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La Croce, pienezza di rivelazione (Gv 12,20-33) (V Quaresima B)

Lettura del Vangelo (Gv 12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

INTRODUZIONE

Siamo nell’ultima domenica di Quaresima; la prossima settimana, con la Domenica delle Palme, entreremo nella Settimana Santa… Concludiamo questo cammino di preparazione che ci ha accompagnato per arrivare a questo grande mistero, che è la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù…

E il passaggio biblico che la liturgia ci propone sembra molto difficile, e soprattutto molto intenso, molto ricco di significato simbolico. Contiene la rivelazione del mistero… Entriamo quindi in questa nuova storia…

PARTE 1: CERCANDO DI VEDERE GESÙ…

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

In quel tempo: di che tempo si tratta? Siamo nel capitolo 12 del vangelo di Giovanni, che inizia con l’Unzione di Betania e l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Poco prima, nel capitolo 11, è narrato il fatto della risurrezione di Lazzaro… e prima del brano che abbiamo letto, si legge, nel versetto 19, la considerazione dei farisei: “I farisei allora dissero tra loro: ‘Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!’” È la consapevolezza che Gesù sta attirando a sé le persone.

E si tratta proprio del mondo intero, perché qui abbiamo anche alcuni greci: persone che non appartengono al popolo giudeo, ma sono proseliti, che sono saliti per il culto a Gerusalemme, ma, invece di andare al tempio, si sentono attratti da Gesù.

Facciamo quindi la schematizzazione di questa scena.

Poniamo, quindi, qui al centro di Gesù (telo rosso). Da un lato, alle sue spalle, mettiamo alcuni personaggi. I discepoli: Filippo (telo azzurro) e Andrea (telo verde); la folla di Gerusalemme che ha cominciato a seguirlo (telo arancione) e greci (telo marrone). Dall’altro lato, mettiamo un telo argento, ancora una volta rappresentando le autorità che lo guardano con disprezzo e preoccupazione… Gesù si trova ora in mezzo a queste persone: da un lato, l’accusa, dall’altro, questo gregge che ha trovato in lui una risposta, una speranza… e così lo segue.

Ma approfondiamo questa scena. Perché questi greci non vanno direttamente da Gesù? Perché sanno che i giudei non sono sempre aperti ai non giudei. Perciò temono di avvicinarsi direttamente a Gesù e cercano un discepolo che sia aperto a loro. Quindi scelgono Filippo, che ha un nome greco e, in effetti, viene da Betsaida in Galilea, una città con una mentalità più aperta.

Filippo, che all’inizio non ha trovato difficoltà nel portare Natanaele a Gesù, mostrandogli il Messia, questa volta non va neanche lui direttamente da Gesù, ma cerca un sostegno. E lo trova nell’unico altro discepolo con un nome greco, Andrea. E insieme vanno a Gesù per dirgli che i Greci vogliono incontrarlo (mettere i teli di Andrea e Filippo più vicino a Gesù, ma in linea con i Greci).

RISPECCHIAMENTO:

Entriamo quindi anche noi, con la nostra storia, con la nostra vita, all’interno di questa scena. Perché questa scena ci chiede un posizionamento… Dove siamo oggi? Siamo in mezzo alla folla, in cerca dei miracoli di Gesù, siamo nei greci, che non si sentono degni di andare direttamente a Gesù, in quanto considerati diversi… o siamo discepoli che vogliono portare altri a Lui o, addirittura, ci ritroviamo nelle autorità, in chi non è d’accordo con questo Gesù che mette disordine nel nostro modo di guardare alla religione? Perché a volte giudichiamo anche Dio, quando si mostra diverso da come lo pensiamo, e ci chiede di lasciare i nostri schemi e pregiudizi… Dove sei oggi?

PARTE 2: LA RIVELAZIONE DELLA CROCE

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Davanti alla richiesta di Filippo e Andrea, di accogliere questi greci, Gesù sembra cambiare argomento! Invece, la sua risposta è molto in sintonia, è una risposta molto chiara e molto profonda. Parla della morte e, con il paragone con il chicco di grano che muore, accenna alla propria morte…

Per simbolizzare questa risposta di Gesù, poniamo qui, vicino a lui, la croce (porre una croce, preferibilmente grande). Perché questo popolo, che sta cercando di vedere Gesù, potrà vederlo e comprenderlo veramente solo al momento della morte.

Il chicco di grano muore, quindi produce molto frutto… Lui, sulla croce, mostrerà il frutto, cioè che la salvezza è per tutti! E non ci sarà più distinzione tra giudei e greci, come stanno vivendo ora, ma la salvezza raggiungerà tutti senza distinzione. La risposta di Gesù alla richiesta di Andrea e Filippo è proprio questa: loro, i greci, che hanno paura di avvicinarsi a me, mi vedranno (mi conosceranno, avranno esperienza) sulla croce, dove mostrerò l’immenso amore del Padre per loro!

Per di più, Gesù comunica un’altra verità, che è per tutti noi:

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.

Seguire Gesù è essere là dov’è lui, quindi ci chiede di accogliere, anche noi, quella croce, perché solo sulla croce possiamo continuare la sua missione, cioè comunicare e diffondere, rivelare l’amore del Padre. Solo nel servizio, nel dono di sé, nel morire per l’altro possiamo essere testimoni trasparenti di questo grande amore…

RISPECCHIAMENTO:

Ancora una volta entriamo in questa scena, perché questo ci tocca molto… Prima, ci siamo messi da una parte o dall’altra di questa scena, in uno o nell’altro personaggio che sta guardando Gesù. Ora ti chiedo di metterti qui, vicino a Gesù, vicino a questa croce, sotto questa croce… Come accolgo la croce nella mia vita? Come vivo la croce nella mia vita quotidiana, le piccole o grandi croci che sperimento ogni giorno… Ma, ancora più profondamente, sono capace di stare sotto questa croce per mostrare il vero amore per i fratelli? Amandoli fino alla fine?

PARTE 3: LA GLORIFICAZIONE DEL PADRE

1. Accogliere la volontà di Dio

Pensando alla croce, tutti noi rimaniamo spaventati. Anche Gesù, pensando alla croce, era angosciato. E nell’angoscia cita un salmo, il Salmo 6:

Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 

Nei vv. 4-5 del Salmo, il salmista si lamenta e supplica:

Trema tutta l’anima mia. Ma tu, Signore, fino a quando? Ritorna, Signore, libera la mia vita, salvami per la tua misericordia.

Gesù è nella situazione del salmista. Ma non può, come il salmista, dire “liberami”, perché deve compiere la sua missione! È per questo che è venuto. Quindi, il finale non è la richiesta di liberazione, ma la richiesta di adempiere fino alla fine la volontà del Padre: Padre, glorifica il tuo nome.

Nel vangelo di Giovanni il tema della glorificazione è molto presente. La seconda parte del Vangelo, dal capitolo 13 alla fine, è il Libro della Gloria, dove viene raccontata la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù. La piena gloria Gesù la vivrà lì, su quella croce!

RISPECCHIAMENTO:

Accettare la volontà di Dio non è sempre facile. Per Gesù non lo è stato, ma molte volte anche noi ci rendiamo anche conto che la missione che Dio ci ha dato sembra molto più grande delle nostre forze, ci sentiamo incapaci, andare fino alla fine ci fa paura… Vi chiedo ora di entrare in questa verità: accogliere la volontà di Dio fino alla fine è entrare nella gloria, non però quella degli uomini, ma quella di Dio! Dio che accoglie il dono della tua vita e ti dà pienezza di grazia e vita… Ognuno può pensare a ciò che Dio gli sta chiedendo. Nel tuo cuore trova la forza di dire un nuovo si, pieno, alla sua volontà…

2. Comprendere la voce del Padre

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

Davanti al sì di Gesù, subito arriva la risposta del Padre. Davanti al suo sì, il Padre risponde, il Padre arriva con il Suo amore…

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».

Ancora una volta, un fraintendimento: le persone non capiscono questo Dio “diverso” che Gesù è venuto a mostrare. Non sono in grado di capire, le loro orecchie sono chiuse. E distorcono la realtà…

Chi ha sentito il tuono, sta percependo il Dio del terrore, che si faceva presente con tuoni e fulmini…

Chi ascolta l’angelo, percepisce il Dio lontano, il Dio che non si avvicina direttamente all’uomo…

Ma, in entrambi i gruppi, nessuno riesce a cogliere che si tratta della voce amorevole del Padre…

RISPECCHIAMENTO:

Il nostro orecchio come è? La sua voce, che percepiamo nelle nostre vite, è la voce di un tuono, la voce di un angelo o la voce di un Padre?

È interessante ciò che Gesù dice davanti a queste affermazioni:

Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi.

Ognuno sente quello che vuole sentire…

3. Davanti alla croce…

Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Ancora una volta appare il tema del giudizio. La settimana scorsa dicevamo che non è Gesù a giudicare: lui solo offre l’amore del Padre. Ma chi si auto-condanna è colui che si pone al di fuori di questo amore, che rifiuta l’amore e preferisce rimanere nelle tenebre.

Qui il riferimento sono le autorità religiose: per Giovanni, che scrive, sono esse il principe di questo mondo, ma, sulla croce, Gesù rivelerà il vero Dio, e tutti saranno in grado di scegliere quale Dio seguire… Tutti saranno attratti da Lui, lì, sulla croce… Dove tutti, giudei e greci, vedranno la gloria di Dio.

Quindi mettiamo questo telo bianco su questa croce… La croce, ancora una volta, è identificata come il luogo della trasparenza di Dio, della verità…

RISPECCHIAMENTO:

Vi invito a guardare questa croce e a pensare, ancora una volta, alle vostre personali esperienze della croce, della sofferenza; alla croce che ci libera dalle maschere, da quei veli che indossiamo per nascondere le nostre debolezze, ciò che non ci piace di noi. La croce è il luogo della verità. Lo vediamo anche nelle nostre vite, nell’ora della croce tutto si rivela: riconosciamo i veri amici, entriamo nell’essenziale della vita, lasciamo da parte tutto ciò che non è necessario…

Dedichiamo un tempo di silenzio per meditare davanti a questa croce…

Custodire la Parola (Gv 8,51-59)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».

Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».

Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.


CUSTODIRE LA PAROLA DELL’ALTRO È AMARE…

Nella lettura di ieri Gesù chiedeva di rimanere nella sua Parola per essere suoi discepoli.

Oggi chiede di custodire la parola.

Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno

Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno

La traduzione più corretta non sarebbe osservare ma custodire, prendersi cura, non una mera osservanza di una legge. Prendersi cura perché la parola non svanisca dai loro cuori, perché rimanga salda in essi, vivendola, facendola diventare carne nella propria vita…

Due verbi, allora, per indicare cosa il vero discepolo deve fare. Ricordiamoci, infatti, che Gesù sta parlando a coloro che credettero in lui, dopo i discorsi riportati in questo capitolo 8 del vangelo di Giovanni. Gesù dà le istruzioni per chi crede in lui e vuole seguirlo, ma oggi ancora di più comprendiamo che la fede di quegli ascoltatori non era vera; infatti il dialogo si conclude con il tentativo di lapidare Gesù. Colui nel quale avevano creduto diventa colui che desiderano uccidere. E così sarà…

Ma guardiamo allo sviluppo di questo dramma. Da una parte, Gesù parlava loro come ai discepoli, a coloro che avrebbero potuto seguirlo veramente… ma il dialogo diventa sempre più una discussione: Gesù li chiama figli del demonio, e loro dicono di lui che ha un demonio. In realtà, c’è veramente la presenza del demonio, qui. Perché il demonio è il divisore, colui che divide, e la discussione si fa così difficile che alla fine voglio ucciderlo: divisione massima, che annienta l’altro, il diverso.

Gesù vorrebbe salvarli, vorrebbe far sperimentare la gioia dell’incontro con il vero volto di Dio. Promette loro che non moriranno… ma essi non accolgono il grande dono, semplicemente dicono che è impossibile. Ancora una volta, il rifiuto di una esperienza più forte che avrebbero potuto fare di Dio.

Vorrei sottolineare il dono di Gesù. Quello che sta comunicando loro è un segreto enorme, è l’intimità tra il Padre e il Figlio: Se custodirete la mia parola, non vedrete la morte. Ci mostra il segreto della vera relazione: custodire la parola di chi si ama. Gesù stesso, di fatto, dice che custodisce la parola del Padre… Io lo conosco e osservo la sua parola.

E lui non vedrà la morte, perché in lui esploderà la vita!

Ma andiamo alla nostra vita…

Il vero amore sa custodire la parola dell’altro. Se io amo l’altro, non solo ricordo quello che lui ha detto, ma anche entro in lui in modo tanto grande che, davanti a una situazione, a una scelta da fare, so che cosa l’altro direbbe, farebbe… è la vera empatia. Se amo, so ciò che l’altro penserebbe e farebbe; pensiamolo nell’esempio di una coppia di sposi che si ama…

Gesù ci mostra il segreto della vera relazione: custodire le parole dell’altro…

Tu sai custodire la parola di chi ami?


CUSTODIRE LA PAROLA DELL’ALTRO È LASCIARSI GUIDARE DALLO SPIRITO…

Ma andiamo più in profondità su questo…

Se amo, so ciò che l’altro penserebbe e farebbe; e vivo nella certezza di questo aiuto, di questa guida…

Ma questo non è forse un dono dello Spirito Santo?

Vi manderò lo spirito Consolatore, che vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto…

Gesù sta anticipando per quei “possibili discepoli” quello che succederà dopo! Quale grande amore Gesù ha avuto per loro! Lui avrebbe desiderato che loro sperimentassero questo… ma purtroppo rifiutano.

Se guardiamo a tutte le parole di questo discorso, vediamo quante cose belle Gesù ha promesso loro. Ma loro hanno rifiutato. Le parole tanto dure di Gesù arrivano proprio davanti al rifiuto. Perché rifiutare il bene grande che Gesù era venuto a portare significava avere gli occhi accecati dal maligno. Per questo Gesù dice che sono figli del demonio! E il male é così forte, in loro, che arrivano a desiderare la sua morte…

Ancora una volta torniamo alla nostra vita, per cogliere ciò che questa storia può dire anche a noi, oggi.

Anche noi abbiamo ricevuto questo grande dono, questo segreto: custodite lamia parola. Che per noi significa oggi: lasciare che il potere dello Spirito si manifesti in noi, che Lui ci ricordi le Sue parole, ma non come un vecchio libro da leggere ma come uno stimolo per il nostro agire…

Tu sai riconoscere la voce di Dio che ti guida, ti illumina nel quotidiano?


CUSTODIRE LA PAROLA È NON VEDERE LA MORTE

Ma ancora andiamo al centro di questa comunicazione di Gesù: custodire la parola significa non vedere la morte… Ma cosa significa?

Guardo nei giornali, guardo a ciò che sta succedendo in Italia e vedo, ogni giorno, 700, 800 persone morire… sarà che nessuno di questi sia stato capace di custodire la Parola? Eppure tra loro ci sono donne e uomini “santi”…

Mai come in questo tempo ognuno di noi vede tanto vicino la morte, degli altri ma anche la propria… basta un contagio…

Ma ancora una volta contempliamo, crediamo in questa Parola.

Non vedrete la mortenon sperimenterete la morte IN ETERNO, perché saprete andare oltre, oltre l’apparenza, sarete capaci di guardare alla luce, al dopo, all’eternità… supererete quell’attimo…

La morte è solo un momento. La parola più forte, che Gesù ci permette di vedere a partire dalla Pasqua, è la parola della Resurrezione. La morte non esiste più! Non vedrete la morte perché scompare subito, lasciando posto alla vita vera, la vita eterna.

Ecco che significa, per noi oggi, questa parola: vedere la morte ma già, nella fede sapere che è stata già distrutta e che tutte quelle persone sono già nella vita.

È difficile, per il credente, stare oggi davanti alla morte dei propri cari… ma, se custodiamo la sua Parola, siamo capaci di vedere, ascoltare la festa che già in cielo sta accadendo… La festa di tutti coloro che,anche davanti alla morte, hanno saputo credere fino alla fine.

Che possiamo sentire in noi questa certezza, questa verità, questa gioia profonda… perché, se non riusciamo a vivere questo, già conosciamo l’alternativa. Saremo noi a voler lapidare Dio, dicendogli che è un mentitore, perché sta permettendo tutto questo…

La vera casa (Gv 8,31-42)

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
 
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
 
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
 
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».


In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto:

Ieri il vangelo di Giovanni si concludeva con questa notizia che dovrebbe essere di gioia: A queste sue parole, molti credettero in lui. E adesso Gesù si rivolge a questi; potrebbe ringraziarli, gioire perché finalmente qualcuno rinuncia alle sue vecchie idee e abbraccia la novità che lui porta…

Ma… non è così. Gesù non si bea davanti alle conversioni, ma le mette subito alla prova. Perché non vuole persone che si mettono dalla parte di chi, in quel momento, suscita la loro stima e ammirazione, ma vuole dei discepoli, persone che non si fermano al “ricevere” quello che Gesù può dare ma si impegnano a fare come lui, ad essere come lui… a vivere quello che lui chiede di vivere. La sua Parola.

Ed ecco il primo insegnamento per i nuovi adepti: Volete essere miei discepoli, davvero? Allora rimanete nella mia parola!

«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli;

Ma quale parola? Andiamo al centro dell’insegnamento di Gesù. Una parola che dice Misericordia, amore per i piccoli, amore per la persona, che viene prima della legge… Parola che sintetizzerà da lì a poco: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri…

Ma rimanere nella parola porta alcune conseguenze:

– conoscerete la verità e

– la verità vi farà liberi.

Due frasi intrise di significato, sulle quali potremmo fermarci a riflettere a lungo. Potremmo fermarci sul conoscere, parola che in questo vangelo risuona tantissimo, o sulla verità, che proprio in questo vangelo sarà posta anche sulla bocca di Pilato: cos’è la verità?

Ma i suoi interlocutori non si fermano su nessuna di queste due parole tanto importanti, ma sulla presunzione di Gesù a proposito della libertà.

Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».

Prima cosa strana: il popolo di Dio, Israele, nasce proprio a partire dall’esperienza di liberazione dall’Egitto. È nel deserto, nella peregrinazione di 40 anni che nasce il popolo di Dio, che si impegna a vivere seguendo i comandamenti… ma erano già figli di Abramo, schiavi… Oltre a questo, hanno vissuto anche successivamente altre esperienze di schiavitù; ricordiamo la deportazione in Babilonia… In quel preciso momento, in cui avviene questo dialogo, erano assoggettati al potere romano. Cosa significa che non sono mai stati schiavi di nessuno?

In realtà, Il cuore degli israeliti era un cuore libero, nessuno poteva toglier loro l’unica libertà importante, che era il fondamento della loro vita: adorare l’unico Dio, in cui credevano, che era anche l’unico Re, e sappiamo come questa libertà in realtà era costata la vita a tanti,  soprattutto nell’epoca vicino a Gesù: quanti martiri avevano dato la vita per difendere il loro credo…

I giudei parlano di un concetto di libertà molto più vasto rispetto alla libertà nel senso fisico o politico del termine.


Ma Gesù risponde rimanendo a questo stesso livello:

Gesù rispose loro: In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.

Gesù mette in guardia dalla falsa libertà. Forse credi di essere libero, ma ne se proprio sicuro? In realtà, il peccato che hai commesso continua a stare in te, a richiamarti; ti fa sempre più egoista, sempre più chiuso in te stesso, sempre più desideroso di possesso… e non ti accorgi che questo peccato cambia, a poco a poco, il tuo modo di essere… Non sei più libero… e in fondo, non sei più libero di avere l’unico Dio come Re e Signore: il potere, il successo, te stesso diventano il tuo Re…

Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre.

Dopo 7 anni lo schiavo ebreo, che non apparteneva al nucleo familiare, veniva liberato. Non  rimaneva più in casa… Ma di che casa si tratta? Perché Gesù, che parla tanto di casa, cita ora la casa?

Se la casa è la casa di Dio, la casa del Padre, allora potremmo interpretarla così: Se tu segui il peccato, se tu ti attacchi al peccato, prima o poi non sentirai Dio il tuo Re e Signore, ma, schiavo del peccato, te ne andrai… ti libererai di Dio… ma anche Dio si libererà di te… Gesù ti può liberare dalla schiavitù e farti incontrare con il vero Dio, ti può far diventare “figlio adottivo” facendoti rimanere per sempre nella casa…

Ma possiamo anche avere un’altra interpretazione. Seguendo il brano, si parla di un’altra famiglia… nell’ultima parte del testo Gesù considera i giudei come figli del demonio… Se la casa è questa, allora il significato è ancora più forte… Finché siete schiavi, potete essere liberati, dal Figlio… ma se da schiavi diventate figli, cosa succederà?

Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

Una proposta, prima che sia troppo tardi, prima di uscire definitivamente dal rapporto pieno con Dio… quel Dio che era la vita di quel popolo… Gesù dà l’unica possibilità: la vera libertà, quella che ti fa stare per sempre nella casa di Dio, te la dà solo il Figlio…

Fermiamoci un momento… e pensiamo alla nostra vita. Sarà che tu sei veramente libero, o sei anche tu condizionato dal peccato? Qual è la casa che cerchi, che vuoi? Che Padre vuoi avere?

Gesù ci da dei criteri per la risposta:

«Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Allora la risposta è chiara. Amo Gesù? Amo la sua Parola? Allora sono nella casa del Padre. Rifiuto Gesù? Rifiuto la sua Parola? Allora forse ho già cambiato casa…

La risposta però non può essere superficiale. Certo, forse noi non cerchiamo di uccidere Gesù, ma… ne siamo poi così certi?

Forse non lo crocifiggiamo con chiodi su una croce, ma forse lo uccidiamo nei poveri che lasciamo morire per mancanza di solidarietà… Lo uccidiamo nei bambini che non facciamo nascere… Lo uccidiamo nella violenza delle guerre che finanziamo con le armi… Lo uccidiamo ogni volta che non accogliamo l’altro come diverso, e gli togliamo la libertà di essere se stesso…

La verità vi farà liberi…

Forse anche questa è una verità, che ci può sembrare scomoda. Come lo era la verità che Gesù portava a quel tempo. Ma sappiamo come porci davanti a questa verità: come discepoli, che permangono nella sua Parola, che scelgono di amare fino in fondo. Questa è l’unica strada che ci porta alla vera casa, dove il Padre ci attende. Veramente liberi.

Credere… (Gv 8,21-30)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

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Pietre… (Gv 8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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La difficoltà di andare controcorrente (Gv 7,40-53)

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.

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L’altro “viene da Dio” (Gv 7,1-2.10.25-30)

VENERDI DELLA IV SETTIMANA DI QUARESIMA

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.

Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi  di nascosto.

Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».

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Un regno differente (Gv 18,33-37) (Sol. Cristo Re B)

Gv 18,33-37

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».



Introduzione

Entriamo nell’ultima settimana del Tempo Ordinario, e la liturgia ci fa celebrare, in quest’ultima domenica dell’anno liturgico, la solennità di Cristo Re. E’ la conclusione di tutto, è l’apice della nostra vita, della nostra storia, ciò a cui tendiamo: riconoscere nella nostra storia e nella storia del mondo la signoria di Gesù, lasciarlo regnare in pienezza nella nostra vita.

Ma colpisce che, proprio nel momento della celebrazione della gloria di Gesù, il vangelo proposto è preso dal centro della passione. Il vangelo non ci mostra il re glorioso, ma ci mostra il Re crocifisso. Non è una svista, e l’evangelista Giovanni, che ritrae questa scena, e ce la dona così mirabilmente, lo sa bene. Perché Giovanni ci indica che il grande conduttore, scenografo della vita e della storia, anche e soprattutto in questo momento, è proprio lui, Gesù, perché “nessuno” gli “toglie la vita”, ma é lui che la dona (Gv 10,10), è lui il Direttore d-orchestra e la musica che suona la decide lui… Gesù, anche là, proprio là, nel momento in cui sembra schiavo di tutti, privato della sua libertà, delle sue cose, in realtà vive la massima libertà, quella del dono della vita.

Entriamo allora in questa “regalità”, in questa esperienza che Giovanni ci dona.

1. Due Re uno di fronte all’altro

In questa scena possiamo immaginare che ci troviamo davanti due re, uno di fronte all’altro. Pilato, la massima autorità civile e militare in Israele, il cui potere supremo è infliggere la morte; Gesù che invece ha il potere, materno e creatore, di dare la vita in pienezza.

Guardiamo questa scena, questo incontro, nell’ottica della regalità. Si, troviamo qui due re a confronto. Due persone che hanno potere, che usano del potere, che ricevono il potere, che ci mostrano cosa è il potere. Allora simbolizziamo Gesù, con il solito telo rosso, questa volta a ben indicare anche il momento di sofferenza che sta vivendo, e dall’altro lato Pilato, con il telo argentato, simbolo del potere, della spada. In mezzo, mettiamo una linea divisoria, un telo di colore marrone. Perché, vedremo, tra uno e l’altro c’è un abisso. O un monte insuperabile.

2. Altri ti hanno parlato di me

«Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».

Inizia un dialogo. E da subito, una contraddizione.

Sei tu…? Dici questo da te… o ti hanno parlato di me?

Da subito, Gesù richiama alla verità di sé. Alla inadeguatezza di una domanda fatta al prigioniero. E sarebbe: ti basi sul “sentito dire”, o sulla tua personale esperienza? Dove sta la verità: in quello che dicono gli altri, o in quello che tu sperimenti? E, sotto questo aspetto, la proposta sottintesa: vuoi sperimentare? Vuoi vedere cosa significa avermi come re? Ricordate la domanda che Gesù ha fatto a Pietro, alcuni capitoli precedenti della storia… Chi dice la gente che io sia? Cosa può aver detto, la gente, a Pilato?

Vorrei sottolineare questo primo argomento del dialogo, con il colore marrone. Marrone indica la terra, e quindi ciò che si sperimenta. Gesù richiama Pilato ad una autenticità: non giudicare, non vivere, non agire a partire da quello che ti dicono gli altri. Verifica, fai esperienza tu stesso…

RISPECCHIAMENTO:

Subito possiamo andare alla nostra vita. La domanda di Gesù appella alla nostra autenticità. Come tu agisci, giudichi, parli…? A partire da ciò che sperimenti, che è certo, o a partire da quello che ascolti dire dagli altri?

3. Il re Altro non mi interessa

Pilato, a questa domanda di Gesù, cambia subito discorso.

Pilato disse: «Sono forse io Giudeo?

Pensa all’etnia: non sono giudeo, e quindi non mi interessa relazionarmi con un re che è di un altro popolo…

Pensiamo all’inizio della storia, al principio… Tre grandi Re hanno fatto mesi e mesi di viaggio, seguendo un piccolo segno del cielo, per visitare il Re che nasceva… gli si sono prostrati, gli hanno donato oro, incenso e mirra…

Pilato, che rappresentava il Re in quello spazio territoriale, non viaggia per incontrare il RE, ma è il Re che viene da lui… Non si prostra, ma lo beffeggia. Non gli dona se non – e succederà solo un poco più tardi – le flagellazioni, e una croce.

E’ l’antiprincipio. E’ il contrario.

Pilato si chiude al nuovo, alla possibilità diversa. Immaginate se Pilato, di fronte alla domanda di Gesù, avesse detto: E’ vero, non ci ho pensato. Aspetta: voglio vedere se tu sei re. Mostramelo con la tua vita, nella mia vita, entra nella mia vita e domina, e sperimenterò se tu sei veramente re. No. Pilato ha semplicemente detto: non è affar mio. Non mi tocca. Non mi compete. Come se la competenza sulla nostra vita decidiamo noi a chi darla.

Stupisce questa domanda di Gesù, che é una domanda provocatoria. Mi vedi qui, incatenato, non noti qualcosa di diverso? Nel mio sguardo? Nel mio portamento? Nei miei occhi?… Non nasce qualcosa dentro il tuo cuore?

Alla proposta di sperimentare (telo marrone messo in mezzo) Pilato rifiuta (togliere il telo)

RISPECCHIAMENTO:

Ancora una volta torniamo alla nostra vita. Forse anche noi ci rifiutiamo di entrare nella vita dell’altro, perché pensiamo che non è nostra competenza, non ci tocca… e così ci togliamo la possibilità di conoscere di più, di conoscere più profondamente l’umanità, l’altro… Fino a che punto ti comprometti con l’altro?

4. Dall’essere al fare

La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 

E Pilato cambia la domanda. Perché quella sull’essere (SEI re…) gli ha già costato un invito preciso a guardare dentro di lui… e non lo vuole fare. Non può lasciarsi mettere in crisi da un semplice prigioniero… seppur gli sembri non sia un prigioniero qualsiasi.

E allora passa al livello del FARE. Cosa hai fatto?

Perché ti hanno consegnato a me? La tua gente. I capi dei sacerdoti. La tua gente, i “tuoi”… e ancora di più, non solo la tua gente, ma i “capi”… allora deve esserci un motivo, anche grave… cosa hai fatto?

Cosa ha fatto Gesù? Ha insegnato. Ha ascoltato. Ha incontrato. Ha guarito. Ha amato. Cosa ha fatto? Ha amato. Solo che l’amore costa caro, gli è costata l’invidia dei giudei… “o sei invidioso perché io sono buono?” Si, perché la bontà, l’amore di Gesù gli hanno attirato le persone, e i “capi” si sono sentiti messi in secondo luogo, quasi perdenti in competizione…

Cosa hai fatto? Pilato vuole vederci chiaro (porre un telo giallo tra lui e Gesù).

RISPECCHIAMENTO:

Ancora una volta guardiamo alla nostra vita. E’ più facile giudicare l’altro per quello che fa o per quello che è? Se entrassimo, veramente, nella verità di chi l’altro è, realmente: figlio di Dio, creatura amata da Dio… molte cose cambierebbero. E’ più facile giudicare quello che l’altro fa, e spesso sottolineando il negativo e lasciando da parte il positivo… Molte volte, il confronto con l’altro ci fa male, nascono sentimenti negativi come se l’altro ci rubasse il posto… E tu, come guardi e giudichi gli altri?



5. Il Regno

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 

Ma Gesù non accetta il cambio. Non risponde alla seconda domanda, del “fare”, ma torna sull’“essere”, sulla prima domanda. Perché parla del suo regno. Quindi, sottintende, è re. Ma lo farà dire a Pilato, non lo dirà lui:

«Dunque tu sei re?».

Ma Gesù chiarisce non cosa ha fatto ma  di che regno si tratta.

NON E’ DI QUESTO MONDO: è un regno diverso, e prova ne è perché qualsiasi Regno ha un esercito di uomini che difende il Re. se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei.  Ricordiamo che, di fatto, qualcuno ha lottato per difenderlo… Pietro con la sua spada… ma Gesù stesso ha rifiutato questo, chiedendo a Pietro di rimettere la spada nel fodero. E anche Pietro è rimasto confuso… non ha capito. Gesà rivela il perché anche di questo suo gesto là, nell’orto degli ulivi. Ripete il MIO REGNO NON E’ DI QUAGGIU’.

Ancora una volta, Pilato cambia discorso. Non analizza, non cerca di comprendere, non si pone domande. E’ ottuso, si ferma al già conosciuto. Anche se Gesù gli ha parlato di qualcosa di cui non conosce, gli ha detto che sta parlando ad un altro livello… lui si ferma al superficiale:

«Dunque tu sei re?».

 

RISPECCHIAMENTO:

Pilato è figura di tutti noi che, quando vogliamo ottenere una risposta su un argomento, perdiamo la capacità di ascoltare il resto … siamo bloccati su ciò che vogliamo ricevere in risposta. Potremmo interrogarci sulla nostra capacità di ascoltare l’altro… la nostra profondità… Se aspettiamo dall’altro ciò che pensiamo di ricevere, non entreremo mai nel suo mistero. Come stai ascoltando?

6. Tu lo dici: io sono re

Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re.

Tu lo dici. Lo riconosci. Lo vedi. Tu. Non perché altri te ne hanno parlato. Tu. IO SONO RE. Sappiamo che per Giovanni la parola IO SONO porta con sé tutto il sapore del nome di Dio. Per 7 volte Gesù dirà: IO SONO, e specificherà, declinerà questo verbo con altri predicati nominali. Sono luce, pane, porta, buon pastore, resurrezione, vita… re. Re perché IO SONO e nessuno può togliere questo. Nessuno può dominare su di me, sulla mia vita. Io sono re. Ma un re differente, un re che non domina e opprime ma un re che si cinge il grembiule e serve.

Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità.

Sono nato e venuto nel mondo per testimoniare la verità. E la verità non è la dominazione, l’oppressione, ma è l’abbassamento, il servizio, il lavare i piedi. La verità è la relazione fino al dono della vita.

Pian piano questa luce sta chiarendo tutto il progetto di Dio… A questo desiderio di luce, Gesù risponde mostrando il progetto (porre un telo rosso tra Gesù e Pilato, vicino alla Luce). Questo è ciò che Gesù ha fatto: mostrare il volto dell’amore del Padre, testimoniandolo con la sua vita.

RISPECCHIAMENTO:

Siamo chiamati insieme a Gesù a dare testimonianza alla verità attraverso i gesti che Egli ci ha insegnato a fare per essere trasparenza del volto del Padre. Quanto gli altri vedono in me il volto del Padre?.

Conclusione: In ascolto

Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

La frase che Gesù dice, a conclusione di questa risposta a Pilato, richiama un’altra parola che Giovanni pone in bocca a Gesù: le pecore ascoltano la sua voce (del pastore). Loro (le pecore) ascolteranno la mia voce… Chi sono le pecore? Quelli che stanno dalla verità. Che viene dalla verità. Che riconoscono la verità fonte della loro vita.



Allora abbiamo due Re a confronto.

–      Un Re bamboccio che pensa di avere il potere ma in realtà fa tutto quello che gli viene chiesto di fare (condannare Gesù)…

–      Un Re Vero che non agisce con la forza ma che ha un unico strumento di potere: la voce… In principio era il Verbo… la Parola… Una parola che si fa carne ora, nella verità portata fino alla fine. La verità dell’amore: io vi amo. Sono questa Parola.

UN INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA (Gv 1,35-42) – II DOM. T.O. B

1. INTRODUZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

 

Accoglienza dei partecipanti

  • Accoglienza di ognuno e introduzione: “Ricominciamo con oggi il cammino nell’ordinarietà. Ci troviamo infatti a ricominciare il tempo ordinario, e questa volta a guidarci, come abbiamo visto durante il tempo di Avvento, sarà il vangelo di Marco”.
  • Tema: “Ma anche nell’ordinarietà può succedere qualcosa di straordinario che può cambiare la nostra vita. E il tema del nostro incontro oggi sarà proprio UN INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA. Vivremo un incontro speciale…”.
  • La Metodologia. Non staremo solo seduti ad ascoltare ma vivremo questo incontro con tutto di noi stessi: non solo mente ma soprattutto cuore, immaginazione, sentimenti…
  • Regole di partecipazione: Per vivere questo incontro dobbiamo accettare delle regole di gruppo:
  • Ognuno sarà libero di eseguire le consegne, senza sentirsi costretto o condizionato dagli altri;
  • Ognuno parla in prima persona, evitando di rispondere ad altri o creare discussioni;.
  • D’altra parte, ognuno si impegna ad accogliere ciò che gli altri dicono senza giudicare, ridere o commentare;
  • Ciò che ci diremo deve rimanere solo tra noi”.

Invocazione dello Spirito Santo

  • Il facilitatore pone un cero acceso al centro: “Viviamo come sempre un momento di relazione con lo Spirito Santo. Lo Spirito è creatività, è novità, lo Spirito sempre spinge al nuovo… Nel silenzio del tuo cuore incontrati con lui, nell’intimo, cogli la sua azione innovatrice nella tua vita… puoi chiedergli qualcosa, nel tuo cuore”.
  • Concludiamo con un Gloria: Gloria al Padre…



Presentazione con prima associazione al tema

  • “La parola INCONTRO suscita qualcosa in tutti noi… possiamo iniziare associando a questa parola una parola, una emozione o un colore che ci viene in mente” (tutti si esprimono, nel senso del cerchio)

Espressione del bisogno/desiderio

  • “Adesso possiamo chiudere gli occhi e pensare a tutto quello che abbiamo condiviso. Oggi ci viene proposto un incontro speciale che può cambiare la vita. Ma come desidero vivere questo incontro Di cosa ho bisogno per vivere questo incontro veramente? Cerco di cogliere il mio bisogno, il mio desiderio e posso esprimerlo a voce alta con una parola:” Frase invito: “Per vivere un incontro speciale ho bisogno di…”.
  • Dopo che tanti si sono espressi: “Ora possiamo aprire gli occhi ed accogliere la Parola di Dio”.

 

 

2. INCONTRO CON LA PAROLA

 

Lettura di Gv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

1. INCONTRARE GESU’

Commento con schematizzazione simbolica

“Proviamo a schematizzare questa prima scena.

Intanto c’è una strada (telo grigio a forma di strada), una strada perché c’è qualcuno che sta passando su questa strada.

A lato di questa strada, fermo, c’è Giovanni (telo azzurro), e immaginiamo che Giovanni sia rivolto verso questa strada. Davanti a lui, rivolti verso di lui,  due dei suoi discepoli: Andrea (Telo verde scuro) e Giovanni (Telo verde chiaro), che non è nominato ma sappiamo che si tratta di lui.

In quel momento, mentre stavano conversando, passa Gesù (far passare il telo rosso di Gesù sulla strada, fermandolo in linea con i discepoli).

Non sappiamo che cosa stavano dicendo, cosa Giovanni stava insegnando ai suoi, ma sappiamo che la presenza di Gesù lo toglie da qualsiasi dialogo, qualsiasi cosa stesse facendo, e la sua voce si fa un proclama, un annuncio: Ecco l’agnello di Dio!

Giovanni, da “indicatore” (maestro) si fa “indicante”: indica un altro maestro. Giovanni era con due discepoli, ma non li trattiene a sé.

E subito, cosa succede? Che i due fanno una conversione di sguardo, di occhi, di corpo: si girano, dando le spalle al maestro (mostrare visivamente questa conversione girando i teli)”.

Rispecchiamento

“Vi invito, in questo momento, ad alzarvi e a mettervi intorno a questa scena… (dopo che tutti si sono situati). Vi invito, ora, a girare le spalle alla scena…

In questo momento potete chiudere gli occhi e pensare alla vostra vita: qual è il Giovanni Battista che, un giorno, ha attirato le vostre vite, vi ha attratto, ha suscitato in voi desideri di vita, di rinnovamento? Immagina di essere davanti a lui, in questo momento. Porta alla tua mente il ricordo di come lui ti ha indicato Gesù. Come ti ha fatto intravedere che, al di là di lui, oltre a lui, c’era qualcuno di più grande…”.

Puoi esprimere l’emozione che senti ripensando a questa persona…”.

“Ripensa ora a quel momento in cui hai incontrato Gesù, Dio nella tua vita. Quando te la senti, puoi girarti verso di lui, ripetendo l’esperienza di Giovanni e Andrea. E puoi metterti con il tuo corpo  nella posizione che senti più adatta davanti a Gesù”.

Tutti diventano Andrea o Giovanni con l’immaginazione

(Dopo che tutti si sono girati verso Gesù) “Adesso vi invito a chiudere gli occhi e al tre, rimanendo con gli occhi chiusi, tutti diventerete Giovanni o Andrea…. 1,2,3.

Adesso Andrea, Giovanni, avete visto Gesù e vi siete messi in cammino dietro di lui. Ma lui ora se ferma e volge il suo sguardo verso di te… Percepisci questo sguardo di Gesù che ti raggiunge, che ti scruta, sguardo amoroso, sguardo che penetra il tuo cuore… ed ora invita anche te a guardare dentro il tuo cuore, e ti pone una domanda: «Che cosa cercate?»”.

Guida all’azione in diretta della Parola

“Ti invito ora ad aprire gli occhi e a tornare ad essere te stesso. Gesù adesso ti sta guardando, e sta invitando anche te a guardare dentro il tuo cuore e a rispondere. Che cosa cerchi? Che cosa cerchi… (ripetere la domanda e dire il nome delle persone partecipanti). Rispondi nel tuo cuore a Gesù…”.

Commento

Da P. Ermes Ronchi: “La prima cosa che Gesù chiede non è di aderire ad una dottrina, di osservare i comandamenti o di pregare, ma di rientrare in se stessi, di conoscere il desiderio profondo: che cosa desideri di più dalla vita? Scrive san Giovanni Crisostomo: «trova la chiave del cuore. Questa chiave, lo vedrai, apre anche la porta del Regno».  Gesù, maestro del desiderio, fa capire che a noi manca qualcosa, che la ricerca nasce da una povertà, da una assenza che arde dentro: che cosa ti manca? Salute, denaro, speranza, tempo per vivere, amore, senso alla vita, le opportunità per dare il meglio di me? Ti manca la pace dentro? Rivolge quella domanda a noi, ricchi di cose, per insegnarci desideri più alti delle cose, e a non accontentarci di solo pane, di solo benessere. Tutto intorno a noi grida: accontentati! Invece il Vangelo ripete la beatitudine dimenticata: Beati gli insoddisfatti perché saranno cercatori di tesori. Beati voi che avete fame e sete, perché diventerete mercanti della perla preziosa…”.

Schematizzazione simbolica

“Ma torniamo a Giovanni e Andrea: qual è la loro risposta? Qual è il tesoro che cercano? ‘Maestro, dove dimori?’ Alla domanda di Gesù rispondono con un altra domanda. Non cercano qualcosa che conoscono già, ma sono aperti ad accogliere qualcosa di nuovo. Non sanno, fanno la domanda. Cercano una casa (stendere un telo marrone più lontano dai discepoli). Cercano una casa, un luogo dove abitare… Il popolo di Israele camminò 40 anni nel deserto in cerca di una casa, cercando una terra, un luogo dove dimorare… Dove sentirsi tranquilli, al sicuro…

Gesù, nel vangelo di Giovanni (che scrive questo testo, che vive questa esperienza…) dice: Io vado a prepararvi un posto, poi ritornerò e vi prenderò con me e vi porterò dove sono io… Giovanni e Andrea anticipano questa richiesta: Gesù, vogliamo stare nella tua casa, dove sei tu… e la risposta di Gesù ad ogni discepolo è sempre: vieni e vedrai.

Camminata di rispecchiamento

P. Ermes: “Vieni: ora. Adesso. Senza ritardi, senza pensarci troppo, senza ritornare indietro sui tuoi passi.

Vedrai: la promessa di un qualcosa che succederà, che non puoi conoscere adesso ma vedrai solo poi. E dobbiamo avere il coraggio di seguire una promessa: come Abramo… come Mosè…”…

“Vi invito ora ad alzarvi, e a cominciare a camminare liberamente nella sala… Immaginando il nostro cammino dietro a Gesù… Nella tua vita, forse tu hai già scelto di andare con lui, di  seguirlo… o forse è la prima volta che ricevi questo invito… Gesù ti ha già mostrato la sua casa? Hai già fatto esperienza di ‘dimorare con lui’?”

 

Immaginazione facilitata

(Durante l’immaginazione, togliere i due discepoli lasciando solo la strada con il telo di Gesù)

“Vi invito ora a  fermarvi e a scegliere una posizione comoda, chiudiamo gli occhi e iniziamo a respirare molto lentamente… Ad ogni espirazione scendiamo sempre più dentro di noi, verso il centro, il cuore di noi stessi, là dove lo spirito santo abbraccia la nostra anima.. nella fonte dell’amore in noi, nel luogo della verità di noi stessi. In questo luogo di verità, ti invito a ripensare a questa risposta di Gesù: Vieni e vedi… Lascia ora che una o più immagini emergano dentro di te, che mostrano la casa che Gesù vuole mostrarti… può essere una immagine simbolica, o un fatto reale della tua vita… attendi senza fretta, senza giudicare, ma accogli ogni immagine per ciò che è e per l’emozione che ti trasmette. E quando hai colto l’immagine che maggiormente risuona in te, concentrati su di essa, gustando e assaporando l’emozione che l’accompagna… Poi, quando te la senti, riapri gli occhi, senza fretta”.

Condivisione

Ciascuno condivide l’immagine e l’emozione sperimentata



2. STARE E ANNUNCIARE

Commento con schematizzazione della scena

“Il Vangelo ci racconta che quel giorno rimasero con lui… ma quando tornano a casa non possono trattenere l’esperienza vissuta. Andrea incontra Pietro, suo fratello, e subito gli parla di Gesù, e subito lo porta da Lui… e avviene un altro incontro.

Immaginiamo allora qui questo incontro tra Gesù e Pietro (altro telo azzurro), portato da Andrea (stesso telo di prima), e immaginiamo altre persone intorno a questa scena: un genitore di Andrea e Pietro (telo giallo), un amico di Pietro (telo arancione) e un altro “amico” di Pietro, ma che in realtà lo criticava per il suo modo irruente e impulsivo (telo viola). In più, abbiamo qui la strada, come personaggio.

Siamo nel momento in cui Gesù fissa Pietro e gli dice «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa». Tutti questi personaggi sentono questa frase di Gesù, questo dialogo”.

Scelta del personaggio che risuona di più

“Vi invito ora ad alzarvi e a camminare intorno a questa scena… ascoltate quello che questi personaggi stanno dicendo… sentendo… pensando… e lasciatevi attrarre da uno di essi, non necessariamente quello in cui ci rispecchiamo ma quello che, oggi, risuona più forte in noi, sentiamo parlare più forte…”

Inversione di ruolo con il personaggio

“Adesso potete chiudere gli occhi e, al tre, non sarete più voi stessi ma questo personaggio. 1,2,3… Adesso passerò vicino a voi, vi toccherò la spalla e, quando vi sentite toccati, potete dire chi siete e come vi sentite in questo momento della scena”.

Il facilitatore passa da tutti

Eventuale drammatizzazione

Se c’è il tempo e il gruppo lo sostiene, si può chiedere che rimanga uno per personaggio mentre gli altri escono dal ruolo, e si fa vivere la drammatizzazione.

Alla fine si ritira la scena

Partecipazione

Condivisione rispetto a quanto vissuto.

 

3. PREGHIERA CONCLUSIVA

Ambiente

Porre al centro il telo di Gesù con il cero acceso

Preghiera spontanea

“Concludiamo questa esperienza ponendoci nuovamente di fronte a Gesù, ma questa volta non come personaggio ma come persona viva in mezzo a noi. Cosa vorremmo dirgli adesso? Rivolgiamo una invocazione o una preghiera che sentiamo nel cuore”.

Concludere con la preghiera del Padre nostro

Alla fine, chiedere una parola sintesi dell’incontro.

Scarica la scaletta in PDF – II DOMENICA DEL T.O. B – scaletta dettagliata




Commento di P. Ermes Ronchi

Un Vangelo che profuma di li­bertà, dui spazi e cuori aperti: Gio­vanni indica un altro cui guar­dare, e si ritrae; due discepoli la­sciano il vecchio maestro e si mettono in cammino per sen­tieri sconosciuti dietro a un gio­vane rabbi di cui ignorano tutto, eccetto una immagine, una me­tafora folgorante: ecco, l’agnello di Dio! Ecco l’animale dei sacri­fici, l’ultimo nato del gregge che viene immolato presso gli altari, ecco l’ultimo ucciso perché nes­suno sia più ucciso. Ma nelle pa­role di Giovanni sta anche la no­vità assoluta, il capovolgimento totale del nostro rapporto con Dio. In tutte le religioni il sacri­ficio consiste nell’offrire qualco­sa (un animale, del denaro, una rinuncia…) al Dio per ottenere in cambio il suo favore. Con Gesù questo contratto religioso è svuotato: Dio non chiede più sa­crifici, ora è Lui che viene e si fa agnello, vale a dire sacrifica se stesso; Gesù non prende nulla, dona tutto.

Gesù si voltò e disse loro: che cosa cercate? Sono le sue prime paro­le nel Vangelo di Giovanni. Le pri­me parole del Risorto saranno del tutto simili: Donna, chi cerchi?

Cosa cercate? Chi cerchi? Due do­mande, un unico verbo, dove troviamo la definizione stessa dell’uomo: l’uomo è un essere di ricerca, con un punto di do­manda piantato nel cuore, cer­catore mai arreso. La Parola di Dio ci educa alla fede attraverso le domande del cuore. «Prima di correre a cercare risposte vivi bene le tue domande» (Rilke). La prima cosa che Gesù chiede non è di aderire ad una dottrina, di osservare i comandamenti o di pregare, ma di rientrare in se stessi, di conoscere il desiderio profondo: che cosa desideri di più dalla vita?

Scrive san Giovanni Crisostomo: «trova la chiave del cuore. Questa chiave, lo vedrai, apre anche la porta del Regno». Gesù, maestro del desiderio, fa capire che a noi manca qualcosa, che la ricerca nasce da una povertà, da una as­senza che arde dentro: che cosa ti manca? Salute, denaro, speran­za, tempo per vivere, amore, sen­so alla vita, le opportunità per da­re il meglio di me? Ti manca la pa­ce dentro? Rivolge quella do­manda a noi, ricchi di cose, per insegnarci desideri più alti delle cose, e a non accontentarci di so­lo pane, di solo benessere. Tutto intorno a noi grida: accontentati! Invece il Vangelo ripete la beati­tudine dimenticata: Beati gli in­soddisfatti perché saranno cerca­tori di tesori. Beati voi che avete fame e sete, perché diventerete mercanti della perla preziosa.
Maestro, dove dimori? La richie­sta di una casa, di un luogo do­ve sentirsi tranquilli, al sicuro. La risposta di Gesù ad ogni disce­polo è sempre: vieni e vedrai. Ve­drai che il mio cuore è a casa so­lo accanto al tuo.