Archivio della categoria: Nuovo Testamento

La Croce, pienezza di rivelazione (Gv 12,20-33) (V Quaresima B)

Lettura del Vangelo (Gv 12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

INTRODUZIONE

Siamo nell’ultima domenica di Quaresima; la prossima settimana, con la Domenica delle Palme, entreremo nella Settimana Santa… Concludiamo questo cammino di preparazione che ci ha accompagnato per arrivare a questo grande mistero, che è la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù…

E il passaggio biblico che la liturgia ci propone sembra molto difficile, e soprattutto molto intenso, molto ricco di significato simbolico. Contiene la rivelazione del mistero… Entriamo quindi in questa nuova storia…

PARTE 1: CERCANDO DI VEDERE GESÙ…

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

In quel tempo: di che tempo si tratta? Siamo nel capitolo 12 del vangelo di Giovanni, che inizia con l’Unzione di Betania e l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Poco prima, nel capitolo 11, è narrato il fatto della risurrezione di Lazzaro… e prima del brano che abbiamo letto, si legge, nel versetto 19, la considerazione dei farisei: “I farisei allora dissero tra loro: ‘Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!’” È la consapevolezza che Gesù sta attirando a sé le persone.

E si tratta proprio del mondo intero, perché qui abbiamo anche alcuni greci: persone che non appartengono al popolo giudeo, ma sono proseliti, che sono saliti per il culto a Gerusalemme, ma, invece di andare al tempio, si sentono attratti da Gesù.

Facciamo quindi la schematizzazione di questa scena.

Poniamo, quindi, qui al centro di Gesù (telo rosso). Da un lato, alle sue spalle, mettiamo alcuni personaggi. I discepoli: Filippo (telo azzurro) e Andrea (telo verde); la folla di Gerusalemme che ha cominciato a seguirlo (telo arancione) e greci (telo marrone). Dall’altro lato, mettiamo un telo argento, ancora una volta rappresentando le autorità che lo guardano con disprezzo e preoccupazione… Gesù si trova ora in mezzo a queste persone: da un lato, l’accusa, dall’altro, questo gregge che ha trovato in lui una risposta, una speranza… e così lo segue.

Ma approfondiamo questa scena. Perché questi greci non vanno direttamente da Gesù? Perché sanno che i giudei non sono sempre aperti ai non giudei. Perciò temono di avvicinarsi direttamente a Gesù e cercano un discepolo che sia aperto a loro. Quindi scelgono Filippo, che ha un nome greco e, in effetti, viene da Betsaida in Galilea, una città con una mentalità più aperta.

Filippo, che all’inizio non ha trovato difficoltà nel portare Natanaele a Gesù, mostrandogli il Messia, questa volta non va neanche lui direttamente da Gesù, ma cerca un sostegno. E lo trova nell’unico altro discepolo con un nome greco, Andrea. E insieme vanno a Gesù per dirgli che i Greci vogliono incontrarlo (mettere i teli di Andrea e Filippo più vicino a Gesù, ma in linea con i Greci).

RISPECCHIAMENTO:

Entriamo quindi anche noi, con la nostra storia, con la nostra vita, all’interno di questa scena. Perché questa scena ci chiede un posizionamento… Dove siamo oggi? Siamo in mezzo alla folla, in cerca dei miracoli di Gesù, siamo nei greci, che non si sentono degni di andare direttamente a Gesù, in quanto considerati diversi… o siamo discepoli che vogliono portare altri a Lui o, addirittura, ci ritroviamo nelle autorità, in chi non è d’accordo con questo Gesù che mette disordine nel nostro modo di guardare alla religione? Perché a volte giudichiamo anche Dio, quando si mostra diverso da come lo pensiamo, e ci chiede di lasciare i nostri schemi e pregiudizi… Dove sei oggi?

PARTE 2: LA RIVELAZIONE DELLA CROCE

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Davanti alla richiesta di Filippo e Andrea, di accogliere questi greci, Gesù sembra cambiare argomento! Invece, la sua risposta è molto in sintonia, è una risposta molto chiara e molto profonda. Parla della morte e, con il paragone con il chicco di grano che muore, accenna alla propria morte…

Per simbolizzare questa risposta di Gesù, poniamo qui, vicino a lui, la croce (porre una croce, preferibilmente grande). Perché questo popolo, che sta cercando di vedere Gesù, potrà vederlo e comprenderlo veramente solo al momento della morte.

Il chicco di grano muore, quindi produce molto frutto… Lui, sulla croce, mostrerà il frutto, cioè che la salvezza è per tutti! E non ci sarà più distinzione tra giudei e greci, come stanno vivendo ora, ma la salvezza raggiungerà tutti senza distinzione. La risposta di Gesù alla richiesta di Andrea e Filippo è proprio questa: loro, i greci, che hanno paura di avvicinarsi a me, mi vedranno (mi conosceranno, avranno esperienza) sulla croce, dove mostrerò l’immenso amore del Padre per loro!

Per di più, Gesù comunica un’altra verità, che è per tutti noi:

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.

Seguire Gesù è essere là dov’è lui, quindi ci chiede di accogliere, anche noi, quella croce, perché solo sulla croce possiamo continuare la sua missione, cioè comunicare e diffondere, rivelare l’amore del Padre. Solo nel servizio, nel dono di sé, nel morire per l’altro possiamo essere testimoni trasparenti di questo grande amore…

RISPECCHIAMENTO:

Ancora una volta entriamo in questa scena, perché questo ci tocca molto… Prima, ci siamo messi da una parte o dall’altra di questa scena, in uno o nell’altro personaggio che sta guardando Gesù. Ora ti chiedo di metterti qui, vicino a Gesù, vicino a questa croce, sotto questa croce… Come accolgo la croce nella mia vita? Come vivo la croce nella mia vita quotidiana, le piccole o grandi croci che sperimento ogni giorno… Ma, ancora più profondamente, sono capace di stare sotto questa croce per mostrare il vero amore per i fratelli? Amandoli fino alla fine?

PARTE 3: LA GLORIFICAZIONE DEL PADRE

1. Accogliere la volontà di Dio

Pensando alla croce, tutti noi rimaniamo spaventati. Anche Gesù, pensando alla croce, era angosciato. E nell’angoscia cita un salmo, il Salmo 6:

Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 

Nei vv. 4-5 del Salmo, il salmista si lamenta e supplica:

Trema tutta l’anima mia. Ma tu, Signore, fino a quando? Ritorna, Signore, libera la mia vita, salvami per la tua misericordia.

Gesù è nella situazione del salmista. Ma non può, come il salmista, dire “liberami”, perché deve compiere la sua missione! È per questo che è venuto. Quindi, il finale non è la richiesta di liberazione, ma la richiesta di adempiere fino alla fine la volontà del Padre: Padre, glorifica il tuo nome.

Nel vangelo di Giovanni il tema della glorificazione è molto presente. La seconda parte del Vangelo, dal capitolo 13 alla fine, è il Libro della Gloria, dove viene raccontata la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù. La piena gloria Gesù la vivrà lì, su quella croce!

RISPECCHIAMENTO:

Accettare la volontà di Dio non è sempre facile. Per Gesù non lo è stato, ma molte volte anche noi ci rendiamo anche conto che la missione che Dio ci ha dato sembra molto più grande delle nostre forze, ci sentiamo incapaci, andare fino alla fine ci fa paura… Vi chiedo ora di entrare in questa verità: accogliere la volontà di Dio fino alla fine è entrare nella gloria, non però quella degli uomini, ma quella di Dio! Dio che accoglie il dono della tua vita e ti dà pienezza di grazia e vita… Ognuno può pensare a ciò che Dio gli sta chiedendo. Nel tuo cuore trova la forza di dire un nuovo si, pieno, alla sua volontà…

2. Comprendere la voce del Padre

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

Davanti al sì di Gesù, subito arriva la risposta del Padre. Davanti al suo sì, il Padre risponde, il Padre arriva con il Suo amore…

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».

Ancora una volta, un fraintendimento: le persone non capiscono questo Dio “diverso” che Gesù è venuto a mostrare. Non sono in grado di capire, le loro orecchie sono chiuse. E distorcono la realtà…

Chi ha sentito il tuono, sta percependo il Dio del terrore, che si faceva presente con tuoni e fulmini…

Chi ascolta l’angelo, percepisce il Dio lontano, il Dio che non si avvicina direttamente all’uomo…

Ma, in entrambi i gruppi, nessuno riesce a cogliere che si tratta della voce amorevole del Padre…

RISPECCHIAMENTO:

Il nostro orecchio come è? La sua voce, che percepiamo nelle nostre vite, è la voce di un tuono, la voce di un angelo o la voce di un Padre?

È interessante ciò che Gesù dice davanti a queste affermazioni:

Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi.

Ognuno sente quello che vuole sentire…

3. Davanti alla croce…

Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Ancora una volta appare il tema del giudizio. La settimana scorsa dicevamo che non è Gesù a giudicare: lui solo offre l’amore del Padre. Ma chi si auto-condanna è colui che si pone al di fuori di questo amore, che rifiuta l’amore e preferisce rimanere nelle tenebre.

Qui il riferimento sono le autorità religiose: per Giovanni, che scrive, sono esse il principe di questo mondo, ma, sulla croce, Gesù rivelerà il vero Dio, e tutti saranno in grado di scegliere quale Dio seguire… Tutti saranno attratti da Lui, lì, sulla croce… Dove tutti, giudei e greci, vedranno la gloria di Dio.

Quindi mettiamo questo telo bianco su questa croce… La croce, ancora una volta, è identificata come il luogo della trasparenza di Dio, della verità…

RISPECCHIAMENTO:

Vi invito a guardare questa croce e a pensare, ancora una volta, alle vostre personali esperienze della croce, della sofferenza; alla croce che ci libera dalle maschere, da quei veli che indossiamo per nascondere le nostre debolezze, ciò che non ci piace di noi. La croce è il luogo della verità. Lo vediamo anche nelle nostre vite, nell’ora della croce tutto si rivela: riconosciamo i veri amici, entriamo nell’essenziale della vita, lasciamo da parte tutto ciò che non è necessario…

Dedichiamo un tempo di silenzio per meditare davanti a questa croce…

Un Dio differente (Gv 3,14-21) (IV Quaresima B)

Lettura del VANGELO  (Gv 3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

INTRODUZIONE

Domenica scorsa abbiamo visto Gesù che, per difendere il vero Dio, Padre di misericordia, da false immagini di Lui, che Lo mostravano come Dio fantoccio o Dio che chiede sacrifici, ha creato una situazione di conflitto con i giudei nel tempio. Perché era molto prezioso ciò che veniva messo in gioco…

Oggi ci troviamo ancora di più davanti al vero Dio, il Padre di Gesù Cristo, il Dio che Gesù è venuto a rivelarci. Questa rivelazione ha luogo nel corso di un dialogo tra Gesù (mettere il telo rosso) e Nicodemo (mettere un telo d’argento), narrato poco dopo l’episodio di domenica scorsa, dell’espulsione dei venditori dal tempio.

Chi è Nicodemo (indicare il telo d’argento)?

All’inizio di questo capitolo, al v. 1, Nicodemo è presentato come un fariseo, uno dei dottori della legge e, per di più, uno dei capi dei Giudei, cioè uno di quelli che abbiamo visto l’altra volta, un’autorità che, davanti alla presenza di Gesù, dei suoi insegnamenti e segni, sente che qualcosa sta cambiando nella sua vita e nella sua religiosità. Quindi cerca Gesù, e lo cerca di notte, probabilmente per non essere visto da nessuno, e si presenta a lui dicendo: ” Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui“. Nicodemo esprime questa certezza: tu vieni da Dio.

E Gesù inizia un dialogo con lui… ma Nicodemo non capisce. Non possiamo fermarci su questa parte, perché ci richiederebbe molto tempo, ma siccome c’è un particolare interessante, soffermiamoci un poco: Gesù parla a Nicodemo nella seconda persona singolare, ma passa alla seconda persona plurale nei versetti 10 e 11, prima del brano che leggiamo oggi. Da un momento all’altro, Gesù inizia a parlare con Nicodemo nella seconda persona plurale, nel “voi”. Come per sottolineare un contrasto: Noi – Voi (mettere un telo a formare una linea divisoria tra i due personaggi).

Gesù mette in contrasto… cosa? Ancora una volta, un modo di comprendere Dio…

Entriamo, quindi, nel brano di questa domenica dividendolo in tre parti, ciascuna delle quali ci mostra una caratteristica di Dio, che ha in comune una “carenza”, una “mancanza” e un “senza”.

PARTE 1:
una salvezza SENZA PUNIZIONE

La prima caratteristica è rappresentata dal colore verde (mettere un telo verde accanto a Gesù). Il verde rappresenta la speranza. Possiamo chiamare questa parte di “Salvezza senza punizione”… confrontandola con il modo di vedere Dio fino a quel momento, che rappresentiamo con il colore viola (mettere un telo viola al lato di Nicodemo, di fronte al verde): il colore viola ci ricorda la penitenza , la punizione…

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Gesù cita l’Antico Testamento, il libro dei Numeri (Nm 21,9), che mostra lo schema classico della religione: il popolo pecca, Dio punisce, e se il popolo si pente, Dio salva. Questa è la via di Nicodemo e di tutte le autorità del tempo per comprendere Dio. Castigo – Salvezza…

Ma il Dio di Gesù è ben diverso, perché il confronto è fatto solo a metà. Infatti, Gesù prende solo la parte della salvezza. Qui non c’è il peccato del popolo e la punizione di Dio, ma solo l’offerta della Salvezza… per dire che anche se si vive una vita “normale”, quell’uomo innalzato, il figlio dell’uomo ossia l’uomo in pienezza, può donarti una vita diversa… vita eterna… che per Giovanni non è qualcosa di futuro, ma è nel presente, eterno non per la lunghezza del tempo, ma per la qualità del tempo. Vita pienamente felice, perché vita pienamente umana…

Quindi il Dio di Gesù Cristo non è solo un Dio che salva dal male commesso, ma che dà, con la sua iniziativa, una vita migliore, una vita in pienezza, l’eternità della vita…

E come succede tutto ciò? In una relazione… di fede. Se lo vuoi, devi solo entrare in questa relazione con lui, credere in lui… e lui risponderà. Tutti quelli che credono in lui: nessuno è escluso.

RISPECCHIAMENTO:

Come facciamo sempre, rispecchiamo in questo qualcosa della nostra vita. Tu senti Dio di colore verde o di colore viola? Tu, davanti alla tua fede, nella tua spiritualità, percepisci questa vita in pienezza, questa grazia già raggiunta, o pensi che non ne sei degno, capace, perché non sei santo… e, quindi, c’è bisogno di passare attraverso un “castigo“?

PARTE 2: UN AMORE SENZA MERITO

La seconda caratteristica è rappresentata dal colore rosso (mettere un telo rosso dal lato di Gesù), che contrasta con un altro modo di vedere Dio, che rappresentiamo con il colore grigio (mettere un telo grigio dal lato di Nicodemo). E possiamo chiamare questa parte “amore senza merito“.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Ancora una volta, qual è l’immagine di Dio trasmessa dalla religiosità del tempo? Quella del Dio giudice, che veniva a giudicare e condannare, dividendo il mondo in buoni e cattivi… un Dio giudice che condanna senza pietà…

Invece, Gesù mostra un Dio che prima di tutto ama. Ama non perché lo meritiamo, non perché siamo buoni, santi, perfetti… Ama perché Lui è così. E invece di condannare, cerca il modo di salvarci!

Come avviene questo? Ancora una volta, attraverso la fede: credere, entrare in questa relazione con Lui… a differenza del Dio giudice, che non crea alcuna relazione…

Abbiamo messo il telo grigio per rappresentare quest’altra immagine di Dio: un Dio immaginato come colui che incatena, che detiene, che punisce… che giudica dall’alto…

RISPECCHIAMENTO:

Ancora una volta, entriamo anche in questa duplice immagine di Dio. Dove mi trovo? Credo in un Dio che mi incatena o che mi ama?

PARTE 3:
UNA CONDANNA SENZA GIUDIZIO

Infine, l’ultima caratteristica, che rappresentiamo con il colore giallo, a contrasto, questa volta, con il colore nero. E chiamiamo questa terza parte “condanna senza giudizio”.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Questo brano potrebbe risultare oscuro per noi, ma lentamente cerchiamo di capire. C’è una luce, Dio è luce, e la rappresentiamo con il colore giallo. La luce è offerta a tutti, ma può darsi che qualcuno non accolga la luce. Perché la luce è pericolosa, perché mostra tutto nella vera realtà… Dicevamo prima che non c’è giudice, ma qualcuno può auto-condannarsi, cioè stare fuori da questa luce, da questo amore, da questa vita eterna, e scegliere l’oscurità…

Se vuoi rimanere dalla parte di Gesù, c’è solo una cosa da fare: credere. Ma se non credi, tu stesso ti nascondi nell’oscurità, e l’oscurità significa tristezza, angoscia, paura…

Dio non vuole che tu cammini nelle tenebre, ma nella luce! Ma non può forzarti. E questo è il giudizio di cui parla Giovanni: un’autocondanna. Gesù non nomina nessun giudice, ma fai attenzione a non auto-condannarti, a stare fuori da questa grazia, da questo amore, da questa luce…

RISPECCHIAMENTO:

Infine, possiamo chiederci: sono nella luce… o mi sto nascondendo, sto nascondendo parte di me, sto nascondendo motivazioni, intenzioni, opere, pensieri, desideri…? Perché Dio non ci chiede, ancora una volta, di essere santi, perfetti… ma solo di essere trasparenti, autentici…

Il vero volto di Dio (Gv 2,13-25) (III Quaresima B)

Lettura del Vangelo (Gv 2,13-25)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». 

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

INTRODUZIONE

Dopo le pietre del deserto, dopo il monte Tabor, eccoci davanti a una nuova scena, ancora una volta molto interessante per noi. Cosa succede a Gesù? Perché questo atteggiamento forte e violento? Proprio lui, che sembrava così mite! Un’azione così forte deve aver dietro qualcosa di molto importante e profondo… Ancor di più, perché siamo nel Vangelo di Giovanni, e Giovanni usa un linguaggio simbolico: non possiamo rimanere nella superficie del concetto, ma dobbiamo penetrare nel cuore. Cosa c’è dietro tutto questo? Cosa c’è di così importante per costringere Gesù ad agire con tutta questa forza?

Il fatto è che ciò che sta al centro di questo brano è l’immagine di Dio, e il modo di relazionarsi con Lui… Così mettiamo qui, da un lato, questo telo giallo per rappresentare il Padre, il Dio rivelato da Gesù.. e dall’altra parte, in antitesi, questo telo scuro, per rappresentare il Dio che il Tempio, quel Tempio in cui Gesù entrò, stava presentando…

Due immagini contrastanti di Dio che si scontrano l’un l’altra. E quando si tratta di Dio, il Padre, Gesù non permette che non lo prendiamo sul serio…. L’azione di Gesù (mettere il telo rosso che lo rappresenta al centro) ha a che fare con queste due immagini… Vediamo, dunque, di entrare questa storia!

PARTE 1: NEL TEMPIO DI GERUSALEMME

1. Un Dio “fantoccio”

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Gesù va a Gerusalemme, ma la motivazione della Festa, sottolineata da Giovanni, è qualcosa di strano: è la Pasqua dei Giudei… Sempre, nel Vecchio Testamento, parlando della Pasqua, si diceva la Pasqua del Signore… com’è che ora, improvvisamente, cambia nome?

L’uso di questa espressione, per Giovanni, è intenzionale: per dire, a chi legge, che la festa religiosa – che aveva al centro il Dio liberatore – è diventata la festa delle autorità giudaiche, la festa per far avere loro un guadagno, da sfruttare, da fare “business“… L’aspetto religioso era totalmente distorto!

Allora, qual è la prima caratteristica di Dio, presentata dalla situazione del Tempio in quel momento? Si tratta di un Dio “fantoccio”, perché chi è al centro non è Lui, ma le autorità religiose… (mettere sul telo scuro un telo d’argento).

RISPECCHIAMENTO:

Nella nostra realtà spirituale, potremmo ritrovarci nella stessa situazione… Possiamo chiederci: lasciamo che Dio sia Dio, nella sua alterità e diversità, o ci mettiamo al suo posto, considerandolo un burattino, che deve rispondere alle nostre esigenze ?

2. Un Dio “che si può comprare”

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Gesù arriva nel Tempio, dove è andato a cercare Dio, a incontrare Dio… e cosa trova? Non persone che pregano, persone in preghiera… ma un mercato!

Perché c’erano venditori nel Tempio? Perché tutti coloro che arrivavano dovevano offrire un sacrificio… e, invece di offrire, come era all’inizio, le primizie del proprio raccolto o i primogeniti del gregge, la gente acquistava direttamente lì l’offerta necessaria. Quindi, tutto ciò generava un grande profitto per le autorità. Ancora una volta, al centro non c’era il vero Dio, ma il denaro, la ricchezza (mettere un telo dorato vicino all’argentato).

Possiamo andare un po’ più a fondo. Se, in linea di principio, l’offerta era qualcosa che ciascuno produceva, ora al centro c’è il denaro, e le possibilità che il denaro offre… e il messaggio che passava era: pagando, si ottiene… Offri a Dio e Dio ti proteggerà… La mentalità, molto diffusa, oggi, anche da molte “chiese”, di poter comprare la protezione di Dio…

RISPECCHIAMENTO:

Questa dimensione “economica” di compravendita può essere molto presente anche in noi, nei nostri gruppi, nelle nostre comunità… Qual è l’immagine di Dio che personalmente sento in relazione alle offerte e al denaro?

3. Il vero Dio

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi

Quindi, di fronte a questa immagine di un Dio fantoccio, da cui posso acquistare favori, Gesù si arrabbia. Ma aveva bisogno di una frusta di corda? Perché ha fatto tutto questo?

C’era un’immagine ben nota, attraverso la quale era presentato il Messia: sarebbe venuto con una frusta, per scacciare tutti i peccatori… Gesù, quindi, fa un gesto molto chiaro e simbolico: si presenta come il Messia, ma un messia molto diverso. Lui non espulsa i peccatori… ma i venditori che rappresentavano l’anima del tempio, della religiosità che si viveva in quel momento…

Quindi Gesù, con questa frusta, getta a terra le monete, rovescia i tavoli dei cambiavalute… (togliere il telo dorato)… ma il gesto profondo è quello di rovesciare questa immagine del Dio fantoccio che loro trasmettevano (togliere il telo scuro). Perché l’amore di Dio non si compra, Dio non è un Dio che può essere comprato…

Tuttavia, togliendo questa immagine, togliendo il commercio, il denaro, cosa rimane? Rimangono solo le autorità, spogliate di tutto ciò che ha permesso loro di guadagnare da questa religiosità. Si capisce, allora, perché l’atteggiamento di Gesù è stato in pieno contrasto con le autorità religiose del suo tempo.

Ma diamo un’occhiata a quello che c’era in quel tempio… C’erano buoi (porre un telo marrone), pecore (porre un telo panna) e colombe (porre un telo grigio)… Anche qui, nel racconto di Giovanni, troviamo qualcosa di profondo e simbolico. In un primo momento, Giovanni chiama gli animali che servivano a sacrificare in ordine di grandezza (dal più grande al più piccolo); nel momento del gesto di Gesù, nomina per prime le pecore, che ha mandato fuori dal tempio (togliere il telo delle pecore e porlo più lontano, ma dalla parte del vero Dio)… Ricordiamo che l’immagine della pecora, nell’Antico Testamento, rappresentava il popolo di Israele, il cui pastore era Dio… e Gesù, vero Pastore (è lo stesso Giovanni che lo sottolinea, al capitolo 10) viene a liberare le pecore, dall’oppressione della casta sacerdotale, del potere. Quindi questo è anche un gesto profetico.

e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»

Quindi i buoi sono usciti con le pecore… ma Gesù pone la sua attenzione sui venditori di colombe… che erano quelli che, di fatto, pensiamo, guadagnavano di meno… Invece di rimproverare tutti, Gesù rimprovera solo questi… anche questo ha qualcosa da dirci…

Le colombe erano l’offerta dei poveri… guadagnare dai poveri era qualcosa che Gesù sicuramente non ha accettato… I venditori guadagnavano della povertà dei poveri!

Gesù contrasta il tempio come luogo di commercio, dove la gente, i poveri, invece di incontrarsi con il Dio di misericordia, incontravano un Dio che esigeva sacrifici e offerte. Il tempio era divenuto il luogo dello sfruttamento in nome di Dio!

Ancora una volta, Gesù vuole mostrare chi è vero Dio. Egli non chiede sacrifici. Anzi, Gesù poi mostrerà che è lui che va a sa sacrificarsi per il bene dell’uomo…

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».’

Sembra che i discepoli hanno sbagliato ad unire il gesto di Gesù a questo brano biblico, che è il Salmo 69. Il “zelo”, infatti, è legato al profeta Elia, quando con violenza aveva ucciso 450 sacerdoti di una divinità pagana… Purtroppo, molti legarono al gesto di Gesù a quello del Messia che, con la forza, sarebbe venuto a purificare il tempio e ripristinare il suo antico splendore. Un modo di essere Messia dal quale Gesù ha preso le distanze… Gesù non è venuto per purificare il tempio, Gesù è venuto per eliminarlo! Perché l’immagine di Dio che presenta è completamente diversa (fare riferimento al telo giallo)

– Non è un Dio che toglie agli uomini, ma un Dio che dà, che offre.

– Non è un Dio che chiede sacrifici, ma un Dio che si sacrifica.

Con Gesù, non c’è più l’obbligo di offrire a Dio, ma dobbiamo accogliere un Dio che si offre agli uomini.

RISPECCHIAMENTO:

Ancora una volta, ci troviamo davanti queste due immagini di Dio… qual è il volto del tuo Dio, oggi, nella tua vita?

A questo punto, prendere i teli degli animali e della falsa immagine di Dio e metterli da parte, lasciando al centro le autorità, Gesù e l’ immagine del Padre, in linea retta.

PARTE 2: il SEGNO

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».

Dopo l’incontro/scontro tra Gesù e venditori, c’è un altro incontro, diretto: tra Gesù e le autorità, che sono già qui rappresentate.

Davanti all’agire di Gesù, i leader, i giudei, intervengono e chiedono a Gesù il segno, ossia qualcosa che mostri con quale autorità egli agisce. Sappiamo che in Giovanni spesso viene chiesto un “segno” a Gesù… per credere. Vogliono che Gesù mostri qualcosa (mettere un telo bianco tra Gesù e il Padre), che riveli il rapporto tra lui e Dio, che gli permetta di fare tutto questo.

Gesù si rifiuta… non ha segni da mostrare (anche se le opere che fa sono chiari segni!). Ma egli stesso diviene il segno! (mettere il telo bianco del segno vicino al rosso di Gesù).

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Qui abbiamo bisogno di capire di più: si parla di Tempio, ma in realtà la parola che Giovanni usa è il santuario… che non è la stessa cosa. Il tempio comprendeva un grande spazio, dove ognuno poteva entrare… Il santuario era un posto speciale, la parte centrale, dove erano conservate le parole, le tavole della legge, e quindi era un forte segno della presenza di Dio. Qui solo un sacerdote, e solo una volta l’anno, poteva entrare…

Gesù si riferisce a questo posto speciale ed è per questo che il dialogo versa su due cose (o due concetti) diversi:

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Così qui (nel lato dove sono rimasti simbolizzati gli animali e il denaro) c’è il tempio e la realtà religiosa del tempo. Qui (in Gesù) abbiamo un altro tempio, che è in realtà il santuario… Siccome la presenza di Dio è in Gesù, non c’è più bisogno del Tempio, perché Gesù è il nuovo tempio, il nuovo santuario, quel santuario che è stato distrutto, ma è stato ricostruito in tre giorni con la sua risurrezione… Con Gesù non sono più necessari santuari di pietra, templi per incontrare Dio… perché lui si fa trovare in qualsiasi luogo dove si creda in Gesù e si invochi il suo nome.

RISPECCHIAMENTO:

Dove trovo Dio? Ho bisogno di un Tempio per incontrarLo, di chiese, di un luogo fisico, o riesco a vederlo agire nella mia storia, nelle persone che incontro, nei fatti della vita che proclamano la sua provvidenza…

PARTE 3: AUTENTICITÀ

Rimuovere i teli lasciando solo quello di Gesù

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome.

È interessante il fatto che le autorità chiedono un segno, mentre Gesù ha mostrato e realizzato molti segni… Per Giovanni, i segni sono i miracoli di Gesù, che mostrano la sua origine divina e, nel suo Vangelo, i segni sono così importanti che un’intera parte del libro è il Libro dei segni, che mostra 7 segni, i miracoli di Gesù. Di questi, solo uno, la moltiplicazione dei pani, è narrato dagli altri evangelisti.

Le autorità sono così cieche che non riescono a vedere…

Ma sembra che gli altri credano e inizino a seguire Gesù (il facilitatore pone dei teli colorati attorno a Gesù, per rappresentare queste persone).

Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Queste parole sembrano difficili… Gesù non si fida di nessuno di questi… Perché? Cosa c’è nel cuore dell’essere umano, di cui Gesù diffida?

È una parola per tutti noi… Cosa cercavano tutti quelli che seguivano Gesù? Videro segni, videro un Gesù che operò, che ha compiuto miracoli e quindi lo hanno seguito… Ma cosa si aspettavano da lui? Ancora una volta, quel potente Messia, che avrebbe restaurato il regno… Ma Gesù non era quel messia!

RISPECCHIAMENTO:

Cosa sto cercando in Gesù? Perché lo seguo? Sarà che anch’io cerco i suoi miracoli, le benedizioni, la salute, le risposte alla mia vita, o sono disposto a seguire Gesù nella sua missione fino in fondo, alla croce?

Luce nell’oscurità (Mc 9,2-10) (II Quaresima B)

Lettura del Vangelo (Mc 9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. 

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

INTRODUZIONE

Le prime due domeniche di Quaresima ci fanno passare dall’abisso delle pietre, del deserto, che rappresentiamo oggi con un telo scuro (mettere un telo scuro aperto a terra)… al monte della luce, della trasfigurazione (mettere un telo giallo sopra il telo scuro), offrendo la sintesi del percorso che ciascuno di noi deve affrontare nella sua vita spirituale: evangelizzare ogni parte oscura di noi, ogni durezza, per liberare tutta la luce che è nascosta in noi. È il cammino necessario per essere veri cristiani.

Oggi il vangelo ci invita a seguire Gesù su una montagna e a rivedere tutta la nostra vita con occhi nuovi, con una nuova luce. Seguiamo, quindi, questa storia da vicino, entrando anche noi dentro essa (togliere i teli).

PARTE 1: SEGUENDO GESÙ

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. 

1. Così come siamo

In quel tempo

Di quale tempo si tratta? In realtà, il Vangelo inizia così: sei giorni dopo. Sei giorni dopo che cosa?

Sei giorni prima sono accaduti due fatti molto importanti.

Il primo, la professione di fede di Pietro. E sappiamo che, per Marco, questo momento è fondamentale, nella struttura del suo vangelo. Fino a quel momento, Gesù non voleva che la sua identità messianica fosse diffusa, chiedeva il silenzio, il segreto… a partire da questo momento, Gesù manifesta apertamente chi è. Quindi è un momento molto importante per comprendere Gesù.

Ma, poco dopo, Gesù manifesta pienamente anche la sua missione: con il primo annuncio di passione, Gesù mostra che la sua missione deve attraversare sofferenza e dolore. Un’idea molto diversa di Messia! E Pietro non accetta questa idea… Inoltre, Gesù dà indicazioni su come seguirlo: rinunciare a se stessi e prendere la propria croce…

Ora, possiamo immaginare come la comunità dei discepoli sia rimasta scossa, e non riusciva a capire! Gesù doveva fare qualcosa che riaccendesse in essa la speranza.

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni

Gesù sceglie tre dei dodici, quelli che, fin dall’inizio, hanno avuto un’esperienza importante con Gesù. Li rappresentiamo qui: Pietro (telo rosso), Giovanni (telo azzurro), Giacomo (telo verde). Sono tre persone molto diverse… ma è interessante notare che c’è una cosa in comune tra loro, che lo stesso Marco sottolinea. Sono tre uomini con un carattere molto forte, e tutti e tre sono stati, a un certo punto del loro percorso, rimproverati da Gesù. Pietro, quando, poco prima, si mise a rimproverare Gesù; Giovanni e Giacomo, quando avrebbero voluto invocare un fuoco dal cielo perché consumasse i Samaritani:

Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Si voltò e li rimproverò (Lc 9,54-55).

Marco stesso li chiama Boanerges, figli del tuono (Mc 3,17). E sono loro quelli che chiederanno di sedere accanto a Gesù nella sua gloria (Mc 10,37), suscitando il malcontento nella comunità…

Quindi sono loro, con le loro debolezze, con i loro limiti, a seguire Gesù verso la montagna (mettete il telo rosso per simbolizzarlo, davanti ai discepoli).

RISPECCHIAMENTO:

Guardando questi personaggi, possiamo rispecchiare qualcosa di noi… Gesù non chiama i perfetti, i santi, a seguirlo, per offrire loro momenti speciali, ma chiama ciascuno con i propri limiti e le proprie debolezze. Così è con tutti noi. Anche quando non capiamo, anche quando ci arrendiamo o facciamo qualcosa che non va bene. Lui può condurci a vivere esperienze speciali. Ritrovi un’esperienza simile nella tua storia?

2. Nell’oscurità…

e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.

E inizia, quindi, questo cammino, seguendo Gesù… su una montagna alta (rappresentare la montagna con un telo marrone, più avanti rispetto al gruppo dei quattro). La strada è lunga… cosa avranno pensato, dopo tutto quello di cui hanno parlato? Come avranno vissuto questo momento? Dove pensavano che li avrebbe portati? Certamente, possiamo immaginare i loro pensieri, i dubbi, le paure, forse anche la curiosità…

RISPECCHIAMENTO:

Ti è mai capitato di seguire Gesù non comprendendo il suo piano, non comprendendo dove ti stava portando?

PARTE 2: UNA LUCE che risplende

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.

Alla fine arrivano in cima alla montagna, che, sappiamo, rappresentava il luogo simbolico della presenza di Dio. In questo luogo, Gesù viene trasfigurato… La Bibbia ci racconta che quando Mosè incontrava Dio nella tenda, quando usciva nessuno poteva guardarlo in volto da quanto risplendeva… In Gesù non solo il volto, ma tutto il suo corpo risplende, tanto che le vesti sembrano luminose…

(Mettere Gesù sulla montagna, ponendo sopra di lui un telo bianco): la trasfigurazione non è qualcosa che viene dall’esterno, ma parte dall’interno. Gesù mostra in pienezza quello che è, e ciò che l’uomo è quando è pieno della presenza di Dio!

(Il facilitatore prende il telo bianco e lo mette all’interno del telo rosso di Gesù). Questa è la realtà… e questo siamo anche noi. Dentro Gesù, e dentro di noi, c’è qualcosa di meraviglioso, prezioso… ma che di solito non mostriamo… Ci sono così tante cose che soffocano la perla preziosa che è in noi, tante maschere che ci nascondono…

RISPECCHIAMENTO:

Quali sono le maschere, i veli che coprono la tua bellezza? Cosa ti nasconde? Cosa ti impedisce di mostrare la tua luce interiore?

PARTE 3: il compimento deLLA STORIA

E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.

(Rimettere in evidenza il telo bianco che “esce” dal telo rosso di Gesù).

La montagna dove i quattro si trovano comincia a riempirsi sempre più di persone. Oltre a loro (mettere anche i tre discepoli sulla montagna) compaiono Mosè (simbolizzarlo con un telo giallo) ed Elia (simbolizzarlo con un telo dorato). Chi sono questi due personaggi? Mosè rappresenta la Legge, Elia i Profeti… Davanti ai discepoli, appare simbolicamente l’Antico Testamento, in dialogo con il Nuovo rappresentato da Gesù.

I discepoli, quindi, vedono davanti a loro l’adempimento delle promesse (o profezie), quando la Parola raggiunge la sua pienezza: Gesù dà senso a tutto, e in lui l’intero Antico Testamento è illuminato e riceve il suo significato. La loro storia, la storia del loro popolo, era radicata in quella Parola e ogni cosa con Gesù diventa chiara… Vedono come il filo della storia della Salvezza e contemporaneamente il filo rosso della loro storia (mettere un nastro rosso attorno a tutti i personaggi).

RISPECCHIAMENTO:

Quando incontriamo veramente Gesù, Egli dà luce e significato alla nostra storia intera. Riesci a vedere questo filo rosso nella tua vita? Questa unità della sua azione nella tua storia? Nel tuo passato e nel tuo presente?

PARTE 4: CERCANDO SOLUZIONI

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati..

Pietro, ancora una volta, non capisce… Ancora una volta prende il posto del tentatore…

Cosa significava fare le tende? Il popolo ebraico ha una festa, chiamata La Festa, che è la festa delle capanne. Costruiscono capanne nei campi, con la speranza che il Messia venga e rinnovi la vita del popolo. Voler costruire tende, per Pietro, significa riconoscere che Gesù è il Messia e che è venuto… vittorioso, per far rispettare la Legge…

È interessante che, secondo la cultura del tempo, quando le persone venivano nominate, quella più importante era messa al centro… nel discorso di Pietro, nel mezzo c’è Mosè… Sta sognando il futuro Messia che venga per far rispettare la Legge! Ancora una volta, questa non è la strada di Gesù. Non si mostra come Messia vittorioso, ma, come diceva poco prima, sceglie la strada della croce…

Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».

Una nuvola discende (coprire tutti i personaggi con un telo grigio chiaro). E da questa nuvola una voce, la voce del Padre… che chiede di ascoltare Gesù. Il Padre non chiede di ascoltare Mosè o Elia. Non chiede di essere perfetto seguace della Legge… ma chiede di mettersi in ascolto di Gesù: è Lui il centro…

Il verbo ascoltare è molto importante per Israele. Il popolo di Israele è il popolo dell’ascolto. Un ascolto che non solo riceve parole, ma obbedisce ad esse, mettendo in pratica la Parola. Il popolo di Israele si forma attorno a Parole, le 10 Parole che ognuno si impegna ad ascoltare e ad obbedire.

Ora le cose cambiano. C’è solo una Parola che bisogna ascoltare: Gesù Cristo. Ora tutto ciò che Dio vuole dire lo fa attraverso di lui.

RISPECCHIAMENTO:

Che cosa ascoltano le mie orecchie? Quali parole attirano la mia attenzione? A che punto è la Parola di Gesù, Gesù-Parola, nella mia vita?

 

PARTE 5: ritornando A CASA

E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

La meraviglia finisce, Mosè ed Elia scompaiono, la nuvola svanisce (togliere i teli grigio, giallo e dorato e nascondere il telo bianco della trasfigurazione ancora una volta dentro il telo rosso di Gesù)… Non ci sono più voci nel cielo, rimane la normalità. Possiamo immaginare il canto degli uccelli, il rumore del vento e lo scrosciare dei ruscelli… Tutto torna alla normalità… e Gesù è lì con loro. Lui solo… Non più luminoso, come prima… Tutto finisce, ma nulla può essere come prima. Questo ricordo rimarrà chiaro nei loro cuori, sarà la forza per affrontare ciò che li attende…

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Gesù chiede ancora una volta il silenzio, dando una scadenza: la risurrezione. Ma i tre non capiscono, capiranno solo più tardi. Ciò che videro non è stata solo una dimostrazione di Gesù. Gesù ha mostrato loro ciò che li avrebbe aspettati, ciò che è in realtà la persona umana, la pienezza che sarà vista solo dopo la morte, perché è la morte che fa esplodere appieno la vita.

RISPECCHIAMENTO:

Probabilmente anche noi abbiamo dubbi, come i tre apostoli. Cosa significa per noi tutto questo Gesù ha detto? Può darsi che tutti noi ora abbiamo una domanda nei nostri cuori, un dubbio. Lasciamo, quindi, Gesù, solo, qui in mezzo, come i discepoli lo hanno visto (togliere i teli dei discepoli), e possiamo fargli quelle domande che abbiamo in mente. Alla fine di questo incontro, potremo entrare nel nostro cuore e chiarire i dubbi che ci sono.

Vivere il tempo nuovo con Gesù (Mc 1,12-15) (I Quaresima B)

Lettura del Vangelo (Mc 1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».  

Continua a leggere

Custodire la Parola (Gv 8,51-59)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».

Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».

Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.


CUSTODIRE LA PAROLA DELL’ALTRO È AMARE…

Nella lettura di ieri Gesù chiedeva di rimanere nella sua Parola per essere suoi discepoli.

Oggi chiede di custodire la parola.

Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno

Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno

La traduzione più corretta non sarebbe osservare ma custodire, prendersi cura, non una mera osservanza di una legge. Prendersi cura perché la parola non svanisca dai loro cuori, perché rimanga salda in essi, vivendola, facendola diventare carne nella propria vita…

Due verbi, allora, per indicare cosa il vero discepolo deve fare. Ricordiamoci, infatti, che Gesù sta parlando a coloro che credettero in lui, dopo i discorsi riportati in questo capitolo 8 del vangelo di Giovanni. Gesù dà le istruzioni per chi crede in lui e vuole seguirlo, ma oggi ancora di più comprendiamo che la fede di quegli ascoltatori non era vera; infatti il dialogo si conclude con il tentativo di lapidare Gesù. Colui nel quale avevano creduto diventa colui che desiderano uccidere. E così sarà…

Ma guardiamo allo sviluppo di questo dramma. Da una parte, Gesù parlava loro come ai discepoli, a coloro che avrebbero potuto seguirlo veramente… ma il dialogo diventa sempre più una discussione: Gesù li chiama figli del demonio, e loro dicono di lui che ha un demonio. In realtà, c’è veramente la presenza del demonio, qui. Perché il demonio è il divisore, colui che divide, e la discussione si fa così difficile che alla fine voglio ucciderlo: divisione massima, che annienta l’altro, il diverso.

Gesù vorrebbe salvarli, vorrebbe far sperimentare la gioia dell’incontro con il vero volto di Dio. Promette loro che non moriranno… ma essi non accolgono il grande dono, semplicemente dicono che è impossibile. Ancora una volta, il rifiuto di una esperienza più forte che avrebbero potuto fare di Dio.

Vorrei sottolineare il dono di Gesù. Quello che sta comunicando loro è un segreto enorme, è l’intimità tra il Padre e il Figlio: Se custodirete la mia parola, non vedrete la morte. Ci mostra il segreto della vera relazione: custodire la parola di chi si ama. Gesù stesso, di fatto, dice che custodisce la parola del Padre… Io lo conosco e osservo la sua parola.

E lui non vedrà la morte, perché in lui esploderà la vita!

Ma andiamo alla nostra vita…

Il vero amore sa custodire la parola dell’altro. Se io amo l’altro, non solo ricordo quello che lui ha detto, ma anche entro in lui in modo tanto grande che, davanti a una situazione, a una scelta da fare, so che cosa l’altro direbbe, farebbe… è la vera empatia. Se amo, so ciò che l’altro penserebbe e farebbe; pensiamolo nell’esempio di una coppia di sposi che si ama…

Gesù ci mostra il segreto della vera relazione: custodire le parole dell’altro…

Tu sai custodire la parola di chi ami?


CUSTODIRE LA PAROLA DELL’ALTRO È LASCIARSI GUIDARE DALLO SPIRITO…

Ma andiamo più in profondità su questo…

Se amo, so ciò che l’altro penserebbe e farebbe; e vivo nella certezza di questo aiuto, di questa guida…

Ma questo non è forse un dono dello Spirito Santo?

Vi manderò lo spirito Consolatore, che vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto…

Gesù sta anticipando per quei “possibili discepoli” quello che succederà dopo! Quale grande amore Gesù ha avuto per loro! Lui avrebbe desiderato che loro sperimentassero questo… ma purtroppo rifiutano.

Se guardiamo a tutte le parole di questo discorso, vediamo quante cose belle Gesù ha promesso loro. Ma loro hanno rifiutato. Le parole tanto dure di Gesù arrivano proprio davanti al rifiuto. Perché rifiutare il bene grande che Gesù era venuto a portare significava avere gli occhi accecati dal maligno. Per questo Gesù dice che sono figli del demonio! E il male é così forte, in loro, che arrivano a desiderare la sua morte…

Ancora una volta torniamo alla nostra vita, per cogliere ciò che questa storia può dire anche a noi, oggi.

Anche noi abbiamo ricevuto questo grande dono, questo segreto: custodite lamia parola. Che per noi significa oggi: lasciare che il potere dello Spirito si manifesti in noi, che Lui ci ricordi le Sue parole, ma non come un vecchio libro da leggere ma come uno stimolo per il nostro agire…

Tu sai riconoscere la voce di Dio che ti guida, ti illumina nel quotidiano?


CUSTODIRE LA PAROLA È NON VEDERE LA MORTE

Ma ancora andiamo al centro di questa comunicazione di Gesù: custodire la parola significa non vedere la morte… Ma cosa significa?

Guardo nei giornali, guardo a ciò che sta succedendo in Italia e vedo, ogni giorno, 700, 800 persone morire… sarà che nessuno di questi sia stato capace di custodire la Parola? Eppure tra loro ci sono donne e uomini “santi”…

Mai come in questo tempo ognuno di noi vede tanto vicino la morte, degli altri ma anche la propria… basta un contagio…

Ma ancora una volta contempliamo, crediamo in questa Parola.

Non vedrete la mortenon sperimenterete la morte IN ETERNO, perché saprete andare oltre, oltre l’apparenza, sarete capaci di guardare alla luce, al dopo, all’eternità… supererete quell’attimo…

La morte è solo un momento. La parola più forte, che Gesù ci permette di vedere a partire dalla Pasqua, è la parola della Resurrezione. La morte non esiste più! Non vedrete la morte perché scompare subito, lasciando posto alla vita vera, la vita eterna.

Ecco che significa, per noi oggi, questa parola: vedere la morte ma già, nella fede sapere che è stata già distrutta e che tutte quelle persone sono già nella vita.

È difficile, per il credente, stare oggi davanti alla morte dei propri cari… ma, se custodiamo la sua Parola, siamo capaci di vedere, ascoltare la festa che già in cielo sta accadendo… La festa di tutti coloro che,anche davanti alla morte, hanno saputo credere fino alla fine.

Che possiamo sentire in noi questa certezza, questa verità, questa gioia profonda… perché, se non riusciamo a vivere questo, già conosciamo l’alternativa. Saremo noi a voler lapidare Dio, dicendogli che è un mentitore, perché sta permettendo tutto questo…

La vera casa (Gv 8,31-42)

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
 
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
 
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
 
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».


In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto:

Ieri il vangelo di Giovanni si concludeva con questa notizia che dovrebbe essere di gioia: A queste sue parole, molti credettero in lui. E adesso Gesù si rivolge a questi; potrebbe ringraziarli, gioire perché finalmente qualcuno rinuncia alle sue vecchie idee e abbraccia la novità che lui porta…

Ma… non è così. Gesù non si bea davanti alle conversioni, ma le mette subito alla prova. Perché non vuole persone che si mettono dalla parte di chi, in quel momento, suscita la loro stima e ammirazione, ma vuole dei discepoli, persone che non si fermano al “ricevere” quello che Gesù può dare ma si impegnano a fare come lui, ad essere come lui… a vivere quello che lui chiede di vivere. La sua Parola.

Ed ecco il primo insegnamento per i nuovi adepti: Volete essere miei discepoli, davvero? Allora rimanete nella mia parola!

«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli;

Ma quale parola? Andiamo al centro dell’insegnamento di Gesù. Una parola che dice Misericordia, amore per i piccoli, amore per la persona, che viene prima della legge… Parola che sintetizzerà da lì a poco: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri…

Ma rimanere nella parola porta alcune conseguenze:

– conoscerete la verità e

– la verità vi farà liberi.

Due frasi intrise di significato, sulle quali potremmo fermarci a riflettere a lungo. Potremmo fermarci sul conoscere, parola che in questo vangelo risuona tantissimo, o sulla verità, che proprio in questo vangelo sarà posta anche sulla bocca di Pilato: cos’è la verità?

Ma i suoi interlocutori non si fermano su nessuna di queste due parole tanto importanti, ma sulla presunzione di Gesù a proposito della libertà.

Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».

Prima cosa strana: il popolo di Dio, Israele, nasce proprio a partire dall’esperienza di liberazione dall’Egitto. È nel deserto, nella peregrinazione di 40 anni che nasce il popolo di Dio, che si impegna a vivere seguendo i comandamenti… ma erano già figli di Abramo, schiavi… Oltre a questo, hanno vissuto anche successivamente altre esperienze di schiavitù; ricordiamo la deportazione in Babilonia… In quel preciso momento, in cui avviene questo dialogo, erano assoggettati al potere romano. Cosa significa che non sono mai stati schiavi di nessuno?

In realtà, Il cuore degli israeliti era un cuore libero, nessuno poteva toglier loro l’unica libertà importante, che era il fondamento della loro vita: adorare l’unico Dio, in cui credevano, che era anche l’unico Re, e sappiamo come questa libertà in realtà era costata la vita a tanti,  soprattutto nell’epoca vicino a Gesù: quanti martiri avevano dato la vita per difendere il loro credo…

I giudei parlano di un concetto di libertà molto più vasto rispetto alla libertà nel senso fisico o politico del termine.


Ma Gesù risponde rimanendo a questo stesso livello:

Gesù rispose loro: In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.

Gesù mette in guardia dalla falsa libertà. Forse credi di essere libero, ma ne se proprio sicuro? In realtà, il peccato che hai commesso continua a stare in te, a richiamarti; ti fa sempre più egoista, sempre più chiuso in te stesso, sempre più desideroso di possesso… e non ti accorgi che questo peccato cambia, a poco a poco, il tuo modo di essere… Non sei più libero… e in fondo, non sei più libero di avere l’unico Dio come Re e Signore: il potere, il successo, te stesso diventano il tuo Re…

Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre.

Dopo 7 anni lo schiavo ebreo, che non apparteneva al nucleo familiare, veniva liberato. Non  rimaneva più in casa… Ma di che casa si tratta? Perché Gesù, che parla tanto di casa, cita ora la casa?

Se la casa è la casa di Dio, la casa del Padre, allora potremmo interpretarla così: Se tu segui il peccato, se tu ti attacchi al peccato, prima o poi non sentirai Dio il tuo Re e Signore, ma, schiavo del peccato, te ne andrai… ti libererai di Dio… ma anche Dio si libererà di te… Gesù ti può liberare dalla schiavitù e farti incontrare con il vero Dio, ti può far diventare “figlio adottivo” facendoti rimanere per sempre nella casa…

Ma possiamo anche avere un’altra interpretazione. Seguendo il brano, si parla di un’altra famiglia… nell’ultima parte del testo Gesù considera i giudei come figli del demonio… Se la casa è questa, allora il significato è ancora più forte… Finché siete schiavi, potete essere liberati, dal Figlio… ma se da schiavi diventate figli, cosa succederà?

Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

Una proposta, prima che sia troppo tardi, prima di uscire definitivamente dal rapporto pieno con Dio… quel Dio che era la vita di quel popolo… Gesù dà l’unica possibilità: la vera libertà, quella che ti fa stare per sempre nella casa di Dio, te la dà solo il Figlio…

Fermiamoci un momento… e pensiamo alla nostra vita. Sarà che tu sei veramente libero, o sei anche tu condizionato dal peccato? Qual è la casa che cerchi, che vuoi? Che Padre vuoi avere?

Gesù ci da dei criteri per la risposta:

«Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Allora la risposta è chiara. Amo Gesù? Amo la sua Parola? Allora sono nella casa del Padre. Rifiuto Gesù? Rifiuto la sua Parola? Allora forse ho già cambiato casa…

La risposta però non può essere superficiale. Certo, forse noi non cerchiamo di uccidere Gesù, ma… ne siamo poi così certi?

Forse non lo crocifiggiamo con chiodi su una croce, ma forse lo uccidiamo nei poveri che lasciamo morire per mancanza di solidarietà… Lo uccidiamo nei bambini che non facciamo nascere… Lo uccidiamo nella violenza delle guerre che finanziamo con le armi… Lo uccidiamo ogni volta che non accogliamo l’altro come diverso, e gli togliamo la libertà di essere se stesso…

La verità vi farà liberi…

Forse anche questa è una verità, che ci può sembrare scomoda. Come lo era la verità che Gesù portava a quel tempo. Ma sappiamo come porci davanti a questa verità: come discepoli, che permangono nella sua Parola, che scelgono di amare fino in fondo. Questa è l’unica strada che ci porta alla vera casa, dove il Padre ci attende. Veramente liberi.

Credere… (Gv 8,21-30)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Continua a leggere

Pietre… (Gv 8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Continua a leggere

La difficoltà di andare controcorrente (Gv 7,40-53)

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.

Continua a leggere