Archivio della categoria: Favorire l’incontro

Le isole




Le isole in particolare possono servire a visualizzare la composizione del gruppo riguardo al vissuto. In questo caso si pongono teli differenti che esprimono un dato oggettivo delle persone.

Ad esempio, vengono posizionati nella sala cinque teli; uno per ogni fascia di età relative a diverse classi di catechismo. Il gruppo dei catechisti presenti si avvicina a quello della fascia che anima. Si può a questo punto suscitare una condivisione tra le persone della stessa isola ed esprimere, ad esempio, come vive il rapporto con il proprio gruppo.

Questa sociometria si può concludere con una condivisione generale, dove uno solo per ogni gruppo condivide con gli altri.

Il barometro




Il barometro è un tipo particolare di schieramento dove si offre la possibilità ai partecipanti di schierarsi su una linea immaginaria per esprimere quanto ognuno condivida o meno un determinato pensiero espresso dal facilitatore o da altri. In questo caso, un estremo della linea (simboleggiato da un telo o da un cartello) esprime il massimo, l’altro estremo il minimo (0).. In questo tipo di schieramento ci si può porre anche in posizioni intermedie, purché si eviti di ubicarsi alla metà della linea immaginaria non prendendo una posizione chiara. Chi vuole, o chi è intervistato, spiega il motivo della sua posizione.

A volte, anziché presentare la linea graduata come una scala tra un minimo e un massimo, si possono prendere come estremi due realtà contrapposte (come “ansia” e “desiderio” rispetto, ad esempio, alla partecipazione all’incontro…).

 

Lo schieramento




Le sociometrie sono forme di rappresentazione schematizzate, al centro della sala, attraverso oggetti simbolici e/o mediante la posizione corporea dei partecipanti. La distanza o vicinanza di ogni elemento, rispetto agli altri, assume un significato esplicito, che può anche essere verbalizzato.

Le sociometrie d’azione, oltre a poter offrire celermente, simultaneamente e visivamente l’opinione o il vissuto di ogni membro del gruppo, permettono di iniziare a mettere i partecipanti in azione ed in relazione “più fisica” tra loro. Tale  strumento assume quindi anche una funzione di riscaldamento psico-motorio.

Nelle sociometrie si agisce velocemente, dando poco tempo al momento della verbalizzazione relativa alla posizione assunta nello spazio. Spesso si intervista, a solo titolo d’esempio, soltanto qualcuno dei partecipanti, tra quelli diversamente schierati.

Perché l’esperienza sia vissuta nella libertà da condizionamenti legati agli altri partecipanti, si consiglia di far situare nello spazio tutti contemporaneamente

Lo schieramento si attua chiedendo ai partecipanti di assumere una posizione chiara davanti ad un determinato tema o domanda, esprimendola fisicamente ponendosi in due lati opposti di uno spazio (es. a destra e a sinistra della sala, oppure attorno a due cartelli con la scritta SI o NO, oppure PRO e CONTRO, oppure due realtà diverse…). Lo schieramento richiede una scelta tra due parti contrapposte o comunque alternative; non è consentito stare in entrambe le parti.

Questa sociometria può essere anche punto di partenza per un approfondimento successivo; ad esempio, si può chiedere ai partecipanti di esprimere la motivazione della scelta, oppure, attraverso la tecnica del “processo” (dove le parti sono l’ACCUSA e la DIFESA) avviare un dialogo/discussione.

Le sociometrie




Non sempre è utile e “fluido” chiedere il bisogno/desiderio. Alcune volte può essere più opportuno far esprimere una sociometria (schieramento del gruppo nello spazio); ad esempio  “quelli che si sentono più vittime si mettono alla mia sinistra e quelli che si sentono più carnefici alla mia destra”. Anche questa diversa consegna raggiunge comunque l’obiettivo di una maggior consapevolezza personale rispetto ai propri vissuti legati al tema in oggetto e quindi incrementa la motivazione che porterà ad un ascolto profondo del brano biblico che sarà proposto.

 

Far emergere il tema dai partecipanti



A  volte,  soprattutto in caso di gruppi creativi, già abituati a modalità attive e interattive, può essere stimolante far emergere la tematica dal gruppo stesso. Ad esempio affidando a sottogruppi aspetti o parti del tema, che il gruppo dovrà rendere “visibili” in modo creativo, attraverso una scena, un mimo, un cartellone, un’opera creativa. Il gruppo stesso può venir interpellato ad interpretare l’opera del sottogruppo. Al termine, il gruppo elabora il titolo sintesi del tema.

La scultura della tematica con i teli




Ogni partecipante viene invitato a rappresentare simbolicamente il tema con un telo, scegliendo un colore, dando una forma e ponendolo sul pavimento. Nel porre il telo al centro del gruppo, il partecipante terrà sociometricamente presente i teli già posti dagli altri. Ne risulterà una scultura astratta di gruppo. Nel posizionare il proprio telo ognuno spiegherà il colore, la forma e l’emozione che vi associa.

Possibili prosecuzioni – approfondimenti:

  1. Ognuno può dare un titolo alla statua complessiva e cogliere l’emozione che lo accompagna.
  2. Ognuno associa un oggetto o un sasso, preso dalla stanza o personale, che rappresenti una parte di sé che associa alla scultura e lo posiziona sui teli, in posizione scelta, commentando. Gli oggetti possono anche essere due, tra loro contrapposti; infatti può essere posizionata anche la parte che sento più lontana o di ostacolo rispetto allo sviluppo positivo del tema.
  3. Ognuno può dare un messaggio al gruppo, dopo aver visto l’insieme del lavoro.
  4. Ognuno può riprendersi gli oggetti ed il proprio telo, al termine, dando una nuova ridefinizione delle proprie parti rispetto alla tematica. Alla luce del confronto effettuato, le ricolloca simbolicamente, rielaborate, dentro di sé.

 

Una scultura creata con i teli sul tema dello Spirito Santo

 

Anche in questo caso, come nel precedente, a questa esperienza può seguire anche un’immaginazione facilitata. Vista la complessità simbolica, questo strumento non è adeguato a gruppi di partecipanti minori di 16 anni.

Utilizzo di simboli




Il facilitatore snocciola gradualmente i diversi contenuti. Man mano che questi emergono, possono venir evidenziati e distinti attraverso la posa, al centro della scena, di simboli specifici. Potrebbero essere ad esempio teli colorati, dando loro una forma ed una specifica posizione rispetto agli altri, al fine di meglio interpretare quell’elemento. Piano piano la tematica complessiva viene concretizzata al centro da una composizione articolata di teli colorati e/o da oggetti simbolici.

 

I sassi:  oggetti con alto valore simbolico

 

A questa presentazione possono seguire alcune consegne, variabili a seconda del livello di confronto interattivo voluto e del tempo a disposizione. I partecipanti possono essere invitati a (tendenzialmente il facilitatore sceglie una tra queste consegne):

– dare un titolo alla composizione e a cogliere l’emozione che essa comunica;

associare una propria immagine o pensiero;

– andare vicino, uno alla volta, ad un elemento della composizione, se vogliono, prendendone contatto, rigirando l’elemento tra le mani, per poi fare inversione di ruolo[1] con tale elemento dicendo: “sono….(il nome di quella parte del tema) e quale parte di… (il tema complessivo) mi sento…”

A questo punto, potrebbe seguire un’immaginazione facilitata[2] volta a favorire il rispecchiamento e l’emersione di un’immagine personale relativa al tema. Ne seguirebbe ovviamente la condivisione in gruppo.

Questo strumento può essere usato anche per approfondire la Parola.

 

Mani in movimento



A partire dalla statua di gruppo o da altre eventuali posizioni precedentemente create (anche un semplice cerchio tenuti per mano), si possono invitare i partecipanti, accompagnati da una musica, a “danzare” esprimendosi nello spazio, senza però mai smettere di “toccare” le mani di un altro, e cercando di raggiungere tutti i partecipanti. Si unisce così movimento a vicinanza.

La statua di gruppo


Si invitano i partecipanti a disporsi, uno accanto all’altro, in modo da formare una “statua” che esprima il gruppo o qualche emozione (ad es. gioia, accoglienza, aiuto, comprensione…). Per valorizzare l’immagine che ne esce si possono invitare le persone, una alla volta, ad uscire e “vedere” la statua di gruppo, esprimendo con una parola il sentimento o emozione che suscita.

La presentazione attraverso il “fotolinguaggio”  con eventuale prima associazione al tema




La presentazione può essere realizzata anche attraverso la scelta di un’immagine nella quale il partecipante riconosce qualcosa di sé rispetto alla consegna data dal facilitatore, che può riguardare la propria persona ma anche il proprio modo di sentire il tema.

In questo caso il facilitatore colloca le immagini (fotografiche o disegni) al centro del cerchio o su di un tavolo ed invita i partecipanti ad osservarle, passando vicino ad esse, e a scegliere quell’immagine che, per qualche aspetto, dice qualcosa di sé in generale, oppure in relazione ad un determinato ruolo sociale che accomuna il gruppo (ad es. cosa dice di me rispetto al mio essere catechista), oppure ad un determinato tema (ad es. cosa dice rispetto all’amicizia).

Dopo che tutti hanno avuto modo di osservare le immagini, il facilitatore, chiarendo che una stessa immagine può essere scelta da più persone, invita a prendere la prescelta e a riposizionarsi in cerchio; ad uno ad uno, secondo l’ordine stabilito dal facilitatore, ciascuno potrà mostrare agli altri la foto scelta ed esprimere cosa essa dice di se stesso, secondo la consegna ricevuta.

Per vivere la dinamica del foto-linguaggio è importante che siano proposte più tipologie di soggetti, come ad esempio:

  1. Immagini indefinite: che si possono interpretare in vari modi;
  2. Archetipi fondamentali: casa, lavoro, montagna, albero, tempo, amore…;
  3. Espressioni del viso;
  4. Forme di relazione (padre- figlio, coppia, bambini che giocano tra loro…)

Quando possibile, questo momento viene introdotto dalla camminata con musica rilassante (vedi pag. 20) .