questa sala… 1,2,3”.

Espressione del bisogno/desiderio

  • “Vi invito ora a camminare di nuovo lentamente e liberamente, in questo spazio… pensando alla vostra vita. A volte tutto è molto chiaro, a volte facciamo fatica a capire dove andare, cosa fare, perché non abbiamo luce… Guarda nel tuo cuore e chiediti: di cosa ho bisogno per vivere sempre nella luce? Di cosa necessito perché il mio cammino sia più chiaro? Rispondi nel tuo cuore e trova una parola sintesi che esprima questa tua necessità, questo tuo bisogno. Puoi esprimerla a voce alta”. Frase invito: “Per vivere nella luce ho bisogno di….”.
  • Dopo che tanti si sono espressi: “Ora possiamo aprire gli occhi ed accogliere la Parola di Dio”.

 

 

2. INCONTRO CON LA PAROLA

 

Lettura di Gv 1,6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».  Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».  Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

1.                 TESTIMONE DI LUCE

Commento con schematizzazione simbolica

“I primi versetti sono del Prologo di Giovanni, quei bellissimi versetti che ci parlano del Verbo che si fa carne. E il Verbo è presentato come LUCE, nei vv. 4 e 5 che precedono i versetti 6-8 che abbiamo letto: 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. e anche subito dopo, nel v. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Quindi il Vangelo ci parla di Giovanni testimone della luce, ma di quale luce? Questa luce ha un nome. E’ Gesù (porre al centro un telo giallo che rappresenta Gesù). Gesù stesso dirà, sempre nel Vangelo di Giovanni: io sono la luce del mondo. E per mostrarlo guarisce di sua iniziativa un cieco dalla nascita. Ma dirà anche ai suoi discepoli: Voi siete la luce del mondo.

Gesù luce… noi luce… ma Giovanni non era la luce.

E nemmeno noi, per quanto Gesù ci dice che siamo la luce del mondo, non possiamo esserlo se non come riflesso della luce. Con Gesù, noi formiamo come un sistema solare: il Sole, Gesù, al centro, e tutti gli altri pianeti intorno (porre alcuni teli per rappresentarli) ricevono luce. Tra questi, la Terra… Ma tutto “gira” intorno al Sole…

Entrare nella Costellazione di Gesù

“Per essere luce, allora, dobbiamo essere qui dentro, in questo sistema solare, in questa costellazione, lasciarci baciare dalla luce del Sole… Ma allo stesso tempo non essere troppo vicini, per non bruciare. C’è bisogno di distinzione, chiara, perché altrimenti il Sole brucia… Così io devo rispettare la distanza di Dio, devo vivere nella chiarezza della mia creaturalità, della mia fragilità, perché se mi metto al centro,  non posso più dare la luce. C’è bisogno di distinzione…”.

Statua corporea nella costellazione

“La prima cosa da fare, allora, è porsi dentro il raggio solare… Vi invito ora ad entrare in questa costellazione, immaginando di lasciarvi toccare da questa luce che emana da questo Sole… vi invito ad entrare, e a mettervi in una posizione che vi sembra opportuna per lasciarvi rischiarare dalla luce, facendo come una statua corporea. Dentro la costellazione, potete chiudere gli occhi”. Lasciare che entrino – musica di fondo.

Esperienza sensoriale

ll facilitatore passa davanti a ciascuno ponendo la luce di una lampada, mentre hanno gli occhi chiusi:

“Adesso questa luce vi raggiungerà in modo nuovo e più forte, e vi chiedo, mentre ricevete questa luce, di esprimere una parola, un’emozione che sentite nascere nel cuore”.

Guida all’azione in diretta della Parola e nuova statua corporea

“ ‘Venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni. Venne come testimone per dare testimonianza alla luce’. Giovanni, mandato da Dio per essere testimone della Luce… ma noi tutti, ora, mandati da Dio a essere testimoni della luce! Adesso ti invito a immaginare su di te lo sguardo luminoso di Dio, che ti guarda, ti sostiene, ti consola… questo stesso sguardo vedi che ora ti fa un cenno, ti indica una strada… qual è la strada nella quale oggi il Signore ti manda? Dove ti invita ad essere testimone della luce? Lascia che la tua immaginazione risponda, in te, creativamente, a questa domanda… E quando cogli in te una risposta, se vuoi dire il tuo sì ad andare puoi aprire gli occhi e uscire da questa costellazione, per andare verso altri ‘mondi’, verso il ‘mondo’ che Dio ti ha indicato, e puoi rimanere, fuori dalla costellazione, in una posizione che indichi il tuo ‘andare’…”.

il facilitatore, se conosce i nomi dei partecipanti, può in questo momento ripetere la frase: ‘Venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era…’ ponendo il nome di ogni partecipante al posto di Giovanni. In alternativa questo momento è vissuto nel silenzio con una musica dolce di sottofondo.

Intervista alle statue

Dopo che tutti sono usciti dalla costellazione:

Il facilitatore passa vicino alle varie statue create fuori dalla costellazione e le intervista, a partire dalla posizione che hanno assunto: Esempio di domande: “Quale titolo daresti alla tua statua?” “Dove stai andando?” “Cosa senti nel tuo cuore?”  “Vuoi dare un messaggio agli altri da questa posizione?”

Alla fine, chiede a tutti di sciogliere la stutua: “Adesso possiamo sciogliere le nostre statue e tornare a sedersi”.

Partecipazione

Se c’è tempo, lasciare uno spazio per condividere ciò che ciascuno ha sperimentato in questo primo momento.




2.                 LA MIA VERA IDENTITA’

Commento con schematizzazione simbolica

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».

“Quando siamo pieni di luce, suscitiamo negli altri una curiosità: ‘Tu chi sei?’, chiedono a Giovanni. Ma è una domanda che oggi raggiunge anche noi: ‘Tu chi sei, veramente?’. E’ una domanda forte, non di generalità (nome, cognome…) ma di identità: ‘Tu che hai vissuto questa esperienza, di essere stato toccato dalla luce, chi sei?’. Perché toccati dalla luce non siamo più noi stessi ma la Luce vive in noi, Dio riempie il nostro cuore e la nostra vita”.

Il facilitatore prende un telo giallo o dorato e, simbolicamente, facendolo partire dal Sole, lo pone su uno dei pianeti: “Questo pianeta non è più come prima. Cambia il suo colore, mescolato con il colore della luce. E la luce rischiara, da ‘luce’ a ciò che siamo…

«Chi sei, dunque? Sei tu Elia?».

Ecco la prima tentazione che ci viene: essere confuso con i grandi della storia, con le persone famose… Ma Giovanni, con umiltà, dice Non lo sono. Non sono io il Cristo…

Ma allora, chi sei? Che cosa dici di te stesso?

Camminata di rispecchiamento attraverso una immagine

“Se oggi qualcuno ti ponesse questa domanda, cosa gli risponderesti, oggi, in questo momento? Giovanni risponde con una parola, con una immagine: io sono voce. In una parola comunicò la sintesi della sua vita e della sua chiamata…

E tu chi sei? Se dovessi riassumere, in un’unica parola, quello che sei, oggi, come lo riassumeresti? Qual è la tua missione, che missione la luce ti dà?

Ti invito ora ad alzarti e a camminare liberamente in questo spazio, rispettando lo spazio dell’altro. Ripensa a questa domanda… lascia che una risposta sorga dal cuore. Chi sei tu? Quale missione la luce ti mostra? Sintetizza con una parola… E quando la trovi, comincia a dire sottovoce: Io sono…, e ripetilo, in continuazione…”.

Parola in movimento armonico

Quando si percepisce che tanti hanno cominciato a dire questa parola: “Adesso pronunciate questa frase a voce più alta… sempre più alta… e adesso ti invito ad unire, a questa parola, un movimento… che sia in sintonia, in armonia con la parola: io sono….

Quanto tutti hanno unito un movimento: “E adesso possiamo incontrare l’altro, e comunicargli questa parola, con questo movimento, e presentandoti all’altro così” (Lasciare un tempo per vivere questo incontro).

Condivisione della parola

“Adesso possiamo metterci tutti in cerchio e, uno alla volta, ci presenteremo in questo modo agli altri, con la parola e con il movimento che ha scelto, e si dirà l’emozione che si sperimenta facendo questo, e poi inviterà un altro a fare lo stesso…” (Si vive questo momento di condivisione di tutti).

Partecipazione

Se c’è tempo, concludere questo momento con una condivisione più ampia di quanto sperimentato.

3.                 APERTI ALLA SPERANZA

Commento

«Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo»… 

“Pur nella coscienza forte della sua missione, Giovanni sapeva che la sua missione non era tutto. Che un Altro avrebbe completato la sua missione… Ma doveva fare la sua parte, perché poi, come sappiamo dagli altri vangeli, Gesù avrebbe battezzato nello Spirito Santo… Giovanni viveva la sua missione aperto alla speranza, aperto a qualcosa di nuovo e di più grande che avrebbe dato ancora più senso, più luce a quanto fatto da lui…”.

Immaginazione facilitata

“Vi invito ora a scegliere una posizione comoda, chiudiamo gli occhi e iniziamo a respirare molto lentamente… Ad ogni espirazione scendiamo sempre più dentro di noi, verso il centro, il cuore di noi stessi, là dove lo spirito santo abbraccia la nostra anima.. nella fonte dell’amore in noi, nel luogo della verità di noi stessi. In questo luogo di verità, torniamo alla parola con cui ci siamo presentati, alla nostra missione… Lascia che ancora una volta la luce ti raggiunga, e che possa illuminare ancora più forte questa tua missione… E lascia che emerga da te una immagine, di questa tua missione raggiunta dalla grazia del Signore, potenziata dalla presenza del Signore… Lascia che una o più immagini emergano dentro di te… può essere una immagine simbolica, o un fatto reale della tua vita… attendi senza fretta, senza giudicare, ma accogli ogni immagine per ciò che è e per l’emozione che ti trasmette. E quando hai colto l’immagine che maggiormente risuona in te, concentrati su di essa, gustando e assaporando l’emozione che l’accompagna… Poi, quando te la senti, riapri gli occhi, senza fretta”.

Condivisione

Tutti condividono l’immagine e l’emozione sperimentata

 

3. PREGHIERA CONCLUSIVA

 

Ambiente

Togliere la costellazione e lasciare solo il telo giallo del Sole e la candela accesa vicino. Porre un cesto con lumini spenti.

“Il Sole non è solo un simbolo. Il Sole, con questa luce vera al fianco, ricorda che Gesù, il Sole, è realmente presente in mezzo a noi…”

Simbolo vissuto

“Ora vi invito a ricevere veramente questa luce… non solo simbolicamente, ma ricevere la fiamma dal Sole che è Gesù. Uno alla volta, se  lo desiderate, potete avvicinarvi a questa fiamma e ricevere la luce, accendendo il lume a questa fiamma. E mentre ricevete questa luce, potete esprimere una preghiera, una invocazione o un ringraziamento a Gesù luce, per questo incontro che abbiamo vissuto”.

Lasciare che tutti, chi desidera, vivano il gesto.

 

 

Concludere con la preghiera del Padre nostro

“Adesso, possiamo tenere la luce con la  mano destra, e possiamo porre la mano sinistra sulla spalla del fratello che troviamo al nostro fianco… così, pregando il Padre nostro, preghiamo per questa luce che sta in noi ma anche nel fratello, sosteniamoci reciprocamente nella preghiera per la missione a cui ciascuno è chiamato”.

Padre nostro…

 

Alla fine, chiedere una parola sintesi dell’incontro.

 

III DOMENICA DI AVVENTO B – scaletta dettagliata