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L’agire ispirato dall’amore (Lc 6,39-45) (Scaletta Animatore)

 MATERIALI PER L’INCONTRO:

– Scheda per i partecipanti e DVD della riunione.
–  Una candela
– Teli: Rosso e giallo



Accoglienza

(Presentazione dei partecipanti, eventuali notizie… Dare a tutti il foglietto dell’incontro e lasciare a disposizione alcune penne per scrivere le proprie annotazioni).

Segno della croce e un breve momento di preghiera allo Spirito Santo

(Accendere una candela e porla nel mezzo, per rappresentare simbolicamente la presenza dello Spirito Santo).

“Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. “Amen”

“All’inizio di questo incontro desideriamo porci in relazione con lo Spirito Santo… Lo Spirito che oggi e sempre ci guida, ci accompagna, non è distante da noi ma è vicino a noi, in noi.  Il tema di oggi è l’agire ispirato dall’amore, e l’amore è lo Spirito Santo. E’ lui che, per primo, essendo Amore, ci ispira ad agire secondo il cuore di Dio. E questa fiamma ci ricorda l’azione dello Spirito in noi, illuminandoci, conducendoci, invitandoci ad agire. Vi chiedo di chiudere gli occhi e, nel silenzio del vostro cuore, ripensate alla giornata di oggi e trovate un momento della vostra giornata in cui avete sentito che lo Spirito Santo stava conducendovi ad amare di forma nuova, diversa, più grande” (silenzio).

“Se sei riuscito ad incontrare la Sua azione nella tua vita, ti chiedo di ringraziarlo, nel silenzio; se non la trovi, allora chiedi, sempre nel silenzio, che ti apra il cuore e gli occhi per sentire la Sua presenza…”.

(Lasciare qualche minuto di silenzio, in modo che ognuno possa vivere la preghiera in modo personale. La preghiera condivisa sarà alla fine dell’incontro. Concludere questo momento con un ritornello allo Spirito Santo che tutti conoscono o con la preghiera del Gloria: Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen).

 

“Accogliamo ora la Parola di Dio che ci accompagnerà in questo incontro”.

 

Lettura del Vangelo (Lc 6,39-45)

(Qualcuno legge il testo dal foglietto che hanno ricevuto. In questo caso, diamo la preferenza al foglietto rispetto alla Bibbia, in modo che tutti possano accedere alla stessa traduzione usata nella liturgia).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:  «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.  Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».



Introduzione alla lettura personale

“Vogliamo che questa Parola tocchi profondamente ognuno di noi. Pertanto, ora, faremo alcuni istanti di silenzio, in modo che ognuno possa rileggere il brano che è stato proclamato. Invito ciascuno di voi a fissare (sottolineando, eventualmente, con una penna) la parola o frase che risuona in particolare nel vostro cuore”.

(Lasciare qualche minuto perché ciascuno possa rileggere personalmente il brano).

“Ora che abbiamo letto il testo in modo più approfondito, vi invito a leggere ad alta voce quella parola o frase che vi ha toccato oggi in particolare”.

(Ognuno pronuncia ad alta voce quella parola o frase che ha sottolineato: in questo momento non facciamo risonanze o riflessioni personali sulla Parola, ma rimaniamo nella Parola così come ci è stata consegnata).

 

Meditazione

“Ora vogliamo approfondire questa Parola, aiutandoci anche con alcuni simboli”.

(L’animatore propone la meditazione con il video “L’agire ispirato dall’amore”. Può anche riprodurre la meditazione al vivo, disponendo dei teli necessari).

 

Silenzio di meditazione e rispecchiamento

“Dopo aver ascoltato questa Parola, lasciamo qualche minuto di silenzio per riprendere le provocazioni e le domande che sono state poste, e che si trovano nel foglietto che avete ricevuto, affinché la Parola possa entrare nelle nostre vite. In questo momento non andiamo a pensare ad altre meditazioni o idee, ma cerchiamo di entrare nel concreto della nostra esperienza, aiutati dalla meditazione che è stata proposta”.

(Lasciare almeno 10 minuti per consentire a tutti di ripensare alle domande di rispecchiamento e rispondere nel loro cuore. Possono, se desiderano, scrivere sul foglietto che rimarrà personale).



Per la meditazione personale

  1. Il cieco e la luce. Tu sei chiamato a guidare altri? Chi è il cieco che oggi sei chiamato a condurre? Il tuo riferimento è Gesù o cammini scegliendo tu la strada?
  2. La pagliuzza e la trave. Chi è che stai guardando, oggi, in negativo? E qual è la trave che mi sta facendo guardare così?
  3. Il cuore e la parola: Quale “clima” creiamo intorno a noi, con le nostre parole? Di accoglienza, di amicizia, o di rifiuto e di giudizio?
  4. Dove devo crescere. Nel lasciarmi condurre dal Signore, nell’imparare a guardare l’altro in positivo o nell’usare la parola per costruire e non per distruggere?

Condivisione

“Ora che abbiamo riflettuto sulla nostra vita, possiamo condividere. Per questo chiedo di rispettare alcune regole importanti:

– Ognuno condivide ciò che ha pensato e riflettuto, senza essere condizionato da ciò che gli altri condividono;

– Non condivideremo idee ma esperienze, parlando in prima persona;

– Non riprendiamo ciò che l’altro dice, perché l’esperienza di ciascuno è diversa, anche quando sembra simile;

– Ognuno si impegna a non commentare fuori di qui la condivisione dell’altro, perché è un dono prezioso che riceviamo, entrando nella sua vita personale.

Non è necessario condividere la nostra risposta a tutte le domande, anche perché alcune sono più intime. Possiamo vivere liberamente questa condivisione, scegliere alcune delle domande e cercare di essere brevi per dare spazio a tutti”.

(Consentire a tutti, se possibile, di condividere. Aiutare a essere brevi e, soprattutto, che la condivisione riguardi l’esperienza personale e non idee. Se, a causa del tempo, non tutti riescono a condividere, il facilitatore prende nota di chi non ha avuto questa possibilità, per invitarlo a condividere per primo nell’incontro successivo. Lasciare almeno 15 minuti di tempo per la preghiera conclusiva).


Preghiera finale con tecnica immaginativa e simbolo vissuto

(Mettere la candela accesa e il telo rosso che rappresenta l’Amore a cui tutto si deve ispirare).

“Mettiamo in mezzo a noi questo telo rosso, che rappresenta l’amore che dovrebbe dare  tono e colore a tutta la nostra vita. Abbiamo visto tre aspetti in cui siamo chiamati a crescere, e ciascuno ha risposto, in cuor suo, dove deve impegnarsi di più perché non si sta lasciando ‘ispirare’ dall’amore. Possiamo chiudere gli occhi, ora, e lasciarci aiutare ancora in un momento di preghiera”. (Ascoltare l’audio “Seguendo Gesù”, lasciando che tutti vivano la proposta di immaginazione guidata).

(Dopo l’ascolto) “Abbiamo visto come la luce sia importantissima per sapere come amare l’altro. Un telo giallo ha rappresentato questa luce, nella meditazione. Adesso allora riceveremo, uno dopo l’altro, questo telo giallo, simbolo della luce. Ciascuno, ricevendolo, potrà fare un gesto, dire una parola o una preghiera, vivendo un incontro personale con la luce…”.

(Lascia che tutti – chi lo desidera –  vivano il gesto. Mettere una musica dolce o di preghiera in sottofondo. Alla fine, porre il telo giallo attorno al telo rosso).

(Concludiamo con il Padre nostro) “Ora possiamo alzarci e darci la mano e, con la consapevolezza di aver bisogno sempre di questa luce, possiamo rivolgerci al Padre chiedendogli questo dono: Padre nostro…”.

(Concludere con il segno della croce. Alla fine, chiedere a ognuno di dire una parola che riassuma ciò che porta a casa dall’incontro vissuto).


Scarica lo schema per l’incontro

Solennità di Cristo Re dell’Universo (XXXIV Dom. T.O. B)

Materiale per la PCE

MEDITAZIONE

Un regno differente (Gv 18,33-37) (Sol. Cristo Re B)

SCALETTA ANIMATORE

Un regno differente (Gv 18,33-37) – PCP Animatore

SCHEDA PARTECIPANTE

Un regno differente (Gv 18,33b-37) – PCP Partecipante

 

Un amore senza limiti (Lc 6,27-38) (VII Dom T.O. C)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».



Introduzione

Il Vangelo che ci viene proposto oggi è la continuazione di quanto letto la volta scorsa. Il contesto quindi è lo stesso: siamo in pianura, Gesù parla ai Dodici, ai discepoli e alla moltitudine che è accorsa, avendo sete di Parola e di guarigione. Poniamo allora nel nostro centro di nuovo il telo verde, per rappresentare il luogo da cui Gesù parla, e il telo rosso di Gesù che oggi, in particolare, dona parole, parole sapienziali, parole di vita.

«A voi che ascoltate, io dico…»

Gesù proclama un poema sapienziale. Entreremo, allora, nelle parole e nel significato di questo poema, che è suddiviso in tre parti, che voglio, oggi, rappresentare con tre teli (porli uno accanto all’altro, davanti a Gesù):

  1. Rosso: Gesù proclama il comandamento dell’amore universale
  2. Giallo: Gesù dà le motivazioni per vivere questo comandamento
  3. Azzurro: la misericordia, che è il nome di questo amore, è la stessa che Dio offre a noi e che noi siamo chiamati ad imitare.

Cominciamo allora ad approfondire le strofe di questo poema.



1. Amare i nemici in concreto

amate i vostri nemici,

Al centro, e viene nominato da subito, sta l’amore ai nemici, cioè a coloro che odiano, maledicono, calunniano i credenti. E Lc, ponendo queste parole in bocca a Gesù, non lo fa riferendosi solo a coloro che osteggiano la comunità cristiana, da fuori. Ma è cosciente che i nemici sono anche dentro casa, sono là dove c’è fraintendimento, calunnia, invidia ecc. anche tra gli stessi cristiani. Cose che certamente accadevano, come in ogni comunità. Poniamo allora qui, al centro del telo rosso, questo telo scuro, per rappresentare il nemico, il nemico di chi ascolta quindi anche il mio nemico. Perché sarà che anche noi abbiamo dei nemici, fuori o dentro casa?

amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.

L’amore ai nemici viene “concretizzato” attraverso 4 verbi all’imperativo (porre 4 teli chiari attorno al telo scuro, per rappresentare questi imperativi).

  • amate
  • fate del bene
  • benedite
  • pregate

Gesù non dice solo di accettare il male del nemico, ma di rispondere al male con il bene (mentre si spiegano i 4 verbi, legare il telo corrispondente al telo scuro centrale, a poco a poco coprendolo)

Amare: risposta concreta agli atti di inimicizia

Fare del bene: risposta concreta agli atti di odio

Benedite:  risposta concreta alla maledizione

Pregate: risposta concreta alla calunnia

Gesù non vuole cristiani che sopportano, ma vuole credenti che trasformino il male in bene.

 

RISPECCHIAMENTO:

Queste parole interpellano concretamente la nostra vita. Chi è oggi il tuo nemico? Dai un volto concreto a questo telo scuro… Come stai trasformando, oggi, il “male” che senti di ricevere da lui in bene?



2. La regola d’oro

Per far comprendere questo amore concreto, a questi imperativi Gesù aggiunge quattro esempi:

A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra;

a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica.

Da’ a chiunque ti chiede,

e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

Il suo linguaggio è paradossale, per cui non va inteso in senso normativo. Il suo obiettivo è indicare l’atteggiamento del discepolo, che deve essere disposto ad amare sempre, anche coloro che gli fanno del male. Questa parte viene poi conclusa dalla regola d’oro:

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Notiamo, ancora una volta, che al centro c’è il fare. L’amore è concreto. Non basta accettare il male, ma dobbiamo fare il bene.

 

RISPECCHIAMENTO:

Qual è il bene che tu desideri per te, che stai facendo ora agli altri?



3. Passare dalla filantropia all’agape

Andiamo allora alla seconda strofa, che abbiamo rappresentato con il telo giallo, per dire che Gesù motiva il modo di agire che sta chiedendo. E lo fa con tre esempi.

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano.

E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso.

E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.

Sono tre proposizioni al condizionale, che mostrano l’amore differente che deve contraddistinguere il credente. Gesù mostra che chi vuole seguirlo, essere credente, deve passare da un amore di filantropia  (porre un telo rosa  sul telo giallo)  ad un amore di agape (porre un telo rosso vivo sul telo rosa). Che differenza tra il primo e il secondo? Il primo è l’amore ricambiato, che cerca la risposta. L’amore di amicizia, l’amore della coppia, amore che dà e riceve, riceve e dà. Il cristiano però non può basarsi solo su questo amore, sarebbe troppo poco. Il cristiano si distingue dagli altri perché ama senza aspettare il contraccambio. Questa è la grande differenza. Il cristiano vuole il bene dell’altro, punto e basta. E’ l’altro e il suo bene il criterio di ogni sua scelta.



4. Figli di Dio che agiscono come Lui

Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Ecco la sintesi. E la motivazione che da senso a questo e a tutto ciò che è stato detto prima: la ricompensa diversa, perché non sarà data dagli uomini ma da Dio stesso. Qual è questa ricompensa così grande, per la quale posso fare tutto quello che Gesù ha proposto prima? La figliolanza… perché il nostro agire è come il Suo: benevolo verso tutti.

Gesù propone ai discepoli la pratica di un amore gratuito e creativo, che esprime l’essenza del vangelo: che è mostrare il volto di Dio. Il cristiano che ama manifesta e irradia nel mondo la bontà e la misericordia di Dio. E questo amore rende possibile che altri entrino nella stessa onda, e il volto di Dio si diffonde nell’umanità, attraverso uomini e donne che sanno amare come lui. Allora a questo telo rosso, aggiungo un telo azzurro simile a quello con cui abbiamo indicato la terza strofa di questo poema di Gesù. Perché amare così è proprio di Dio, è Dio che ama dentro di noi, e sappiamo che questo amore è possibile perché il cristiano ha una forza in più, che è lo Spirito Santo in Lui, che permette questo amore completamente gratuito.

RISPECCHIAMENTO:

Riconosciamo allora in noi questa figliolanza? Riconosciamo in noi questo amore capace di mostrare Dio agli altri?



5. Esempi concreti per imitare Dio

E passiamo, allora, alla terza strofa, di colore azzurro perché, dicevamo, è la strofa che ci invita ad imitare Dio:

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Simbolicamente, prendo questo telo azzurro che rappresenta la terza strofa e lo trasformo in personaggio, un personaggio che potrei essere io, o tu, ossia il credente, che veste il manto di Dio, che lo mostra, che lo comunica a chi incontra…

Gesù ci dona alcuni esempi di come imitare Dio:

Non giudicate e non sarete giudicati;

non condannate e non sarete condannati;

perdonate e sarete perdonati.

Date e vi sarà dato

Il passivo indica il datore di tutto questo: Dio stesso. Se noi viviamo queste cose, riceveremo in cambio, ma non dagli altri, perché il cristiano non attende risposta dagli altri, ma da Dio stesso.

Il giudicare e il condannare è l’atteggiamento tipico degli uomini: quello di confrontarsi, di misurarsi l’uno con l’altro… Gesù invita a spogliarsi di questi atteggiamenti, e ad assumere l’atteggiamento positivo che invece contraddistingue Dio: il perdono e il dono. E la ricompensa, per questo, sarà grande:

una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Come Dio ci ricompenserà? Con sovrabbondanza. Ma per ricevere da Lui dobbiamo dare ai fratelli. Dobbiamo vivere concretamente quest’abito che Dio ci dà. Imitando Dio.

 

RISPECCHIAMENTO:

Oggi sto agendo come Dio? Lo sto imitando?

Cosa sto donando, di mio, ai fratelli, oggi?

Cosa sto ricevendo da Dio oggi? Quale misura?



Conclusione

Abbiamo fatto un viaggio in questo poema che Gesù ha pronunciato, in pianura, a chi era venuto da lui assetato di Parola e di cura. Ancora una volta, davanti a questa scultura che abbiamo creato, ci chiediamo: oggi, per la mia vita, per il mio concreto vivere cristiano, da credente… di cosa ho più bisogno? Dove devo imparare e crescere?

 



Faccia a faccia con Gesù (Lc 6,17.20-26) (VI Dom T.O. C)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. 

Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».



Introduzione

La liturgia ci fa fare un salto nella lettura del Vangelo di Lc. Infatti, dopo il racconto della pesca miracolosa del capitolo 5, Lc narra vari altri fatti (cura di un lebbroso, cura di un paralitico, chiamata di Levi, controversia sul digiuno, le spighe strappate di sabato, guarigione della mano arida, Istituzione dei Dodici)… In realtà tutti questi testi, pur avendo caratteristiche proprie dello stile di Luca, non si discostano molto dal racconto che ne fa Marco, che abbiamo letto l’anno scorso. La liturgia allora ci fa gustare alcuni testi che sono “tipici” del Vangelo di Lc. Come lo erano anche i testi visti nelle domeniche scorse, cioè il fatto di Gesù nella sinagoga di Nazareth o la pesca miracolosa.

E dopo l’istituzione dei Dodici, Luca oggi racconta che Gesù con loro si fermò in un luogo pianeggiante, e c’era una grande folla dei suoi discepoli, una grande moltitudine del popolo da tutta la Giudea e da Gerusalemme, e dal litorale di Tiro e Sidone, come abbiamo letto, ma anche qui sono omessi versetti che vorrei richiamare, che dicono che tutte queste persone erano lì per ascoltarlo e per essere guariti dalle loro malattie. E Gesù guarisce.

Ecco allora il contesto di oggi. Siamo in un luogo pianeggiante, che vorrei rappresentare stendendo questo telo verde, anche se, dal racconto di Marco, sappiamo che siamo sulle sponde del mar di Galilea. Poniamo Gesù (telo rosso) al centro di questa pianura, poniamo accanto a lui un telo azzurro chiaro, per rappresentare uno dei Dodici, appena chiamato da Gesù; poniamo, attorno a Gesù, alcuni discepoli, rappresentandoli con questi teli verde e blu, e infine identifichiamo la moltitudine di gente con questi teli marrone, arancione e viola. Tutte persone, ripeto, venute con due desideri: ascoltare la Parola ed essere guariti.

Questo è il contesto del brano di oggi e dei brani che leggeremo nelle prossime domeniche, fino alla quaresima.

 


1. Nella pianura, al livello dei “piccoli”

Quello che viene proposto, oggi e nelle prossime domeniche, è un discorso: si tratta del discorso della pianura, che corrisponde più o meno al discorso della Montagna in Matteo.

Ci domandiamo subito, allora: perché Matteo racconta che Gesù è sulla montagna, e Luca (e Marco, nello stesso contesto) in pianura? La differenza sta nella prospettiva diversa degli evangelisti. Il fatto originale, probabilmente, accadde in pianura, presso il lago di Genesaret. Matteo fa salire Gesù sul monte perché vuol trasmettere l’idea che Gesù è il nuovo Mosè, che dà la nuova legge dal monte così come aveva fatto lo stesso Mosè. Per Luca non è questo il centro, anzi, per lui è importante sottolineare questo ambiente che si crea. Gesù si rivolge a un popolo fatto di persone semplici, umili, assetate della sua Parola e necessitati di tante cose materiali, affidate così alla provvidenza di Dio. E si pone a parlare loro non dall’alto ma allo stesso livello. Anzi, è lui che “alza gli occhi” verso di loro, come se stesse parlando dal basso. Faccia a faccia, cuore a cuore.

A Lc, in poche parole, non interessa sottolineare la figura di un Gesù maestro quanto la figura di un Gesù che accoglie la gente, soprattutto i poveri: questo è un obiettivo di tutto il suo vangelo. E quando Gesù alza gli occhi verso i suoi discepoli, concretamente ha davanti i poveri, gli afflitti, gli affamati di cui parlerà nelle Beatitudini.

 

RISPECCHIAMENTO:

Aiutati da questa schematizzazione, vogliamo subito farci aiutare per rispecchiare la nostra vita. Lc e Mt hanno scritto il loro Vangelo, mostrando un volto particolare di Gesù. E tu, quale volto particolare di Gesù stai comunicando al mondo?



2. Beati voi: poveri, affamati, piangenti…

Gesù allora inizia il suo discorso. Un discorso importante. Ma non inizia facendo lezioni di morale. Inizia con una parola magica: Beati. E lo fa rivolgendosi a tre categorie diverse che in realtà formano un’unica categoria, quella dei suoi discepoli. Poveri, affamati, afflitti. Non spiritualmente, come sottolinea Matteo, ma concretamente. E sono beati ora perché, nella loro indigenza, sono là, ad ascoltare le parole del loro Salvatore (cf. annuncio dell’angelo alla nascita di Gesù), di colui che è venuto a fasciare le piaghe dei cuori spezzati… (cf. la sua autorivelazione nella sinagoga di Nazareth…). Ed egli, a differenza di Mt, non usa la terza persona, come per comunicare un discorso di detti sapienziali, ma usa la seconda persona: voi, voi che state qui adesso, con me… voi siete beati! Abbiamo rappresentato questi con i colori verde e blu, colori della speranza e dell’incontro con il divino.

 

RISPECCHIAMENTO:

Gesù guarda anche a noi, oggi, suoi discepoli, e ci rivolge le stesse parole: beati…voi… Può darsi che anche tu ti riconosca in questa folla di discepoli non ricchi e superdotati, ma poveri, realmente poveri. Gesù ti guarda e ti benedice, ti offre la felicità piena. Ma può darsi anche che tu, oggi, non ti senta là, perché ti senti ricco, senti che hai tutto, che la vita ti sorride… Ma ne sei certo? C’è una povertà, oggi, nella tua vita? Qual è?

 


2. Beati voi perseguitati

Dopo le prime tre beatitudini, uguali alle prime tre di Matteo, Lc si scosta e non nomina le successive, probabilmente non presenti nel testo originale da cui entrambi attingono. Ma riprende, come quarta beatitudine, l’ultima di Matteo, quella dei cristiani perseguitati. Lc si rivolge a una comunità che era concretamente perseguitata, emarginata per il fatto di seguire gli insegnamenti di Gesù. Lc adatta l’insegnamento di Gesù alla situazione della comunità cristiana del suo tempo, osteggiata “a causa del Figlio dell’uomo”.

 

RISPECCHIAMENTO:

La narrazione di Luca ci aiuta ad revisionare il nostro essere catechisti, insegnanti, educatori, evangelizzatori… Lc insegna, ma adatta l’insegnamento a chi ha davanti. Così pure Matteo, abbiamo visto. Sarà che noi sappiamo fare lo stesso con le persone che accompagniamo, non dando solo la “dottrina” pura ma adattandola alla situazione di chi abbiamo davanti?

 

3. Guai a voi…

Lc, a differenza di Mt, pone in bocca a Gesù altrettanti “guai”: sono riferiti alle categorie opposte a quelle di prima: ai ricchi (opposti ai poveri), a quelli che sono sazi (opposti agli affamati), a quelli che ridono (opposti a quelli che piangono), e a quelli che sono lusingati (opposti ai perseguitati). Ma parla sempre al voi: sarà che, tra i suoi discepoli, c’erano anche queste categorie di persone? Forse si. Allora poniamo, in mezzo agli altri, questi due teli dorato e argento. Qualcuno forse non straricco, ma non bisogna necessariamente avere tante cose per essere ricchi. Forse non ricco ma che pone la sua sicurezza in se stesso e nei propri beni. Forse non pieno di cibo, ma incapace di condividere il suo con gli altri. Forse non senza problemi, ma incapace di piangere per i problemi e le sofferenze degli altri…

Questi guai servono per rafforzare quanto detto prima. Ma servono anche per noi, per aiutarci a non considerare di aver raggiunto la felicità nello stare bene, tranquilli e senza problemi. Tutto finisce, dice Gesù. Così come finirà l’afflizione per i poveri, finirà anche la gioia per i ricchi. Quasi a redarguirci a valutare bene le cose in cui poniamo le nostre sicurezze… perché, povero o ricco, l’atteggiamento più vero è quello dell’abbandono, che è un atteggiamento che traspare in tutto il Vangelo di Luca, ben descritto al capitolo 12, dove parlerà dell’abbandono alla provvidenza. Abbandono, fiducia in Dio visto come unica certezza e sicurezza. Tutto il resto passerà. Positivo o negativo che sia.

 

RISPECCHIAMENTO:

Qual è il mio reale atteggiamento verso la vita, le sue sfide e le sue gioie?

 


Conclusione

Abbiamo guardato a questa scena. A questa folla che viene per ascoltare e per guarire, Gesù ha comunicato qualcosa.

E vorrei, alla fine di questo commento, fare un ultimo rispecchiamento. Può darsi che anche noi, che siamo venuti qui, oggi, a questo incontro, lo abbiamo fatto perché assetati della Sua Parola o perché abbiamo bisogno di essere guariti. La Parola che Gesù ci ha comunicato oggi ha saziato il tuo cuore? Ti ha portato la sua pace?

 


Gesù Parola di Vita (Lc 5,1-11) (V Dom T.O. C)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.



Introduzione

Luca descrive il racconto della chiamata dei primi discepoli in modo totalmente differente dagli altri sinottici, ponendo particolare accento sulla chiamata di Pietro, con l’obiettivo chiaro di sottolinearne il primato. La rilettura di Luca di questo fatto, quindi, presenta una impronta fortemente ecclesiologica, indirizzata cioè alla comunità. Mentre Mc racconta succintamente l’incontro tra Gesù e i quattro fratelli, Pietro e Andrea prima, Giacomo e Giovanni poi, con la chiamata ad essere “pescatori di uomini”, Luca situa il fatto in un contesto differente, simile invece a quanto relazionato da Giovanni al cap. 21, nell’apparizione del Signore sul lago di Tiberiade. Luca ha premesso alcune attività di Gesù, mentre Mc pone la chiamata all’inizio, per fare i discepoli testimoni dei fatti e avvenimenti che compie.

Se da un lato Lc dà una impronta ecclesiologica, dall’altro è fortemente cristologica: al centro c’è Gesù, o meglio, la Parola di Gesù. Una Parola che tutti vogliono ascoltare, una Parola che agisce e una Parola che conferisce una missione.

Poniamo allora, nel nostro centro, un telo bianco, che rappresenta per noi oggi Gesù, un Gesù che mostra il suo potere, che rivela la presenza divina in lui, e vicino a lui la Bibbia, simbolo della sua Parola che oggi ha una centralità particolare.



1. Parola che insegna…

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

La prima caratteristica di questa Parola di Gesù è che è una parola che insegna, e quindi dà luce, apre gli occhi e il cuore. Vorrei rappresentare questa caratteristica ponendo, partendo dalla Parola/Gesù, un TELO GIALLO, simbolo della luce della Parola.

Gesù viene mostrato come il maestro che insegna. Insegna a chi?

C’è una folla che la cerca, che la vuole ascoltare (porre alcuni teli colorati dall’altro lato del telo giallo). Per poter raggiungere questa folla, Gesù sale sulla Barca di Simone, che rappresentiamo con questo telo marrone. Gesù si siede: è il maestro che insegna (mettere il telo di Gesù “seduto”  su una sedia).

Il marrone, che richiama il colore del legno della barca, richiama anche la povertà, la fragilità della Chiesa, la sua parte più umana. Nei vangeli spesso viene presentata la barca di Pietro come luogo da cui Gesù insegna. Ha un significato anche teologico ecclesiale: La barca di Pietro è simbolo della Chiesa. Gesù insegna ancora oggi nella Chiesa attraverso i suoi ministri. Nella sua fragilità, la barca non va alla deriva se dentro c’è Gesù. Alla folla che oggi sta attendendo la Parola di Dio, la chiesa la può donare solo rimanendo legata al maestro che è Gesù, l’unico Maestro. La chiesa che non rimane legata alla Parola non può donare vita e luce.

RISPECCHIAMENTO:

Davanti a questa chiarezza, possiamo interrogarci sulla nostra vita, sul nostro essere “chiesa”. Forse qualcuno tra noi ha qualche servizio di annuncio della Parola, diretto, come catechista, o comunque svolge una funzione di leader, la cui parola conta nel gruppo. O, anche senza aver una responsabilità diretta, comunque usa la parola per comunicare… La Parola che tu doni nasce dal rapporto con Gesù, germoglia dentro la “barca” con lui, o ne è separata?



2. Parola che opera meraviglie…

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

 

A una Parola proclamata, a una folla assetata, Gesù offre subito un pane più forte: vuole confermare quella Parola con l’Azione, per dire, per comunicare, che quella Parola veramente è venuta a trasformare dal di dentro la vita e il mondo.

Poniamo allora, a partire sempre dalla Parola/Gesù, un TELO AZZURRO, simbolo della divinità di Gesù che si manifesta nel potere della Parola. Parola che è DABAR, Parola che compie ciò che fa.

E’ una Parola che a volte chiede qualcosa di assurdo (“abbiamo faticato tutta la notte…”, e un pescatore sa che la notte è il momento ideale per pescare... Ma Pietro mostra l’atteggiamento che il discepolo deve avere nei confronti della Parola. “Gettate le reti per la pesca” e lui subito va, lo fa.

Poniamo allora, con questo telo grigio, le reti. Gesù indica l’atteggiamento per gettarle: devi prendere il largo, cioè allontanarti dalle sicurezze, da quello che hai di più stabile (porre le reti un po’ più distanti). Per i pescatori il mare era già conosciuto, ma la scelta di andare, nonostante la loro conoscenza del mare, è un affidamento totale alla Parola di Gesù. Gesù chiede di abbandonarsi totalmente a lui.

E le reti si riempiono di pesci (stendere le reti)… I padri della chiesa hanno riconosciuto in questa reti il simbolo della Chiesa e della sua fecondità, reti piene ma non si rompono. Ma c’è bisogno anche di altri collaboratori: non basta solo quella di Pietro, ma anche le altre barche. Quasi a dirci che Pietro da solo non basta, non ce la fa, ma dobbiamo tutti mettere a disposizione le “nostre” barche (forse piccole, malandate) per aiutare Pietro. Molti leggono questo brano anche in chiave ecumenica: la chiesa e le altre chiese che seguono Gesù collaborano insieme per “salvare” l’uomo.

RISPECCHIAMENTO:

Davanti a questa Parola che agisce, pur se l’azione è di Dio, viene chiesto l’aiuto umano: abbandono, lasciare le sicurezze, disponibilità… Tu in che modo stai collaborando con l’azione della Parola? Dio può contare su di te per agire nella sua umanità, oggi?



3. Parola che chiama e affida una missione…

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Infine, la PAROLA chiama e affida una missione: Sarai pescatore di uomini. E lo seguono. Poniamo allora, sempre come frutto della Parola, o suo effetto, questo TELO VERDE, simbolo della speranza, del futuro nuovo che si apre per quei pescatori ma non solo, attraverso il loro si anche per noi.

Le reti, di quella piccola e fragile barca, si riempiono. Simone, davanti a questa potenza e mistero, ha paura: allontanati da me, perché sono un peccatore. E Gesù risponde meravigliosamente: aiuta Simone a spostarsi su di un piano totalmente differente. A Gesù non interessa i peccati di Pietro, né il suo passato, perché le sue parole si riferiscono solo al futuro, un futuro che nasce dalla sue stesse parole: Non temere. Tu sarai pescatore…

Allora, se per insegnare Gesù ha avuto bisogno di una barca (telo marrone), se per agire ha usato le reti (telo grigio), per mostrare e far vivere la chiamata ha bisogno di uomini. Del si di uomini. Poniamo allora, vicino a questo telo VERDE, quattro teli che rappresentano i primi quattro discepoli, ma in cui ci troviamo anche tutti noi.

Sono quattro pescatori, che sono invitati a vivere un’avventura più grande di loro: pescare uomini, ossia lavorare per la vita. Pescare produce la morte dei pesci ma, riferito agli uomini, non è così: pescare significa «catturare vivi», ed è il verbo usato nella Bibbia per indicare coloro che in una battaglia sono salvati dalla morte e lasciati in vita (Gs 2,13; 6,25. 2 Sam 8,2). Nella battaglia per la vita l’uomo sarà salvato, protetto dall’abisso dove rischia di cadere, portato alla luce.

«Sarai pescatore di uomini»: allora la missione è donerai vita. Pietro è chiamato a raccogliere gli uomini da quel fondo dove pensano di vivere ma in realtà non vivono; è chiamato a mostrare che sono fatti per un altro ambiente, un altro mare, un’altra vita…

Lasciarono tutto e lo seguirono. Senza neppure chiedersi dove li condurrà. Ma già il cammino è segnato, in due direzioni: verso Lui e verso gli altri. Una duplice direzione che comprende e coinvolge la vita di ogni cristiano.

RISPECCHIAMENTO

Gesù oggi vuole dire anche a me, anche se mi sento peccatore, o fragile, o povero, come Pietro: Vuoi seguirmi? C’è una missione per te. Che è la stessa di Pietro, che è una missione universale, della chiesa tutta: salvare gli altri dall’abisso della morte, del non senso, per portarli a vivere meglio, salvare l’uomo dalla tristezza in cui è immerso per fargli conoscere una luce nuova, una gioia nuova… Tu cosa rispondi?



Conclusione

Vorrei concludere, lasciandomi ispirare da P. Ermes Ronchi, con tre parole chiave, che mi piace collegare ai tre momenti vissuti… che mostrano la delicatezza e la sapienza con le quali il Signore Gesù si rivolge a Simone, e in lui a tutti (porre le tre parole dentro la scultura, nei tre diversi punti creati):

  1. DELICATEZZA. LO PREGO’ DI SCOSTARSI: quella barca, pur essendo fragile, non viene posseduta da Gesù. Lui ne entra come ospite, a piedi scalzi, chiedendo il favore di poterla usare… Gesù non si impone mai, non forza, non ti supera con i suoi superpoteri…
  2. CORAGGIO. NON TEMERE: davanti alla divinità che si manifesta con potere, Gesù ti tranquillizza. E’ normale che senti il timore, come Maria davanti all’angelo… ma Dio non è un Dio autorità che fa quello che vuole… non avere paura di Lui…
  3. FUTURO. TU SARAI: E’ il verbo della chiamata. Un futuro già deciso ma tutto da costruire, insieme te e lui. Un futuro di vita, per te e per altri. Il futuro è pieno di attesa e potenzialità che neppure il tuo più grande peccato potrà distruggere…

RISPECCHIAMENTO

Di quale di queste tre Parole hai bisogno, oggi, in questo momento della tua vita?



Paradigma della vita (Lc 4,21-30 ) (IV Dom T.O. C)

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.



Introduzione

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Il brano che ci viene offerto oggi forma un unico episodio con quanto proposto la scorsa settimana, nei vv. 16-20 di questo capitolo. Se ci ricordiamo, il vangelo narrava il discorso “programmatico” di Gesù nella sinagoga. Gesù, invitato a leggere la Scrittura, proclama il passo del profeta Isaia, al capitolo 61 e, come abbiamo letto di nuovo anche oggi, davanti all’assemblea rivolta in attesa verso di lui, ne proclama l’ “adempimento”: in Gesù presente accade l’oggi della salvezza. Gesù attua le promesse divine annunciate dai profeti; in particolare questo accadrà nell’oggi decisivo della sua morte in croce (Lc 23,43)

Oggi allora guardiamo alla seconda parte di questo fatto, cioè a cosa accade dopo questa proclamazione.

Vorrei sintetizzare quanto vedremo con tre colori diversi, per rappresentare l’escalation che si realizza in questo momento (porre i tre teli uno vicino all’altro così come vengono presentati, come formando una strada).

  1. Tutti erano meravigliati (colore rosa)
  2. Cominciano a disprezzarlo (colore viola chiaro)
  3. Lo vogliono linciare (colore scuro)

In pochi istanti, in poche battute, avviene un cambiamento radicale. Luca non ci spiega tutti i dettagli e il perché di questo cambiamento totale, ma certamente il suo racconto vuole raggiungere due obiettivi che fanno parte del suo vangelo:

  • Adombrare la vita di Gesù con il mistero della Croce e del rifiuto da parte dei Giudei: ciò che accade qui, all’inizio, sarà in realtà quanto succederà durante tutta la sua vita
  • Annunciare la missione universale della Chiesa tra i pagani: questo, vedremo durante tutto quest’anno, in realtà è una delle linee di lettura del Vangelo di Luca.

Iniziamo allora ad approfondire queste tappe progressive.



1. Meraviglia

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca

Meraviglia e stupore si riferiscono a qualcosa di bello, di piacevole, di positivo… la gente giudica come buono ciò che Gesù sta dicendo.

Luca esagera: dice tutti. Per evidenziare il successivo passaggio al negativo, Luca sottolinea il positivo. Oltre ad essere meravigliati, il dare testimonianza richiama una esperienza personale: ciascuno di loro aveva percepito, interiormente, la bontà delle parole di Gesù, la loro veracità. Interiormente, sentivano che Gesù diceva il vero. La causa della meraviglia e della testimonianza erano le PAROLE DI GRAZIA che uscivano dalla sua bocca: un discorso carismatico, in cui si sentiva l’azione dello spirito di Profezia.

Vorrei allora porre qui, al centro di questo telo rosa, la Bibbia, come simbolo della Parola che aveva letto Gesù, presa dall’AT, e di quella che Gesù aveva detto, che entrerà nel NT. Parola che è viva, oggi, anche per noi.

 

RISPECCHIAMENTO:

Vorrei fermarmi un momento con voi davanti a questo simbolo. Anche noi ascoltiamo Gesù, non solo una volta, ma tante… Ogni domenica durante la liturgia, ma forse anche nei gruppi che frequentiamo, o forse anche la riceviamo da soli, nelle nostre case… Quanto questa Parola ci meraviglia e ci fa rendere testimonianza? Quanto, cioè, la percepiamo come qualcosa che ci tocca nel profondo, che ci scalda il cuore?



 

2. Disprezzo

a. Provocazione

e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».

Mc era stato più forte “Non è costui l’artigiano?”. Lc lo chiama “figlio di Giuseppe”, per attenuare la definizione. Dopo la meraviglia, comincia a nascere l’invidia: non è costui di quella famiglia, di condizioni umili, di lavoro umile… come fa ad insegnarci? Chi pretende di essere? Da subito, c’è il rifiuto di una teologia che mostra un Dio che passa per l’umiltà… e Lc, sappiamo, sottolinea nel suo vangelo questo volto di Dio: Dio è il “salvatore dei poveri”, come annuncia l’angelo ai pastori, un Dio “che guarda l’umiltà della sua serva”, come aveva proclamato Maria ancora 30 anni prima… Questo Dio non è accetto.

Voglio simbolizzare questa non accettazione ponendo, al centro del telo viola, una pietra. Simbolo del cuore duro e della mente dura, cioè di chi non vuole aprirsi alla novità che gli viene proposta, perché irrigidito nei propri preconcetti…

RISPECCHIAMENTO:

Ed ecco un altro motivo di rispecchiamento per noi. Come accogliamo la novità di Dio, di un Dio che a volte passa per cammini inattesi e non risponde ai nostri criteri e alle nostre aspettative? E’ accaduto anche a te di rifiutare un Dio che si presentava diverso da come te lo eri costruito?

b. Due proverbi: allusione alla croce

Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Alla provocazione, Gesù risponde con due proverbi:

 

  1. MEDICO CURA TE STESSO.

– Questo proverbio presuppone che Gesù abbia già operato miracoli, a Cafarnao (come racconta Marco): i suoi compatrioti lo sfidano a farli anche li, nella sua patria.

– Questa “sfida” in realtà anticipa la sfida che gli sarà fatta sotto la croce: “Ha salvato altri, salvi se stesso se egli è il Cristo di Dio” “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso… (Lc 23,36-37)

 

  1. NESSUN PROFETA È ACCETTO NELLA SUA PATRIA

– Con questo secondo proverbio Gesù già si riferisce alla sua morte, la sorte riservata ai profeti.

Voglio rappresentare, allora, la risposta di Gesù con una croce. Il cuore duro, la testa dura, che non accoglie la novità, porterà nel suo culmine là, alla croce.

 

RISPECCHIAMENTO:

E davanti a questa croce, ecco per noi un altro rispecchiamento, questa volta guardando alla nostra vita, al nostro essere cristiani. Forse anche noi non ci siamo sentiti capiti, o siamo stati sfidati dagli altri, davanti alla nostra fede… La risposta, a ogni provocazione, ad ogni sfida, è questa: la croce… Quanto sono capace di accogliere questa sfida nella mia vita, di accogliere la croce?

c. La scelta dei pagani

Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

Gesù cita l’A.T.:

– 1 Re 17,7ss, l’episodio della vedova di Sarepta

– 2 Re 5,1ss, l’episodio di Naaman il Siro

La durezza del cuore dei suoi compatrioti, che sarà una costante nella storia di Gesù, gli farà comprendere, a poco a poco, la sua missione universale. Lc pone questo all’inizio del vangelo, ma sappiamo che in Gesù questa coscienza è venuta nel tempo. In Lc sta già nel suo discorso programmatico.

La chiesa, che segue Gesù, e a cui Luca scrive, è invitata anch’essa a rivolgersi “ai pagani”, ossia andare “fuori” a cercare i lontani.

Vorrei rappresentare questa chiamata, questa coscienza, con un paio di sandali, che pongo sul telo viola.

 

RISPECCHIAMENTO:

L’esperienza di Gesù mi dice che, di fronte alle difficoltà, non posso rimanere fermo, bloccarmi, ma devo andare oltre, devo andare al di là. Perché tanti aspettano. Quanto, nella mia vita, riesco a vivere questo andare oltre?



3. Tentativo di linciaggio

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.

Ecco al termine dell’escalation. Dalla meraviglia/stupore al tentativo di linciaggio… Perché?

Ancora una volta, il rifiuto di una teologia diversa. La salvezza delle genti ossia dei pagani andava contro il messianismo che stavano aspettando, dove si attendeva l’instaurazione del regno dei giudei che avrebbe dominato sulle nazioni pagane. Ciò che Gesù sta dicendo non è solo una idea, ma qualcosa che va a toccare profondamente la loro fede, la loro coscienza di essere popolo eletto, la propria identità di popolo ma anche personale, perché ciò che era del popolo era anche personale, in quella cultura…

Di nuovo Lc esagera: tutti. Ma lo fa proprio per sottolineare, come dicevamo prima, il passaggio dal positivo al negativo. Altre volte abbiamo sottolineato come il termine sdegno, nella cultura, era il termine usato per descrivere il sentimento dei profeti di fronte all’ingiustizia. Quello che i presenti sentono è di stare di fronte a un’ingiustizia: un Dio che salva tutti e non tiene presente dei “suoi”. Un po’ come la parabola dei lavoratori dell’ultima ora di Matteo.

Dove si trova questo luogo del precipizio? Tradizionalmente, a 2,5 km a sud di Nazareth. Questo fa sospettare che era troppo distante per essere il luogo del linciaggio: è troppo lontano… Diversi esegeti sottolineano come Lc in realtà voglia, con questo, trasmettere un messaggio: il profeta viene sospinto fuori dalle mura della città, inteso come luogo di maledizione, prefigurazione della crocifissione di Gesù fuori le mura di Gerusalemme.

Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

E misteriosamente Gesù scompare… Di fronte ad una folla in cui tutti lo vogliono linciare, riesce a passare tranquillamente in mezzo a loro… Anche qui, cogliamo qualche spunto di meditazione.

Passa in mezzo a loro. Gesù non sfugge “volando”, usando i suoi poteri straordinari, ma passa in mezzo a loro. Ancora una volta, accoglie e vive l’incarnazione. Ma, allo stesso tempo, non gli fanno niente, come mai? Sappiamo che Gesù trasmette una autorità, per il suo modo e per il suo insegnamento. Probabilmente questa stessa autorità lo protegge, gli forma come uno scudo protettivo. Lo vogliono far fuori, ma non gli fanno niente e lo lasciano passare…

Ma d’altra parte sappiamo che Gesù non poteva morire là. Il suo luogo sarà Gerusalemme… Morire come profeta nella città centro della religiosità del suo popolo.

Ed è molto bella e parlante la descrizione: si mise in cammino. Quasi a dire che da lì inizia una storia, un percorso… che avrà il suo culmine proprio là, in Gerusalemme. E, a partire da quel momento, Luca scriverà il racconto di questo viaggio che ha come obiettivo e centro Gerusalemme.

E voglio indicare questo, simbolicamente, ponendo un telo a forma di strada tortuosa che parte dal telo scuro… a rappresentare che, da quel momento buio, negativo, inizia un cammino. Ossia Gesù non si ferma, non si blocca neanche davanti al tentativo di ucciderlo. Va avanti, cammina, continua cercando la volontà di Dio…

RISPECCHIAMENTO:

Ancora una volta, un rispecchiamento per noi. Perché credo che a tutti noi questo telo scuro faccia paura… Innanzitutto, potremmo chiederci: cosa rappresenta, per te, nella tua vita, questo telo scuro? Quale momento della tua vita in cui hai sentito vicina la “morte”, forse non la morte “fisica” ma la morte spirituale, psicologica… E ti ha bloccato, o ti ha portato ad iniziare un nuovo cammino? E come lo stai vivendo?



Conclusione

Eccoci alla fine, allora, del nostro percorso. Un percorso che è simbolizzato da questa scultura che, come abbiamo detto poc’anzi, in realtà non finisce perché c’è un cammino, da percorrere.

Vorrei concludere ponendo un ultimo simbolo, che vorrei porre lontano, a conclusione di questo cammino, indicandone l’obiettivo e allo stesso tempo la sua conclusione: una croce. Questa volta un po’ più grande della prima, perché ne rappresenta, in fondo, il compimento.

Siamo appena all’inizio del Vangelo di Luca, all’inizio dell’Anno Liturgico che ci porterà fino a li, sotto quella croce, dove si realizzerà in pienezza quell’oggi della Salvezza. Sulla croce, la promessa del paradiso al ladrone pentito… promessa del paradiso per tutti, squarcio di cielo aperto…

Allora vorrei che concludessimo guardando a questa scultura nella sua globalità, come paradigma della mia, nostra vita, di cristiani, si, ma anzitutto di uomini e donne, perché il cristiano è l’umano in pienezza… Allora, la vita può iniziare in rosa, in un clima tranquillo e festoso, dove, anche cristianamente, viviamo la bellezza di un incontro con Dio e con la sua Parola… Ma il rosa è solo l’inizio. Probabilmente per darci la forza poi di affrontare il resto. Che è cuore duro, croce, cammino, perdita, sconfitta ma sempre con la possibilità di andare avanti… Sapendo che il punto finale è quella croce…

RISPECCHIAMENTO:

Allora, guardando a questa scultura, nella sua interezza: dove ti trovi, oggi?

 



04. Da un incontro, la missione (Lc 1,39-56) (IV Dom Avvento C)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,39-56). 




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03. III Domenica di Avvento Anno C

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.  (Lc 3,10-18)




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02. II Domenica di Avvento Anno C

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».  (Lc 3,1-6)



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Gli ultimi tempi: già e non ancora (Mc13,24-32) – PCP Partecipante

Lettura del Vangelo (Mc 13,24-32)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

 


Per la meditazione personale

  1. I colori degli ultimi tempi. Guardiamo alla nostra vita: sarà che la nostra vita si colora, molto o poco, di nero e di rosso?
  2. La luce è più forte. Oggi possiamo sperimentare la luce che brilla nelle tenebre, la luce che esiste anche se insieme alla sofferenza e al dolore… Riconosci, nella tua vita, segni della luce?
  3. Unità piena. Anche tu ti senti perduto, diviso, lontano da Dio e dagli altri? Tu riconosci dentro di te quest’anelito all’unità? Hai sperimentato nella tua vita l’unità con gli altri, quell’unità che Dio sempre offre nella misura in cui rimaniamo uniti a Lui?
  4. Relazione vita-morte. Viviamo nella nostra vita l’esperienza della relazione tra la vita e la morte? Sappiamo unire le due dimensioni?
  5. Le parole che non passano. Le tue parole sono di luce o sono parole che distruggono?




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